Torino Internazionale | Parlare del futuro

2007/2

PARLARE DEL FUTURO

Augusto Cagnardi, architetto


Fare esercizio di previsione, concentrare l'attenzione su argomenti compresi tra i programmi e le proiezioni,tra il progresso inerziale della città e le visioni, persino l'utopia impone un atteggiamento mentale di grande apertura e una convergenza di base sugli indirizzi.

Non si tratta in questa prima fase di fare progetti ma di individuare l'alveo, le tracce entro cui il futuro della città potrà favorevolmente rivolgersi integrandosi con la città esistente. Tutto ciò che è stato realizzato non è privo di errori di miopia, di visioni misurate sulle esigenze pressanti senza nulla pretendere dal futuro. Il caso della Spina è una riconosciuta eccezione. Ma tutto il piano di Torino [Piano Regolatore Generale - n.d.r.] era costretto entro confini comunali cioè confini di autonomie, spesso antagoniste.

Parlare del futuro significa anche rompere questi confini. La città ormai è molto più vasta di quanto i singoli confini comunali ammettano. L'insieme dei municipi pretende una riflessione comune ed è proprio nell'area grande il maggior deposito di risorse da valutare.

L'estensione della città, e anche di quella grande, è "finita" nelle misure territoriali e l'orografia, tra Alpi e Appennini, ben definisce un ambiente geografico misurato sui grandi assi fin dall'epoca barocca. Questo spazio è stato quasi interamente riempito secondo "misure" di natura economica e di sviluppo. Ciò che un tempo era lontano oggi è vicino. I confini sono inavvertitamente attraversati, né più si riconoscono nella città dopo il secolo dello sviluppo. Solo le montagne rappresentano limiti, non più i fiumi.

Questa è la condizione del reale su cui innestare i pensieri futuri. Le questioni da affrontare sono smisuratamente grandi. Perciò è bene convenire sugli orientamenti, prima di proseguire. Non sono utili in questa fase giudizi troppo puntuali. È bene piuttosto stabilire sintonie, concordare un orientamento comune. I dettagli prevedibili, e soprattutto l'imprevedibile, saranno più facilmente affrontati in seguito.

Tre questioni si sovrappongono nel territorio di corso Marche: la realizzazione di importanti infrastrutture (ferrovia, autostrada, viale urbano) che modificano i livelli di accessibilità della città; il recupero della periferia industriale: i vuoti rimasti sono oggi una grande risorsa; la costruzione del futuro: come orientare le scelte per conseguire un risultato paragonabile al centro di una Torino più grande costituita dai territori di più comuni.

La ferrovia (un tratto dell'Alta Capacità Torino-Lione) è tutta sotterranea e il tracciato urbano è indifferente rispetto al tracciato nelle valli. L'autostrada che interseca la tangenziale (tra Venaria e lo svincolo per Pinerolo) è sotterranea e utilizzabile anche per percorsi urbani. È anche una strada urbana veloce sotto corso Marche con cinque connessioni con la superficie. La strada in superficie (corso Marche) diventa un viale urbano alberato lungo 6,3 km tra la nuova piazza Mirafiori e il Belvedere sulla Dora.

Percorsi alternativi si proiettano oltre gli estremi connettendo il parco di Stupinigi e quello di Venaria. Gli insediamenti nuovi riguardano prevalentemente le funzioni che eccellono in Torino e che immettono un confronto con le grandi città del mondo. I settori in evidenza sono, oltre all'automobile e alla carrozzeria, l'elettronica, l'automazione e l'aerospaziale. A fianco sono allineati i settori dell'istruzione e della salute, proiettati nel mondo della ricerca. Sono le principali presenze, oltre all'arte, i musei, il cinema e il sistema finanziario e assicurativo, che la città può esaltare per le quali singolarmente può svolgere un ruolo da capitale delle produzioni, del sapere e della preparazione delle generazioni future.

Al centro del viale sull'incrocio delle ferrovie con le nuove infrastrutture sotterranee, tra la città densa e gli spazi aperti, si può innalzare un nuovo centro con funzioni articolate che, aperto alle esigenze future per le definizioni, non potrà non avere una nuova definizione di tipo urbano. Rappresenta, quasi fosse un "Capitol", il salto in avanti della città.

Compreso tra i parchi della Dora e del Sangone, il territorio si arricchisce di un parco dell'agricoltura e un parco dello sport che recuperano a condizione storica e promuovono anche l'attività fisica come generatrice dell'ambiente urbano centrale di una grande città.

I due parchi storici di Stupinigi e di Venaria, distanti circa 15 km in linea d'aria, entrano in un nuovo circuito urbano e qualificano in modo eccezionale gli estremi dell'asse di corso Marche.

In Torino sono chiaramente leggibili le grandi trasformazioni storiche. Sono talmente radicali da apparire come vere e proprie rivoluzioni urbane.

In ciascuna di esse si riconosce chiaramente la direzione aggiunta, il nuovo indirizzo,apporto della nuova epoca, il futuro perseguito.
Nello stesso tempo si scopre quanto è stato cancellato, il necessario sacrificio della struttura esistente, il modello superato rispetto alla nuova prospettiva, il prezzo da pagare nei confronti della storia precedente.

Tra queste due condizioni estreme vi è poi la trasformazione nuova, una zona intermedia in cui le due vicende si rendono compatibili l'una con l'altra. Si tratta di modificazioni minori pretese dalla città esistente, segno della continuità e della necessaria vivibilità dell'assetto urbano in ogni fase della sua evoluzione.

La vicenda storica di Torino, mai dominata da un potere politico imposto, mostra il susseguirsi di quattro vere e proprie rivoluzioni urbane. Il nuovo assetto di corso Marche con esse si deve confrontare. Vi sono tutte le potenzialità per promuovere una quinta rivoluzione urbana e metropolitana se verranno ben individuate e con coraggio e lungimiranza promosse.