Torino Internazionale | Bike sharing

2007/2

BIKE SHARING

Gabriella Bianciardi, Città di Torino


Il bike sharing, che significa bicicletta condivisa, è un servizio per mettere a disposizione una bicicletta da usare quando se ne ha bisogno, senza prenotazioni (in questo differisce dal car sharing) e senza averne la proprietà.

La base dell'idea è che la non-proprietà del mezzo può portare inattesi benefici: i principali riguardano la libertà dagli oneri di manutenzione e l'azzeramento del rischio di furto, pur avendo la disponibilità della bicicletta in qualunque momento relevandola da una rete di stazioni disseminate sul territorio, ciò che la rende un mezzo comodo per i piccoli spostamenti.

E“ soprattutto quest' ultimo elemento a caratterizzare i servizi di bike sharing che hanno avuto più fortuna (come nel caso di Lione, Vienna e Parigi): le stazioni di sosta infatti devono essere dislocate in modo che l'utente percorra al massimo 300 metri per ritirare una bicicletta o depositarla. C'è una distanza tipo, un raggio, un perimetro di riferimento medio in cui il bike sharing si rivela un servizio efficiente: questa distanza corrisponde allo spostamento medio per un ciclista non sportivo, ed equivale a 5 km circa. Secondo le stime, la stessa distanza è percorsa in media da chi si sposta in città con i mezzi pubblici o l'auto privata. Per intenderci, se noi mettessimo la punta di un compasso su piazza Castello, vedremmo che il 70% della città viene compresa in questo raggio.

Il bike sharing può avere fasce orarie differenziate, secondo le scelte delle singole amministrazioni. A Lione dura 24 ore, mentre i servizi finora attivati in Italia vengono in genere chiusi dalle 22 alle 6 del mattino. Il problema della chiusura è legato al bisogno di garantire continuamente lo standard del servizio: per mantenersi efficiente il bike sharing richiede di conoscere sempre la posizione di ogni bicicletta, per garantire la presenza di un numero di mezzi nelle rastrelliere adeguato, ma non eccessivo (i buchi sono necessari per lasciare spazio a chi deposita la bici), adoperandosi per un riaggiustamento continuo del numero attraverso l'intervento rapido di appositi furgoncini-magazzino. Questo aspetto del servizio fa ben comprendere perché il sistema di gestione, il back office, rappresenti l'elemento di maggiore complessità e costo del servizio: il controllo remoto deve gestire l'ordinario ma anche registrare la presenza di eventi particolari - uno sciopero dei mezzi pubblici, un salone - e provvedere immediatamente. In questo senso, i luoghi più complicati da gestire sono le stazioni, dove è richiesto un perfetto sincronismo con i treni: le rastrelliere devono essere piene quando arriva il treno e vuote quando parte. Per favorire il movimento continuo delle biciclette, il servizio solitamente prevede la gratuità nella prima mezzora e tariffe crescenti nei minuti successivi: lo scopo è disincentivare gli utenti a tenere la bicicletta più del tempo necessario allo spostamento.

L'amministrazione comunale di Torino ha preparato lo studio di fattibilità per realizzare un progetto pilota con 120 stazioni e 1200 biciclette a copertura della Ztl ambientale allargata, due furgoncini elettrici, il sistema di collegamento e gestione, un'officina per le riparazioni. Le localizzazioni sono state studiate su alcuni punti nevralgici per intercettare due spostamenti principali: casa/lavoro e casa/scuola; su questa base sono stati individuati i punti di arrivo di alcuni mezzi di trasporto, come metropolitana, stazioni, pullman, e poi scuole e luoghi di studio, alcuni punti turistici. Lo studio ha inoltre valutato che, una volta implementato, la gestione del servizio si può coprire con gli introiti della pubblicità. Torino sta lavorando con altri Comuni metropolitani della zona ovest che hanno già ricevuto finanziamenti su fondi strutturali europei per il bike sharing e sono interessati a rendere compatibili i rispettivi sistemi. L'idea è predisporre un bando unico, selezionando un solo sistema di gestione fra i tre al momento disponibili.

Dal punto di vista dei percorsi, Torino è una delle città con più chilometri di piste per abitanti, tanto da aver vinto il premio "Città amiche della bicicletta" nel 2006. C'è poi in atto un piano di potenziamento che arriva fino al 2010, per cui oggi si sta studiando la localizzazione delle nuove piste entro una più generale politica per scoraggiare dell'impiego dell'auto. Su questo punto l'Italia si distanzia enormemente dalla media europea, se si pensa che lo spostamento casa/lavoro e casa/scuola in Europa avviene, nel 70% dei casi, con trasporto pubblico e nel 30% con mezzi privati, ma da noi questa percentuale è ribaltata.

Man mano che aumenta il problema del congestionamento del traffico, la bicicletta diventa un mezzo di trasporto interessante e un modo serio di affrontare il problema della mobilità cittadina. Del resto, l'utilizzo dell'auto come mezzo privato comporta una serie di conseguenze, a livello ambientale e sulla qualità della vita, per troppo tempo sottovalutate. Sul primo punto, negli Usa è stato calcolato che il 40% dei prodotti petroliferi vengono impiegati per le automobili; sul secondo punto è noto che la vita sedentaria ha ricadute negative sulla salute psico-fisica delle persone. Il bike sharing è un modello di servizio che può rispondere a queste esigenze.

La prima città straniera ad adottarlo è stata Rennes, ma i casi più noti sono quello di Parigi (10.600 biciclette), inaugurato il 15 luglio scorso, e Lione, con dimensioni paragonabili a Torino (3.000 biciclette su 250 stazioni), avviato nel 2005. Qui il servizio è stato un successo anche perché il progetto è stato accompagnato con interventi per mettere in sicurezza le strade e aumentare le piste ciclabili, è stata realizzata una campagna pubblicitaria e la municipalià si è attivata per far rispettare anche alle biciclette il codice della strada, migliorando il rapporto con gli automobilisti.

A Lione la mobilità ciclabile è aumentata del 40% nei giorni feriali e l'esperienza di chi visita la città è quella di un grande numero di persone che usano questo mezzo: le biciclette sono molto riconoscibili. In Italia le realtà significative sono troppo poche per fare un paragone,a parte forse Parma e Padova, dove però la cultura della bicicletta è talmente diffusa che, secondo una leggenda metropolitana, è qui in atto una forma di bike sharing autogestito: non c'è proprietà delle biciclette e ciascuno prende quella che gli capita.

Il progetto è stato approvato con deliberazione della Giunta comunale il 20 novembre scorso. Approvata anchela partecipazione al bando regionale del progetto Bike Sharing Turistico - Savoy Greenways elaborato da Finpiemonte per realizzare un percorso turistico ciclabile attraverso le residenze sabaude di Torino fino alla Reggia di Venaria. Previste 20 ciclostazioni (18 a Torino, 2 a Venaria) per un costo stimato di 500 mila euro.


MOVIBIKE
Comuni di Collegno, Alpignano, Druento, Grugliasco, Rivoli e Venaria Reale, aderenti al Patto Territoriale della Zona Ovest di Torino - una delle zone più industrializzate e densamente popolate d'Italia, con funzioni industriali, commerciali, residenziali, e da una elevata accessibilità dovuta alla compresenza di una molteplicità di reti e sistemidi trasporto pubblico e privato - hanno in corso di realizzazione un progetto di bike sharing su area vasta, basato sui punti di interscambio fra bicicletta e metropolitana, ferrovia e automobile. La combinazione tra parcheggi di interscambio e bike sharing può in effetti rendere praticabili, adattabili e sostenibili le politiche di intermodalità, a diverse scale e con diversi assetti urbani. Particolarmente interessante la combinazione metropolitanabicicletta (attraverso il nodo di piazzale Fermi a Collegno) e ferroviaria-bicicletta (attraverso i nodi di interscambio Movicentro e parcheggi in prossimità di fermate ferroviarie). Inoltre, le biciclette pubbliche possono essere utilizzate anche per attività turistiche sul territorio (si pensi alla Reggia di Venaria o al Parco della Mandria), particolarmente in caso in cui il sistema di bike sharing sia supportato da postazioni di distribuzione e rilascio in un'area vasta e variamente interconnessa con Torino. Le biciclette di cui sarà dotato il sistema saranno complessivamente 150 e i primi interventi saranno operativi entro maggio 2007.