2009/1
PUNTI DI VISTA. LE VOCI DI 9 ARTISTI
Abbiamo chiesto a 9 artisti che abitano e lavorano a Torino un'opinione sulla fondazione di comunità per la cultura. Ci interessava sapere se uno strumento come questo sia compreso e apprezzato dai suoi potenziali beneficiari. E quali progetti o richieste gli rivolgerebbero.
GIANLUCA DI MATTEO
www.gianlucadimatteo.com
Se dovessi definire il mio lavoro con un solo aggettivo, direi "nomade", nel senso che da sempre i burattinai viaggiano per piazze, città, oltrepassano confini, instaurano intensi rapporti con le comunità che incontrano. Allo stesso tempo il mio lavoro sviluppa intense radici, dal momento che esso si basa sui racconti delle comunità: Pulcinella e i suoi canovacci sono l'esito di una tradizione orale trasmessa di bocca in bocca, di burattinaio in burattinaio, fino dal 1500. Io sono napoletano, mi sono formato alla scuola dei maestri burattinai della città in cui sono nato, ma vivo a Torino da quattro anni, città che mi ha accolto ed è una fonte continua di stimoli per il mio lavoro.
Il mio prossimo progetto riguarda proprio questo rapporto fra radicamento e migrazione; vorrei lavorare su storie della popolazione immigrata a Torino, per trasformarle in performance sfruttando la potente espressività delle tecniche del teatro di figura (burattini, teatro d'oggetti e d'ombre): stimolando il ricordo orale collettivo, vorrei dare vita a produzioni teatrali partecipate dalla comunità. In altri termini, attraverso un percorso di scoperta e creazione artistica che attinga in parte dai classici letterari, in parte dalle storie orali, mi piacerebbe dare un contributo per promuovere il rispetto delle migranze, l'integrazione. Per realizzare un progetto come questo, ciò che serve è uno spazio per allestire una casa-laboratorio dotata di un luogo per piccole rappresentazioni, un sostegno
economico per la produzione e un supporto logistico per la circuitazione degli spettacoli. Ma in generale, chi opera nel settore dello spettacolo dal vivo ha sempre bisogno di una cosa sola: diffondere il proprio lavoro con l'aiuto di organizzatori, festival, operatori culturali che credono nei suoi progetti.
GRUPPO DIOGENE
www.progettodiogene.eu
Progetto Diogene raccoglie 12 artisti che hanno deciso di condividere un luogo di osservazione, riflessione e ascolto sul mondo e sulla realtà, nella consapevolezza che solo attraverso lo scambio e il confronto tra esperienze artistiche si possa crescere. Per raggiungere questo obiettivo il gruppo ha ideato il programma di residenze e scambi internazionali Diogene Bivaccourbano, che intenderebbe riproporre ogni anno in autunno. Esso consiste nella realizzazione di una modalità abitativa essenziale - priva cioè del "superfluo", come avviene nei bivacchi montani -, inserita negli interstizi della città e abitata da un artista scelto attraverso un bando internazionale a inviti. Nel bivacco l'artista vive e lavora, osservando per un certo periodo quel pezzo di città e intessendo relazioni con la comunità. Quest'anno il bivacco è una carrozza dismessa di un tram, posta su un tratto di binario inattivo in corso Regio Parco a Torino.
L'idea generale è che sia il territorio, non solo l'artista, a beneficiare dell'iniziativa, entrando in contatto con uno strumento diretto e concreto di proposta culturale. La comunità del quartiere in cui si trova il bivacco può così conoscere l'arte contemporanea e i suoi meccanismi creativi. Per facilitare lo scambio e il lavoro artistico, nel corso dell'anno il tram sarà aperto a seminari, incontri pubblici e mostre. La fondazione di comunità sarebbe il soggetto ideale a cui proporre di cofinanziare l'attività permanente del tram, così come nuove iniziative. Ma oltre alle necessità di carattere economico, un progetto come questo ha bisogno di riconoscimenti, di condividere con la società locale e le istituzioni l'idea che l'artista svolga una professione e abbia un ruolo importante nella società, poiché contribuisce allo scambio culturale sul territorio.
PAOLO STRATTA
www.scuoladicirko.it
Ci occupiamo di circo contemporaneo da una decina d'anni, offrendo corsi di formazione professionale - rappresentiamo l'Italia nella federazione europea delle scuole professionali di circo - e corsi amatoriali annuali ed estivi per bambini, ragazzi e adulti. Inoltre creiamo e programmiamo spettacoli, rassegne, festival in cui proponiamo al pubblico nuovi linguaggi artistici. Ne è un esempio il festival Sul Filo del Circo di Grugliasco: 30 spettacoli per un mese di programmazione, 10.000 spettatori e un budget di 200.000 euro, un terzo di quel che costerebbe oltralpe, anche solo a Briançon. L'apporto alla comunità locale è evidente, la gente è entusiasta, curiosa, partecipa, i posti per i nostri corsi autunnali sono tutti esauriti. L'Estate al Cirko, una sorta di estate ragazzi presso la nostra scuola, è un vero successo, le famiglie arrivano anche da 50 chilometri per lasciare i figli nel parco culturale Le Serre di Grugliasco, dove ha sede la scuola e dove i ragazzi tra 6 e 15 anni trascorrono la giornata, immersi nella natura, imparando le più antiche o innovative tecniche circensi: la giocoleria, l'equilibrio, la clowneria, l'acrobatica, le discipline aeree.
Siamo una ventina a lavorare tra insegnanti, staff, direzione, comunicazione e amministrazione. Il nostro progetto - ci stiamo lavorando da tempo - si chiama PasseparCirque, un vero e proprio polo di circo, dove si fa formazione, si producono rassegne e festival, si ospitano artisti, è disponibile un centro di documentazione ed ha residenza una compagnia. Per completare il progetto ci manca un tassello: la creazione di una compagnia professionale, un collettivo artistico di circo contemporaneo. Al momento abbiamo le risorse per arrivare alla "puntata zero", cioè la creazione di una compagnia composta da sei artisti polivalenti, per due terzi provenienti dalla scuola e un terzo da Chambery, e la produzione del primo spettacolo. Dopo, per vivere la compagnia avrà bisogno di produrre, co-produrre e far circuitare gli spettacoli. In generale, di cosa abbiamo bisogno? Risorse economiche, spazi e la possibilità di partecipare ai programmi internazionali di life long learning.
NIETZSCHE FABRIK
www.nietzschefabrik.com
Nietzsche Fabrik è un'idea maturata da un gruppo di artigiani e artisti dalle sensibilità affini. Accomunati da identiche passioni per la qualità del lavoro, la ricerca e la sperimentazione, hanno deciso di condividere uno spazio fisico nella splendida cornice del parco del Meisino in zona Sassi, in un edificio del 1919 dove un tempo si costruivano pneumatici, ai piedi di Superga e a bordo Po. Qui, in via Nietzsche 171, oggi ciascuno ha la propria attività - dalla lavorazione del legno a quella del ferro, dall'impiantistica elettrica e illuminotecnica alle decorazioni di superfici, fino alla produzione artistica pura - ed ogni giorno vive ed opera tra sinergie e stimoli, collaborazioni e produzioni. Dallo spirito che li ha uniti è nata nell'autunno 2007 l'associazione culturale Nietzsche Fabrik, il lato non profit del gruppo, voluta per organizzare ed ospitare eventi di musica, arte, design. Così i luoghi di produzione si possono trasformare per una serata in ambienti di socializzazione e aggregazione, contenitori di esposizione e ricerca artistica.
A partire dalla matrice artigiana dei fondatori, il grande cortile e i bassi fabbricati diventano museo, locale notturno, piazza, teatro, auditorium, sala conferenze, caffè nel verde. Tutto ciò si fa per il gusto di coinvolgere energie e idee, misurarsi, allargare visioni, approfondire potenzialità e conoscenze, favorire reti e relazioni, aprirsi all'esterno essendo sempre più gruppo. È questo il cuore dell'ultimo progetto, T con Zero. Dieci artisti provenienti da varie parti d'Italia hanno vissuto e lavorato all'interno dello spazio per giorni e settimane, interpretandolo e fondendo la loro ricerca artistica con la struttura e le competenze dei residents, per produrre insieme ad essi dieci opere presentate al pubblico in una serata inaugurale e performativa di grande successo e soddisfazione. Lo sforzo ideativi e organizzativo è grande perché i progetti sono complessi, ma al momento è tutto lavoro volontaristico, fatto nei ritagli di tempo o nel tempo rubato alla propria attività. La fondazione di comunità potrebbe dare più respiro, solidità e continuità ai progetti, permettendo ai soci di avvalersi di aiuto operativo e competenze specifiche esterne.
ANDREA MAGGIORA
www.merkurio.org
Sono convinto che la comunità abbia bisogno di colmare la distanza che si è creata tra artista e fruitore, e che il rigido rituale del concerto abbia ormai limitato la risposta dello spettatore. La musica d'arte ha spesso trascurato il pubblico, considerando il suo interlocutore principale una ristretta comunità di estimatori con poche opportunità di rinnovamento. Invece, rispondere ai reali bisogni del pubblico è importante almeno quanto essere capace di suscitarne di nuovi. Assistere a un concerto implica diversi livelli di lettura dello spettacolo, i quali sono frutto dei tanti strati di conoscenza ed emozione accumulati nel proprio vissuto culturale. Perciò mi piace pensare che un progetto che faccia leva sulla musica possa alimentare connessioni ed emozioni a diversi livelli, diventando punto di partenza per ulteriori approfondimenti e curiosità.
Il progetto che presenterei alla fondazione di comunità per la cultura riguarda la creazione di spazi e opportunità di cooperazione tra compositori, musicisti, operatori e pubblico. Penso a un sistema di residenze musicali, situato nei contenitori prestigiosi già esistenti in città e area metropolitana, dove giovani compositori, artisti internazionali e musicisti torinesi possano creare e presentare nuove opere, frutto di una collaborazione. Penso anche a luoghi che sappiano creare nuove forme di coinvolgimento e comunicazione con il pubblico degli spettatori, proponendo un cartellone ricco di incontri e concerti.
DARIO LA STELLA
www.senzaconfinidipelle.com
Il maggior limite dello spettacolo dal vivo è di rivolgersi a una élite di estimatori invece che al grande pubblico. Il teatro non ha saputo innovare il proprio linguaggio, lasciando che si formasse una cesura tra grande pubblico e pubblico colto, a causa di spettacoli troppo difficili da comprendere, spesso noiosi e autocelebrativi. Al contrario, sarebbe importante riportare il teatro al suo antico ruolo di oratore delle dinamiche politiche e sociali, capace di usare un linguaggio diretto e chiaro, fuori dai contesti protetti degli spazi teatrali e disponibile a uscire negli spazi aperti, per garantire una fruibilità allargata.
Per concretizzare queste istanze sto lavorando a un progetto dal titolo Annibale. Si tratta di una parataevento che si snoda da Porta Nuova a piazza Castello sviluppando il tema dell'arrivo a Torino di Annibale con gli elefanti, simbolo della migrazione dal Nord Africa. Nel progetto, gli elefanti sono interpretati dagli escavatori, che in questi anni stanno rimettendo a nuovo la città, costruendo quartieri e infrastrutture. Mi piacerebbe ideare uno spettacolo con un grande numero di interpreti, attori, musicisti e danzatori di diverse etnie, e farne un evento interessante per i media, con un forte impatto pubblicitario per la città e i partner coinvolti - le imprese edili, per esempio.
GIULIA CAIRA
www.giuliacaira.com
La fondazione di comunità per la cultura potrebbe ricoprire un ruolo di intermediario fra l'artista e la comunità, sviluppando una propria capacità di accogliere e valutare proposte e progetti. In un sistema virtuoso, l'artista avrebbe la possibilità - e sarebbe spinto a farlo - di entrare in relazione con un mondo più vasto di quello, ristretto, dell'arte contemporanea; al tempo stesso la comunità locale potrebbe trarre vantaggio dall'arte come risorsa che contribuisce a migliorare la qualità urbana e la qualità della vita. Il fine a cui, in generale, la cultura dovrebbe sempre tendere. Per spiegare cosa intendo, posso citare le quattro opere realizzate col progetto di riqualificazione del quartiere Mirafiori, Nuovi Committenti, curato dal gruppo di critiche a.titolo.
Nel corso di questo progetto, attraverso un sistema di discussioni e incontri, gli abitanti di quartiere sono stati coinvolti nel processo di produzione artistica di un'opera capace di soddisfare i propri bisogni. Inoltre, uno dei maggiori problemi dell'arte contemporanea in Italia è il fatto che lo sviluppo del settore è affidato a poche gallerie private e ad istituzioni pubbliche che raramente sono disponibili ad accogliere progetti dei singoli artisti nazionali. I privati agiscono per lo più in network privilegiando gli artisti provenienti dalla stessa rete o promuovendo l'opera di artisti internazionali. Il settore pubblico, invece, ha sviluppato strumenti promozionali specificamente rivolti all'arte giovane (per artisti sotto i 35 anni), ma oltre tale soglia non esistono soluzioni di sostegno per progetti giunti a uno stadio più maturo.
AMBRA SENATORE
www.ambrasenatore.com
Come danzatrice e autrice, portando in scena progetti che si rivolgono a un pubblico, mi interessa che lo spettacolo sia vissuto come un'esperienza partecipata, collettiva. Troppo spesso osservo che i fruitori degli spettacoli siamo noi addetti ai lavori, e questo per me non ha senso. È come trovarsi di fronte a una classe teatrante chiusa in se stessa. Mi pare importante che i cittadini più facoltosi
mettano a disposizione anche degli altri le loro risorse, sostenendo e promuovendo la cultura, che è un bene fondamentale per la società. L'ignoranza non può che generare e perpetuare disagio. Naturalmente l'investimento degli enti pubblici per la cultura è molto importante e non deve essere sostituito, ma gli si può affiancare anche l'investimento privato. È fondamentale che le risorse investite siano gestite molto bene, che se ne verifichino direzioni e risultati. Uno strumento come la fondazione di comunità mi pare possa lavorare efficacemente garantendo continuità e trasparenza nel sostegno alla cultura e alla creatività.
La dimensione della comunità, cioè del territorio su cui la fondazione opera, mi sembra molto interessante. Personalmente, sto portando avanti un progetto per aprire il più possibile lo spettacolo alla comunità, a partire dal processo creativo. Ciò che va in scena, in effetti, non è che una tappa di un processo lungo e stimolante. Immagino alcuni momenti in cui la compagnia che lavora alla creazione di uno spettacolo apra le prove e la discussione a gruppi di cittadini. Ritengo interessante far partecipare al processo di creazione artistica persone che svolgono un lavoro - e conducono una vita - lontana dalla dimensione teatrale, occasioni per consentire ai non-artisti
di entrare concretamente in contatto con chi lavora professionalmente a una produzione. Partecipare al processo di creazione artistica offre la possibilità di convivere e confrontarsi con meno pregiudizi e più ascolto dell'altro. Il teatro è una sorta di modellino della società e dei suoi meccanismi, delle sue frizioni, di legami e allontanamenti, ed io ho fiducia che una comunità coinvolta in un processo creativo divenga più capace di comprendere e apprezzare le differenze, anche nei normali rapporti sociali e di vita quotidiana.
FORNASIERO LA MENDOLA
www.indyca.it
Siamo un gruppo di ragazzi che condividono la stessa passione per il cinema e l'audiovisivo. Lavoriamo insieme da 3 o 4 anni, realizzando documentari e cortometraggi. Nel nostro lavoro è fondamentale lavorare in gruppo per realizzare progetti interessanti, per sperimentare e innovare. La nostra idea è creare una sorta di network tra artisti, mettere insieme persone con ruoli e profili professionali e culturali diversi, ma complementari. I canali per entrare in contatto con queste persone sono molteplici: la banca dati di Film Commission, gli ex compagni dell'Università che frequentano gli stessi ambienti, le conoscenze personali, le collaborazioni attivate dalla nostra società con gli atenei, Università e Politecnico, ma anche Accademia di belle arti e Conservatorio, e ancora i festival, concorsi, meeting.
Al momento stiamo lavorando al progetto Echi, un cortometraggio sugli effetti speciali, che coinvolge una ventina di studenti del corso di laurea in Ingegneria del cinema del Politecnico di Torino, che l'ha finanziato. Grazie al progetto questi studenti potranno assistere i professionisti in tutte le fasi di lavorazione, dalla preproduzione alle riprese, e maturare un'esperienza diretta sul campo. Due ingredienti fondamentali - l'apprendistato e la conoscenza di professionisti - per cominciare a lavorare in questo settore perché chi esce dall'università non ha esperienze pratiche e tanto meno contatti. Inoltre questo permette ai professionisti di entrare in contatto con giovani talenti, veri detentori di nuove idee. Alla fondazione di comunità chiederemmo di poter dare continuità a questa esperienza.
Abbiamo chiesto a 9 artisti che abitano e lavorano a Torino un'opinione sulla fondazione di comunità per la cultura. Ci interessava sapere se uno strumento come questo sia compreso e apprezzato dai suoi potenziali beneficiari. E quali progetti o richieste gli rivolgerebbero.
GIANLUCA DI MATTEO
www.gianlucadimatteo.com
Se dovessi definire il mio lavoro con un solo aggettivo, direi "nomade", nel senso che da sempre i burattinai viaggiano per piazze, città, oltrepassano confini, instaurano intensi rapporti con le comunità che incontrano. Allo stesso tempo il mio lavoro sviluppa intense radici, dal momento che esso si basa sui racconti delle comunità: Pulcinella e i suoi canovacci sono l'esito di una tradizione orale trasmessa di bocca in bocca, di burattinaio in burattinaio, fino dal 1500. Io sono napoletano, mi sono formato alla scuola dei maestri burattinai della città in cui sono nato, ma vivo a Torino da quattro anni, città che mi ha accolto ed è una fonte continua di stimoli per il mio lavoro.
Il mio prossimo progetto riguarda proprio questo rapporto fra radicamento e migrazione; vorrei lavorare su storie della popolazione immigrata a Torino, per trasformarle in performance sfruttando la potente espressività delle tecniche del teatro di figura (burattini, teatro d'oggetti e d'ombre): stimolando il ricordo orale collettivo, vorrei dare vita a produzioni teatrali partecipate dalla comunità. In altri termini, attraverso un percorso di scoperta e creazione artistica che attinga in parte dai classici letterari, in parte dalle storie orali, mi piacerebbe dare un contributo per promuovere il rispetto delle migranze, l'integrazione. Per realizzare un progetto come questo, ciò che serve è uno spazio per allestire una casa-laboratorio dotata di un luogo per piccole rappresentazioni, un sostegno
economico per la produzione e un supporto logistico per la circuitazione degli spettacoli. Ma in generale, chi opera nel settore dello spettacolo dal vivo ha sempre bisogno di una cosa sola: diffondere il proprio lavoro con l'aiuto di organizzatori, festival, operatori culturali che credono nei suoi progetti.
GRUPPO DIOGENE
www.progettodiogene.eu
Progetto Diogene raccoglie 12 artisti che hanno deciso di condividere un luogo di osservazione, riflessione e ascolto sul mondo e sulla realtà, nella consapevolezza che solo attraverso lo scambio e il confronto tra esperienze artistiche si possa crescere. Per raggiungere questo obiettivo il gruppo ha ideato il programma di residenze e scambi internazionali Diogene Bivaccourbano, che intenderebbe riproporre ogni anno in autunno. Esso consiste nella realizzazione di una modalità abitativa essenziale - priva cioè del "superfluo", come avviene nei bivacchi montani -, inserita negli interstizi della città e abitata da un artista scelto attraverso un bando internazionale a inviti. Nel bivacco l'artista vive e lavora, osservando per un certo periodo quel pezzo di città e intessendo relazioni con la comunità. Quest'anno il bivacco è una carrozza dismessa di un tram, posta su un tratto di binario inattivo in corso Regio Parco a Torino.
L'idea generale è che sia il territorio, non solo l'artista, a beneficiare dell'iniziativa, entrando in contatto con uno strumento diretto e concreto di proposta culturale. La comunità del quartiere in cui si trova il bivacco può così conoscere l'arte contemporanea e i suoi meccanismi creativi. Per facilitare lo scambio e il lavoro artistico, nel corso dell'anno il tram sarà aperto a seminari, incontri pubblici e mostre. La fondazione di comunità sarebbe il soggetto ideale a cui proporre di cofinanziare l'attività permanente del tram, così come nuove iniziative. Ma oltre alle necessità di carattere economico, un progetto come questo ha bisogno di riconoscimenti, di condividere con la società locale e le istituzioni l'idea che l'artista svolga una professione e abbia un ruolo importante nella società, poiché contribuisce allo scambio culturale sul territorio.
PAOLO STRATTA
www.scuoladicirko.it
Ci occupiamo di circo contemporaneo da una decina d'anni, offrendo corsi di formazione professionale - rappresentiamo l'Italia nella federazione europea delle scuole professionali di circo - e corsi amatoriali annuali ed estivi per bambini, ragazzi e adulti. Inoltre creiamo e programmiamo spettacoli, rassegne, festival in cui proponiamo al pubblico nuovi linguaggi artistici. Ne è un esempio il festival Sul Filo del Circo di Grugliasco: 30 spettacoli per un mese di programmazione, 10.000 spettatori e un budget di 200.000 euro, un terzo di quel che costerebbe oltralpe, anche solo a Briançon. L'apporto alla comunità locale è evidente, la gente è entusiasta, curiosa, partecipa, i posti per i nostri corsi autunnali sono tutti esauriti. L'Estate al Cirko, una sorta di estate ragazzi presso la nostra scuola, è un vero successo, le famiglie arrivano anche da 50 chilometri per lasciare i figli nel parco culturale Le Serre di Grugliasco, dove ha sede la scuola e dove i ragazzi tra 6 e 15 anni trascorrono la giornata, immersi nella natura, imparando le più antiche o innovative tecniche circensi: la giocoleria, l'equilibrio, la clowneria, l'acrobatica, le discipline aeree.
Siamo una ventina a lavorare tra insegnanti, staff, direzione, comunicazione e amministrazione. Il nostro progetto - ci stiamo lavorando da tempo - si chiama PasseparCirque, un vero e proprio polo di circo, dove si fa formazione, si producono rassegne e festival, si ospitano artisti, è disponibile un centro di documentazione ed ha residenza una compagnia. Per completare il progetto ci manca un tassello: la creazione di una compagnia professionale, un collettivo artistico di circo contemporaneo. Al momento abbiamo le risorse per arrivare alla "puntata zero", cioè la creazione di una compagnia composta da sei artisti polivalenti, per due terzi provenienti dalla scuola e un terzo da Chambery, e la produzione del primo spettacolo. Dopo, per vivere la compagnia avrà bisogno di produrre, co-produrre e far circuitare gli spettacoli. In generale, di cosa abbiamo bisogno? Risorse economiche, spazi e la possibilità di partecipare ai programmi internazionali di life long learning.
NIETZSCHE FABRIK
www.nietzschefabrik.com
Nietzsche Fabrik è un'idea maturata da un gruppo di artigiani e artisti dalle sensibilità affini. Accomunati da identiche passioni per la qualità del lavoro, la ricerca e la sperimentazione, hanno deciso di condividere uno spazio fisico nella splendida cornice del parco del Meisino in zona Sassi, in un edificio del 1919 dove un tempo si costruivano pneumatici, ai piedi di Superga e a bordo Po. Qui, in via Nietzsche 171, oggi ciascuno ha la propria attività - dalla lavorazione del legno a quella del ferro, dall'impiantistica elettrica e illuminotecnica alle decorazioni di superfici, fino alla produzione artistica pura - ed ogni giorno vive ed opera tra sinergie e stimoli, collaborazioni e produzioni. Dallo spirito che li ha uniti è nata nell'autunno 2007 l'associazione culturale Nietzsche Fabrik, il lato non profit del gruppo, voluta per organizzare ed ospitare eventi di musica, arte, design. Così i luoghi di produzione si possono trasformare per una serata in ambienti di socializzazione e aggregazione, contenitori di esposizione e ricerca artistica.
A partire dalla matrice artigiana dei fondatori, il grande cortile e i bassi fabbricati diventano museo, locale notturno, piazza, teatro, auditorium, sala conferenze, caffè nel verde. Tutto ciò si fa per il gusto di coinvolgere energie e idee, misurarsi, allargare visioni, approfondire potenzialità e conoscenze, favorire reti e relazioni, aprirsi all'esterno essendo sempre più gruppo. È questo il cuore dell'ultimo progetto, T con Zero. Dieci artisti provenienti da varie parti d'Italia hanno vissuto e lavorato all'interno dello spazio per giorni e settimane, interpretandolo e fondendo la loro ricerca artistica con la struttura e le competenze dei residents, per produrre insieme ad essi dieci opere presentate al pubblico in una serata inaugurale e performativa di grande successo e soddisfazione. Lo sforzo ideativi e organizzativo è grande perché i progetti sono complessi, ma al momento è tutto lavoro volontaristico, fatto nei ritagli di tempo o nel tempo rubato alla propria attività. La fondazione di comunità potrebbe dare più respiro, solidità e continuità ai progetti, permettendo ai soci di avvalersi di aiuto operativo e competenze specifiche esterne.
ANDREA MAGGIORA
www.merkurio.org
Sono convinto che la comunità abbia bisogno di colmare la distanza che si è creata tra artista e fruitore, e che il rigido rituale del concerto abbia ormai limitato la risposta dello spettatore. La musica d'arte ha spesso trascurato il pubblico, considerando il suo interlocutore principale una ristretta comunità di estimatori con poche opportunità di rinnovamento. Invece, rispondere ai reali bisogni del pubblico è importante almeno quanto essere capace di suscitarne di nuovi. Assistere a un concerto implica diversi livelli di lettura dello spettacolo, i quali sono frutto dei tanti strati di conoscenza ed emozione accumulati nel proprio vissuto culturale. Perciò mi piace pensare che un progetto che faccia leva sulla musica possa alimentare connessioni ed emozioni a diversi livelli, diventando punto di partenza per ulteriori approfondimenti e curiosità.
Il progetto che presenterei alla fondazione di comunità per la cultura riguarda la creazione di spazi e opportunità di cooperazione tra compositori, musicisti, operatori e pubblico. Penso a un sistema di residenze musicali, situato nei contenitori prestigiosi già esistenti in città e area metropolitana, dove giovani compositori, artisti internazionali e musicisti torinesi possano creare e presentare nuove opere, frutto di una collaborazione. Penso anche a luoghi che sappiano creare nuove forme di coinvolgimento e comunicazione con il pubblico degli spettatori, proponendo un cartellone ricco di incontri e concerti.
DARIO LA STELLA
www.senzaconfinidipelle.com
Il maggior limite dello spettacolo dal vivo è di rivolgersi a una élite di estimatori invece che al grande pubblico. Il teatro non ha saputo innovare il proprio linguaggio, lasciando che si formasse una cesura tra grande pubblico e pubblico colto, a causa di spettacoli troppo difficili da comprendere, spesso noiosi e autocelebrativi. Al contrario, sarebbe importante riportare il teatro al suo antico ruolo di oratore delle dinamiche politiche e sociali, capace di usare un linguaggio diretto e chiaro, fuori dai contesti protetti degli spazi teatrali e disponibile a uscire negli spazi aperti, per garantire una fruibilità allargata.
Per concretizzare queste istanze sto lavorando a un progetto dal titolo Annibale. Si tratta di una parataevento che si snoda da Porta Nuova a piazza Castello sviluppando il tema dell'arrivo a Torino di Annibale con gli elefanti, simbolo della migrazione dal Nord Africa. Nel progetto, gli elefanti sono interpretati dagli escavatori, che in questi anni stanno rimettendo a nuovo la città, costruendo quartieri e infrastrutture. Mi piacerebbe ideare uno spettacolo con un grande numero di interpreti, attori, musicisti e danzatori di diverse etnie, e farne un evento interessante per i media, con un forte impatto pubblicitario per la città e i partner coinvolti - le imprese edili, per esempio.
GIULIA CAIRA
www.giuliacaira.com
La fondazione di comunità per la cultura potrebbe ricoprire un ruolo di intermediario fra l'artista e la comunità, sviluppando una propria capacità di accogliere e valutare proposte e progetti. In un sistema virtuoso, l'artista avrebbe la possibilità - e sarebbe spinto a farlo - di entrare in relazione con un mondo più vasto di quello, ristretto, dell'arte contemporanea; al tempo stesso la comunità locale potrebbe trarre vantaggio dall'arte come risorsa che contribuisce a migliorare la qualità urbana e la qualità della vita. Il fine a cui, in generale, la cultura dovrebbe sempre tendere. Per spiegare cosa intendo, posso citare le quattro opere realizzate col progetto di riqualificazione del quartiere Mirafiori, Nuovi Committenti, curato dal gruppo di critiche a.titolo.
Nel corso di questo progetto, attraverso un sistema di discussioni e incontri, gli abitanti di quartiere sono stati coinvolti nel processo di produzione artistica di un'opera capace di soddisfare i propri bisogni. Inoltre, uno dei maggiori problemi dell'arte contemporanea in Italia è il fatto che lo sviluppo del settore è affidato a poche gallerie private e ad istituzioni pubbliche che raramente sono disponibili ad accogliere progetti dei singoli artisti nazionali. I privati agiscono per lo più in network privilegiando gli artisti provenienti dalla stessa rete o promuovendo l'opera di artisti internazionali. Il settore pubblico, invece, ha sviluppato strumenti promozionali specificamente rivolti all'arte giovane (per artisti sotto i 35 anni), ma oltre tale soglia non esistono soluzioni di sostegno per progetti giunti a uno stadio più maturo.
AMBRA SENATORE
www.ambrasenatore.com
Come danzatrice e autrice, portando in scena progetti che si rivolgono a un pubblico, mi interessa che lo spettacolo sia vissuto come un'esperienza partecipata, collettiva. Troppo spesso osservo che i fruitori degli spettacoli siamo noi addetti ai lavori, e questo per me non ha senso. È come trovarsi di fronte a una classe teatrante chiusa in se stessa. Mi pare importante che i cittadini più facoltosi
mettano a disposizione anche degli altri le loro risorse, sostenendo e promuovendo la cultura, che è un bene fondamentale per la società. L'ignoranza non può che generare e perpetuare disagio. Naturalmente l'investimento degli enti pubblici per la cultura è molto importante e non deve essere sostituito, ma gli si può affiancare anche l'investimento privato. È fondamentale che le risorse investite siano gestite molto bene, che se ne verifichino direzioni e risultati. Uno strumento come la fondazione di comunità mi pare possa lavorare efficacemente garantendo continuità e trasparenza nel sostegno alla cultura e alla creatività.
La dimensione della comunità, cioè del territorio su cui la fondazione opera, mi sembra molto interessante. Personalmente, sto portando avanti un progetto per aprire il più possibile lo spettacolo alla comunità, a partire dal processo creativo. Ciò che va in scena, in effetti, non è che una tappa di un processo lungo e stimolante. Immagino alcuni momenti in cui la compagnia che lavora alla creazione di uno spettacolo apra le prove e la discussione a gruppi di cittadini. Ritengo interessante far partecipare al processo di creazione artistica persone che svolgono un lavoro - e conducono una vita - lontana dalla dimensione teatrale, occasioni per consentire ai non-artisti
di entrare concretamente in contatto con chi lavora professionalmente a una produzione. Partecipare al processo di creazione artistica offre la possibilità di convivere e confrontarsi con meno pregiudizi e più ascolto dell'altro. Il teatro è una sorta di modellino della società e dei suoi meccanismi, delle sue frizioni, di legami e allontanamenti, ed io ho fiducia che una comunità coinvolta in un processo creativo divenga più capace di comprendere e apprezzare le differenze, anche nei normali rapporti sociali e di vita quotidiana.
FORNASIERO LA MENDOLA
www.indyca.it
Siamo un gruppo di ragazzi che condividono la stessa passione per il cinema e l'audiovisivo. Lavoriamo insieme da 3 o 4 anni, realizzando documentari e cortometraggi. Nel nostro lavoro è fondamentale lavorare in gruppo per realizzare progetti interessanti, per sperimentare e innovare. La nostra idea è creare una sorta di network tra artisti, mettere insieme persone con ruoli e profili professionali e culturali diversi, ma complementari. I canali per entrare in contatto con queste persone sono molteplici: la banca dati di Film Commission, gli ex compagni dell'Università che frequentano gli stessi ambienti, le conoscenze personali, le collaborazioni attivate dalla nostra società con gli atenei, Università e Politecnico, ma anche Accademia di belle arti e Conservatorio, e ancora i festival, concorsi, meeting.
Al momento stiamo lavorando al progetto Echi, un cortometraggio sugli effetti speciali, che coinvolge una ventina di studenti del corso di laurea in Ingegneria del cinema del Politecnico di Torino, che l'ha finanziato. Grazie al progetto questi studenti potranno assistere i professionisti in tutte le fasi di lavorazione, dalla preproduzione alle riprese, e maturare un'esperienza diretta sul campo. Due ingredienti fondamentali - l'apprendistato e la conoscenza di professionisti - per cominciare a lavorare in questo settore perché chi esce dall'università non ha esperienze pratiche e tanto meno contatti. Inoltre questo permette ai professionisti di entrare in contatto con giovani talenti, veri detentori di nuove idee. Alla fondazione di comunità chiederemmo di poter dare continuità a questa esperienza.
IN QUESTO NUMERO
- Filantropia dell'arte
- In Italia si festeggiano 20 anni
- Un'enfasi mal posta
- Il piacere del filantropo
- Un'ampia scelta di fondi
- Benefici fiscali per i donatori
- Per un modello torinese...
- Sharing philanthropic experiences
- La comunità di Mirafiori
- Giovani che finanziano giovani
- Best practice
- Le voci di 9 artisti

