Torino Internazionale | Le carte in regola per fare l'Europa del diritto

2004/3

LE CARTE IN REGOLA PER FARE L'EUROPA DEL DIRITTO
Mario Dogliani, Preside Facoltà di Giurisprudenza, Torino

L'argomento di una costituzione per l'Europa ha formato oggetto di una discussione sterminata fra i giuristi prima, durante e dopo i lavori della Convenzione. Non si sfugge però all'impressione che complessivamente la comunità scientifica abbia discusso sottovalutando il problema se esista e come debba configurarsi il sistema politico sottostante che dovrà reggere la costituzione europea. Un mix di massimalismo giuridico e di mimimalismo politico che - come è stato osservato da alcuni - ha condotto alla proclamazione dell'urgenza di una costituzione e al contempo alla disattenzione verso i problemi di sistema socio-politico.

Meritava (e merita tuttora) chiedersi se esista un embrione di sistema politico europeo conducendo un'analisi più attenta sulle tendenze che è possibile ravvisare nei sistemi politici nazionali. Questa esigenza non rappresenta certo una forma nascosta di euroscetticismo basato sugli egoismi nazionali, ma nasce - se si vuole, in negativo - dalla consapevolezza che è ingenuo intendere la costituzione come il coronamento del diritto europeo che si è andato stratificando negli ultimi cinquanta anni circa e che ora si vorrebbe riunificare in principi enunciati in una carta costituzionale.

Se si vuole che l'effettività di una costituzione europea sia riconosciuta (ed interiorizzata) dai cittadini europei, titolari dei diritti di partecipazione ai procedimenti rappresentativi che producono gli atti della volontà generale, allora tale riconoscimento presuppone l'effettivo ed efficace operare di un potere rappresentativo modernamente articolato in un sistema di partiti: in un sistema di "famiglie politiche" di dimensioni europee, che - proprio perché in via di faticosa costruzione - merita l'attenzione degli studiosi.

Detto altrimenti: se la costituzione europea non deve essere tale solo perché è stata riconosciuta dalle "piccole patrie" e dai gruppi di interesse, l'unico antidoto sta nell'intensità delle passioni politiche e nella loro capacità di darsi una dimensione europea. Torino - nella cui Facoltà di Giurisprudenza, con Pasquale Stanislao Mancini è nato il diritto internazionale otto-novecentesco, fondato sul principio di nazio-nalità, proprio quel diritto che oggi stiamo faticosamente e radicalmente cambiando; con Gaetano Mosca è nata, dal diritto costituzionale, la scienza politica e, con Norberto Bobbio e Renato Treves dalla filosofia politica è nata la sociologia del diritto - può divenire uno dei luoghi privilegiati per promuovere gli studi necessari sull'intreccio fra costituzione europea e sistema politico che la regge.

Un altro dato è certo: il motore dell'unificazione si è articolato. Quello originario, schumanniano - che nel frattempo si è trasformato nella consapevolezza di "non farcela da soli" a navigare nel mare dei mercati internazionali - guida ancora l'allargamento al mondo slavo, che occorre favorire. Ma accanto a questa spinta all'unificazione (tra na-zioni che furono, e non vogliono più essere, irriducibili nemiche, come è stato tra la Francia e la Germania e come ora è, appunto, tra il mondo tedesco e quello slavo), i rapporti con i paesi del Mediterraneo e con il mondo islamico (compreso quello dell'immigrazione) sono l'espressione di frontiere esterne all'Unione ed al contempo interne ai paesi che la costituiscono, con la conseguenza che la costruzione di una costituzione europea deve tenere conto anche delle identità di (nuovi) gruppi sociali.

Proprio perché Torino è sempre stata una porta verso la Francia ed il mondo francofono e Parigi è per eccellenza il luogo in Europa di studio e meditazione dell'Islam e sull'Islam, si profila per la nostra città una nuova occasione per sviluppare ed organizzare una rifles-sione scientifica sulle frontiere che - in modo inedito rispetto al passato - circondano ed attraversano l'Europa. Il che ovviamente non significa trascurare l'elaborazione e la sistematizzazione del diritto dell'UE e delle sue ricadute sui diritti nazionali, e l'organizzazione di un livello internazionale di insegnamento e aggiornamento continuo, ma solo sottolineare come, accanto a questa importantissima funzione, Torino potrebbe dare un contributo specifico per l'approfondimento delle tematiche poste al crocevia tra scienze normative e scienze empiriche del diritto e della politica europei.