Torino Internazionale | Costituzione europea e decentramento politico

2004/3

COSTITUZIONE EUROPEA E DECENTRAMENTO POLITICO
Stefano Piperno, Istituto di ricerche Economico Sociali del Piemonte

Il recente progetto di costituzione europea, se recepito dai vari Stati, consoliderà il processo di sovra-nazionalizzazione delle politiche pubbliche in atto da diversi anni. Ma cosa accadrà per le politiche dei governi regionali e locali? Al trasferimento di poteri e di competenze dagli stati a Bruxelles è corrisposto un trasferimento di poteri e competenze dagli Stati ai livelli decentrati di governo?
A livello aggregato i principali indicatori - ad esempio, il peso delle spese e delle entrate delle amministrazioni locali sul totale delle amministrazioni publiche - segnalano una crescita del livello di decentramento nei paesi dell'UE, a partire dalla metà degli anni Ottanta. Tuttavia si tratta di un profilo di analisi che andrebbe approfondito per almeno tre ordini di considerazioni.

Innanzi tutto, l'eliminazione delle barriere alla competizione nella Unione Europea ha investito anche le amministrazioni locali, che hanno sperimentato direttamente gli effetti della riduzione dei vincoli alla mobilità dei fattori produttivi. Non è un caso che il paradigma competitivo sia letteralmente esploso nel dibattito sulle politiche locali di sviluppo, in particolare per le aree urbane. Tra i fattori di forza e di debolezza dei territori compare quindi a pieno titolo l'efficienza delle amministrazioni locali nella fornitura di beni pubblici. Per queste ragioni la gran parte dei paesi dell'Unione ha avviato coerenti riforme dei rispettivi sistemi di governo locale, dirette a migliorarne le prestazioni, potenziandone il ruolo politico e ampliandone i poteri.

In secondo luogo, anche se il trattato di Maastricht e la recente proposta di costituzione lasciano la più ampia autonomia nei singoli Stati per organizzare il proprio sistema di governo territoriale (a parte il riconoscimento del principio di sussidiarietà rispetto agli stati nazionali per le politiche dell'Unione), le politiche regionali (fondi strutturali) a partire dal 1988 e la successiva creazione del Comitato delle Regioni nel 1994 hanno potenziato in misura significativa il ruolo delle regioni. Questi soggetti (definiti come il terzo livello dell'UE) hanno avuto una progressiva legittimazione internazionale, pur nell'assenza di un concetto unitario di regione che offrisse un punto di riferimento di fronte all'eterogeneità delle strutture amministrative regionali degli stati membri. Le politiche strutturali dell'UE sono state esplicitamente rivolte a favorire lo sviluppo degli enti e delle identità regionali, tanto che in alcuni sistemi l'ordinamento regionale è stato potenziato o creato ex novo anche per adattarsi meglio alle direttive comunitarie. Questo è quanto avvenuto in paesi come l'Italia, il Regno Unito, la Spagna e la Francia, l'Irlanda, la Finlandia e la Grecia, mentre nei paesi dell'Europa centro orientale, recentemente entrati nella UE, c'è stata una vera e propria corsa alla creazione di organismi intermedi, definiti Regioni, da considerare in futuro come interlocutori per la gestione dei fondi strutturali.
Infine, vi è una motivazione di tipo "indiretto". Il decentramento politico, se accoppiato al decentramento dei poteri tributari, costituisce uno strumento efficace per controllare la spesa pubblica e la sua efficienza. Ad esempio, in Italia, la necessità di rispettare i parametri di Maastricht ha certamente contribuito alla ricostituzione di un sostanziale potere tributario delle regioni e degli enti locali, riducendo l'anomalia del modello italiano basato su un sistema prevalentemente di finanza derivata.

Nel complesso, si può affermare che l'Unione Europea ha stimolato il processo di decentramento politico, in particolare per la creazione di un livello regionale. Ciò sta però creando, o è destinato a creare, delle tensioni tra Regioni e istituzioni elettive, di livello superiore (amministrazioni centrali) e inferiore (enti locali), in particolare negli Stati con ordinamento unitario. Il ruolo del terzo livello deve ancora assestarsi nell'Unione Europea.
Ugualmente, ci si potrebbe chiedere se, oltre a stimolare il decentramento politico, il processo di unificazione costituirà o meno una spinta verso una maggiore convergenza dei sistemi di governo locale in Europa. ╚ un altro punto da inserire nell'agenda delle riflessioni del prossimo futuro.