2004/1
LA CITTÀ SENZA FILI
Carlo Ratti, Direttore SENSEable City Laboratory al MIT di Boston
Una ragnatela. Anzi, una matassa sfilacciata e spugnosa piena di spazi amorfi interconnessi. È questa la visione degli uffici del futuro secondo i progettisti olandesi Nox, esposta fino a qualche settimana fa al Centre Pompidou di Parigi. Sarà davvero così? Forse no. Ma è vero che nel nostro modo di lavorare sono in corso cambiamenti radicali. Secondo Francis Duffy, ai vertici di una multinazionale che si occupa della progettazione di spazi innovativi per uffici e docente al MIT di Boston: "Si tratta di una vera e propria rivoluzione". Le ragioni sono legate allŽavanzata tecnologica. QuarantŽanni fa, per lavorare al computer, era necessario rintanarsi in uno stanzone, di solito seminterrato e ingombro di macchinari mainframe, e passare lunghe ore a maneggiare schede perforate. Le caratteristiche dellŽambiente di lavoro erano dettate dalle necessità della macchina, a cui gli utenti dovevano adeguarsi. Provando a dare un peso alle varie componenti nella progettazione di quello spazio si potrebbe quantificare così: esigenze tecnologiche 90%, esigenze umane 10%.
Dieci anni fa la situazione era cambiata: il computer si era ridotto a un desktop torreggiante, corredato da una tastiera e da un voluminoso monitor piazzato sulla scrivania. Gli utenti avevano conquistato un ambiente di lavoro più piacevole, pur essendo sempre legati a una postazione fissa. Con equanimità si potrebbe congetturare: esigenze tecnologiche 50%, esigenze umane 50%. La situazione oggi è di nuovo in rapido cambiamento: moltissime persone ormai lavorano su computer portatili (le vendite mondiali hanno superato di recente quelle di apparati fissi), spesso utilizzando collegamenti a internet senza fili di tipo wi-fi (wireless fidelity). Dispongono quindi di una notevole flessibilità e mobilità. In teoria si potrebbe azzardare: esigenze tecnologiche 10%, esigenze umane 90%.
EŽ quello che vediamo tutti i giorni al MIT. LŽuniversità ha lanciato qualche anno fa un programma estensivo per lŽutilizzazione del wi-fi. Ogni angolo del campus è ormai coperto da questo servizio e i risultati sono sorprendenti: mentre è diminuita la popolarità dei tradizionali spazi di lavoro, come i famigerati stambugi studenteschi, è aumentato lŽaffollamento di altre zone dellŽuniversità, soprattutto le più piacevoli come il caffè o le scalinate auliche prospicienti il fiume Charles, regolarmente colonizzate come spazi di studio e di ricerca. Tentando unŽestrapolazione, si potrebbe dire che la tecnologia sta portando una maggior flessibilità nellŽorganizzazione del lavoro e che ciò si sta ripercuotendo sullŽarchitettura dei nostri uffici e delle nostre città. In che modo? Gli spazi di lavoro stanno diventando più flessibili (almeno in questo caso la parola flessibilità ha una connotazione positiva e non è sinonimo di precarietà!) con meno aree individuali e più zone informali di interazione. Di nuovo Francis Duffy: "Pochi decenni fa gli spazi comuni nelle strutture per uffici non superavano il dieci per cento del totale. Oggi siamo già al cinquanta per cento".Una configurazione che promuove al tempo stesso lŽinterazione e lo scambio di idee allŽinterno di unŽorganizzazione e una migliore utilizzazione del costruito.
Stesso discorso per la città. Da quando la catena di caffè americani Starbucks ha deciso di fornire connessioni a internet senza fili, molti suoi locali si stanno convertendo in propaggini lavorative dei quartieri adiacenti. Mentre lŽinstallazione di un nodo wi-fi sperimentale a Bryant Park, New York, ha permesso di trasformare questo spazio verde in una piacevole estensione allŽaria aperta degli uffici circostanti, compatibilmente con il pessimo clima della regione.
Dal punto di vista urbano si tratta di dinamiche interessanti, visto che consentono un miglior sfruttamento degli spazi cittadini mediante la sovrapposizione di attività diverse: le aree che una volta erano utilizzate solo in periodi limitati della giornata, come lŽintervallo di pranzo, ora diventano attive tutto il giorno. Gli studiosi più visionari, mettendo insieme questi cambiamenti con quelli prodotti dal lavoro a distanza, si spingono fino a vagheggiare la ricomposizione delle antiche separazioni fra città dormitorio e città della produzione tipiche dellŽera industriale. O a profetizzare un nuovo idillio basato sulla riconciliazione fra tempo libero e lavoro. Un intento encomiabile, sempre che non sia questŽultimo a fagocitare il primo.
IN QUESTO NUMERO
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- La città senza fili
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- Inaspettatamente al centro dell'Europa
- Trasformare la crisi in opportunità
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