Torino Internazionale | Il problema č il concetto

2006/1

IL PROBLEMA Č IL CONCETTO
Intervista a cura di Federica Maino


L'architetto Kiefer è una donna inconfondibilmente rossa. Scuote la folta capigliatura, si mostra fiera di sé, ride fragorosamente. Indossa una lunga giacca nera e siede composta fino al momento in cui potrà iniziare la sua lezione. Riceve l'invito del Comitato Valdo Fusi perché è uno dei cinque architetti che hanno superato la selezione popolare per il progetto di riqualificazione dell'omonimo Piazzale, pertanto Gabriele G. Kiefer è venuta a Torino per presentare il suo lavoro e le sue idee.
La sua presentazione è una lezione accademica sull'architettura del paesaggio in cui descrive analiticamente la realtà multiforme di questa disciplina e quel che si capisce è che il paesaggio per la tedesca Kiefer è come un organismo umano: un insieme complesso di variabili da conoscere in profondità se si vuole intervenire per migliorare la qualità di vita.

Lei sostiene l'importanza di prevedere come può invecchiare un progetto. Questa attenzione al mutamento dei luoghi ha sempre fatto parte dei principi del suo lavoro?
La progettazione degli spazi pubblici urbani funziona se considera da un lato le preesistenze, ma dall'altro lato se è aperta al futuro, poiché soltanto in questo modo si può creare un sistema stabile e funzionante. In ogni caso, la cosa più importante è che questo sia un sistema aperto, pronto a ricevere stimoli, adattandosi ai cambiamenti funzionali e sociali, pronto a rispondere alle esigenze di individui eterogenei. Un luogo che invecchia bene è un luogo che offre a ogni generazione quello che cerca, senza far dimenticare quello che ha dato.

Oggi che ha potuto esaminare il luogo del progetto, quale diagnosi si sente di fare del Piazzale Valdo Fusi?
Il mio primo problema è capire il concetto che sta alla base di questo spazio, pertanto oggi mi sono confrontata con la sua morfologia, ragionando sulle scelte progettuali che sono state fatte. In secondo luogo c'è il tema dell'uso (fruizione): oggi era una bellissima giornata, abbiamo passeggiato in diverse piazze e constatato che in giro vi erano molte persone. Il Piazzale Valdo Fusi, però, era vuoto: naturalmente io non posso ancora sapere quale sia il problema, ma devo presumere che l'assenza di persone è un indizio che qualcosa nella piazza non funziona. Anche i materiali con cui è stata costruita mi interessano. Ho potuto constatare che le piazze torinesi sono generalmente costruite molto bene, hanno una maestria alle base, eppure il Piazzale Valdo Fusi manca un po' di qualità costruttive: è nuovo ma sembra già vecchio.
In quanto architetto del paesaggio provo sempre a capire i luoghi e questo luogo non sono ancora riuscita ad afferrarlo. Se potessi capirlo direi che è fantastico.

Nei suoi progetti è posta più attenzione alle geometrie e ai cromatismi architettonici, piuttosto che agli elementi vegetali. Può spiegarci questa sua scelta stilistica?
La prima domanda da porsi non è quanto verde è necessario, ma di che cosa ha bisogno uno spazio. Nei miei progetti, io adotto un approccio che cerca anzitutto di svelare l'identità dello spazio, pertanto io intendo gli elementi vegetali come una delle componenti progettuali da scegliere in funzione dell'identità del luogo. Non si tratta quindi tanto di una scelta stilistica, ma contestuale, anche forzata dal fatto che questi progetti si situano solitamente in ambito metropolitano e i comuni hanno sempre meno possibilità di mantenere progettazioni vegetali rigogliose. Se trovassi un luogo che richiede soltanto elementi vegetali sarei molto felice di cimentarmi.

Il processo progettuale per la rigenerazione di uno spazio urbano deve secondo lei tenere conto dell'opinione pubblica? Lei personalmente ha avuto occasioni per sperimentare la progettazione partecipata?
In Germania la partecipazione dei cittadini ai progetti urbani ha assunto un ruolo crescente negli ultimi anni. Personalmente ho sperimentato più volte questo modo di procedere e constato che l'accettazione e l'identificazione da parte dei cittadini è, al termine di questo tipo di progetti, più alta, al punto che vandalismo e scarsa pulizia, che sono problemi frequenti nelle realtà metropolitane, tendono a diminuire poiché i residenti sentono la proprietà degli spazi.
A Lipsia per il Lene-Voigt-Park, dopo aver vinto un concorso e aver reso pubblico il mio intervento, ho discusso la proposta in una fase pre-progettuale con la cittadinanza che ha portato opinioni e esperienze personali che hanno modificato l'intervento. In quell'occasione sono stati organizzati anche dei workshop con i bambini per comprendere meglio le loro esigenze, costruendo modelli in scala 1:10 di oggetti che essi avrebbero voluto vedere realizzati sull'area di progetto. Quando due bambini hanno espresso il desiderio di poter andare con otto amici su uno scivolo, in base a questo modello sono stati creati scivoli speciali. Infine sono stati organizzati anche dei campi estivi dove giovani provenienti dal mondo intero hanno aiutato a costruire il parco. Questa pianificazione partecipata ha avuto risultati molto incoraggianti, diventando un progetto pilota per futuri interventi.
Un altro esempio di questo tipo è stato il concorso per la Noeldnerplatz a Berlino di cui sono stata membro della giuria. Il concorso era strutturato in due fasi: dopo la consegna di elaborati pre-progettuali da parte degli architetti, si è tenuta un'assemblea cittadina in cui ognuno ha potuto esprimere liberamente critiche e consigli. I progettisti non erano presenti, ma la giuria ha ricevuto un imput decisivo per comprendere quali progetti godessero della fiducia dei cittadini. In un secondo tempo, la giuria ha trasmesso le informazioni per iscritto agli architetti: la stesura dei progetti della seconda fase in tal modo ha tenuto conto delle realtà locali e degli interessi cittadini.
Un altro tipo di concorso, in tre fasi, è stato quello per la Piazza della Fiera (Messeplatz) di Basilea, dove un membro della giuria era il rappresentante di un comitato cittadino e, in ogni fase, incontrava i residenti per ridiscutere le proposte progettuali sottoposte. Il risultato è che la giuria aveva un contatto indiretto con i cittadini grazie a un loro rappresentante e il grado di accettazione del progetto vincitore è stato alla fine molto alto.

Intervista realizzata nel corso dell´incontro ad Atrium per il Comitato Valdo Fusi, il 13 marzo 2006.


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