Torino Internazionale | La città degli scacchi

2004/3

LA CITTÀ DEGLI SCACCHI
Alberto Papuzzi, Giornalista

Le ragioni per cui Torino ospiterà nel 2006 oltre alle Olimpiadi della Neve anche le Olimpiadi degli Scacchi (dal 20 maggio al 4 giugno) possono essere legate alle coincidenze più raffinate, come il fatto che alla Biblioteca Reale sia conservato uno dei più preziosi testi dedicati al gioco: il codice pergamenaceo ‹Partite de gioco de Scacchi› del secolo XV, con frontespizi miniati, pagine manoscritte e diagrammi scacchistici. Oppure si consideri l'origine piemontese del domenicano fra' Jacopo da Cessole, autore in epoca medievale del trattato ‹De ludo scachorum›, che era in realtà un libro di morale, con ammaestramenti esemplificati da situazioni scacchistiche. In ogni caso, il Piemonte e Torino hanno avuto un ruolo rilevante nella storia italiana del nobile gioco, fra il Seicento e il Settecento: nella capitale sabauda furono scritti e stampati i primi trattati scacchistici di autori italiani, fra cui il ‹Libro nel quale si tratta della Maniera di Giuocar‘a Scacchi›, di Horatio Gianutio, sulle regole delle partite, e il citatissimo e ammirato ‹I Campeggiamenti degli Scacchi›, di Francesco Piacenza, sulla disciplina di attacchi e difese, e sui giocatori italiani dell'epoca.


Più ancora di questi precedenti sparsi nella storia, potrebbe contare l'immagine architettonica e urbanistica della città, con le sue famose corrispondenze ortogonali, non a caso evocata metafisicamente nelle rappresentazioni di De Chirico o Casorati: per un giocatore di scacchi non è così strano vedere riflesso l'impianto di una scacchiera, con le traverse e le colonne, nel mondo torinese, "nelle sue piazze geometriche e nei suoi viali ripetitivi" (La donna della domenica) o nell'organizzazione per campate perfettamente perpendicolari delle sue ex fabbriche. Naturalmente, nel caso, la letteratura conforta, da Giuseppe Giacosa a Italo Calvino; ma ancora più probante è l'attualità, se si tiene presente che il campione italiano di scacchi in carica è un giocatore torinese: Spartaco Sarno.


Tuttavia, se dalle influenze impalpabili si passa ai dati concreti, difficile dubitare che a fare premio sia stato il nesso utilitaristico fra Olimpiadi della Neve e Olimpiadi degli Scacchi: il colossale programma di opere in cantiere metterà a disposizione dell'appuntamento scacchistico una città attrezzata e collaudata per ospitare grandi eventi. Si calcola che alle Olimpiadi di Scacchi parteciperanno circa 150 federazioni, almeno 1700 giocatori, attorno probabilmente ai cinquecento giornalisti, con una ventina di milioni di contatti Internet. È una scadenza indiscutibilmente inferiore a quella dei giochi invernali, per giro di interessi, per dimensione del pubblico, per spettacolarità e per fruibilità, però ha il vantaggio di mettere effettivamente alla prova la capacità di Torino, grazie al 2006, di diventare un luogo ideale per accogliere e far conoscere, in giro per il mondo, avvenimenti culturali, dai congressi ai convegni, dalle mostre alle fiere, a tutti i casi in cui una cultura - artistica, industriale, professionale o sportiva - organizza occasioni di confronto e di esibizione. Si potrebbe dire che le Olimpiadi della Neve chiudono un percorso, le Olimpiadi degli Scacchi ne aprono uno nuovo.