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La torinesità secondo Benessia

la Repubblica - 01/06/10

«Territorialità, o torinesità se si preferisce, vuol dire capacità di attrarre e di far crescere risorse giovani e capaci, da inserire nei vari settori rilevanti per lo sviluppo, esclusivamente in base al merito. Nessuno spirito di rivendicazione, quanto piuttosto la volontà di far valere le competenze, le qualità intellettuali e professionali, che sono la sola modalità con la quale un territorio, Torino compresa, può ottenere la sua riconoscibilità e il suo status di attore non comprimario». Parole di Angelo Benessia, presidente della Compagnia di San Paolo.

Che aggiunge: «L´idea di territorialità, concetto che mi pare più appropriato del riferimento a un´inafferrabile torinesità, per come viene declinata dalla Compagnia nel suo agire, non solo attraverso le erogazioni all´istruzione, alla ricerca, alla sanità, ma anche attraverso la politica degli investimenti, a partire da quello, strategico in Banca Intesa, coincide semplicemente con l´orientamento prioritario alla promozione dello sviluppo del territorio. Territorio nel senso più ampio, che beninteso ha in Torino la sua capitale e il suo centro. Dunque radicare e promuovere le condizioni per lo sviluppo del territorio in Piemonte e in particolare a Torino: questa è la sola idea di territorialità che teniamo presente. Il valore della territorialità non può e non deve mai entrare in conflitto con il prioritario interesse alla stabilità e alla crescita di quella che è la prima banca del Paese quanto a estensione della rete. Perché solo in un grande gruppo bancario che si rafforza e cresce con successo, possono realizzarsi appieno anche le legittime aspirazioni territoriali, a partire da quelle torinesi». Poi Benessia interpreta l´invito del governatore Draghi «a sollevare lo sguardo al di sopra dei campanili»: «Il che non significa abdicare alle prerogative di avere in ambito torinese i centri direzionali previsti negli accordi di fusione, ma piuttosto saper superare le logiche localiste nelle scelte dei vertici aziendali, avendo come solo obiettivo l´interesse della banca. Che è il centro motore dello sviluppo del territorio, delle imprese, delle famiglie che ne sono l´espressione».

Già, la banca. «Noi non gestiamo la partecipazione bancaria come farebbe una qualsiasi holding finanziaria - aggiunge Benessia -. La nostra ragione d´essere è un´altra. Noi abbiamo come missione scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico dell´area. È perseguendo questi obiettivi che, per esempio, abbiamo dato lavoro a circa 200 giovani ricercatori nel campo delle tecnologie dell´informazione o che, con un altro accordo che coinvolge i tre atenei piemontesi e stanzia 50 milioni in tre anni, eviteremo la fuga di cervelli, anzi proveremo ad attrarne dall´estero» continua Benessia. Ma l´attenzione alla missione guida della fondazione, non distoglie dall´altro ruolo che la fondazione è chiamato a svolgere: «garantire la stabilità della banca partecipata, un valore da perseguire come una priorità». Una dichiarazione che sembra fare a pugni con quella che ha conquistato le pagine dei giornali nei resoconti dell´audizione di Benessia in Comune giusto una settimana fa: «Ne lungo periodo potremo restituire interamente al mercato il controllo e la gestione delle banche, con l´uscita definitiva delle fondazioni che devono continuare a fare il mestiere di erogatori del terzo settore». Oggi il numero uno della Compagnia liquida con l´aiuto di Keynes il lungo periodo («Nel lungo periodo saremo tutti morti») e poi insiste nel spiegare come sia impensabile che il primo azionista di Intesa Sanpaolo si disimpegni dal suo ruolo «in un momento di crisi come quello attuale». E poi rimanda al punto tre del suo intervento in Comune, nel passaggio in cui sostiene che «stabilità della banca e coesione fra le fondazioni sono i canoni guida posti alla base dell´agire della Compagnia in qualità di azionista». Dunque, la fondazione, non uscirà dalla prima banca italiana, né adesso, né, probabilmente, nel medio-lungo periodo. Ma quel lancio di agenzie (Benessia: le fondazioni? Meglio che restino fuori dalle banche) ha acceso un dibattito (con una sottolineabile diversità di vedute tra Corrado Passera ad della superbanca e il neo presidente Andrea Beltratti che, proprio ieri ha esordito ufficialmente nel Gotha bancario, parlando dopo il governatore). Anche in Piemonte, una delle regioni con il maggior numero di fondazioni bancarie del Paese.

Pier Paolo Luciano

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