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Il nostro futuro

la Repubblica - 01/07/10

«Vogliamo tenere desta l´attenzione del mondo nei confronti della scienza. Che non è solo cultura, ma anche qualcosa di più: è il nostro futuro. Per questo abbiamo organizzato l´Euroscience Open Forum: vogliamo avvicinare il grande pubblico e renderlo consapevole che i temi scientifici possono essere affrontati anche senza una formazione particolarmente approfondita in chissà quali campi esoterici». È stato il professor Enrico Predazzi a voler fortemente portare all´ombra della Mole l´edizione 2010 dell´Esof, la rassegna che si svolge ogni due anni in Europa. Ci è riuscito, ha lavorato sodo come presidente del comitato organizzatore e ora è pronto a gustarsi l´evento.

Professore, qual è il programma di questi sei giorni all´insegna della scienza?
«Ce n´è più di uno. Si parte da quello strettamente scientifico, che rimane il nocciolo della manifestazione e che consiste in una serie di incontri e conferenze di massimi esperti di vari settori. E si arriva al science to business, che mette in contatto la scienza con il mondo dell´impresa e al carrier program, dedicato ai giovani studiosi sotto i 35 anni. Quest´ultimo per esempio comprende il Pizza with the prof: ogni giorno tre tavolate di studenti universitari e delle superiori potranno gustare una pizza e chiacchierare con i premi Nobel e gli esperti di altissimo calibro che parteciperanno a Esof».

E per i non addetti ai lavori?
«C´è il Science in the city, che comprende una serie di iniziative rivolte a un pubblico ampio. Abbiamo scelto la via della commistione con il mondo dello spettacolo per avvicinare anche coloro che normalmente non seguirebbero una conferenza scientifica. Per farlo abbiamo "arruolato" divulgatori di valore come Piero Angela, Mario Tozzi o lo stesso Piergiorgio Odifreddi».

Perché tutto questo avviene proprio a Torino?
«Perché siamo riusciti a creare una squadra organizzativa valida, in grado di organizzarlo, e un partner come la Compagnia di San Paolo che ci ha aiutato molto, non solo dal punto di vista economico. E anche perché questa regione ha da sempre una fortissima vocazione per le attività scientifiche. Basti pensare a quanti scienziati sono stati frutto di questa terra, da Avogadro a Lagrange a Galileo Ferraris».

Quante persone coinvolgerà l´Esof?
«Ci aspettiamo 3.500-4.000 partecipanti ai nostri convegni, provenienti da 82 paesi diversi. Senza contare gli eventi per il grande pubblico: il panorama è veramente ricco, tra tutti i vari eventi c´è l´imbarazzo della scelta e noi speriamo di poter cogliere l´interesse di almeno 50 mila persone».

Qual è la caratteristica che rende l´EuroScience Open Forum così particolare?
«Il fatto di non essere un congresso di tipo disciplinare, che ad esempio raccoglie solo fisici, o solo matematici. Al contrario, è una manifestazione dove ogni persona che ama la scienza intesa in senso generico ha la possibilità di avere una panoramica aggiornata sulla situazione attuale di tutte le altre materie. Io per esempio sono un fisico e andrò sicuramente a sentire Anton Zeilinger che parla di teletrasporto, ma anche Elena Cattaneo che spiega le ultime novità in fatto di staminali».

Chi si perderà l´edizione 2010 come può rimediare?
«Dovrà attendere quella del 2012 che si svolgerà a Dublino. Dopo le edizioni di Esof sta diventando un´iniziativa sempre più importante a livello europeo. Si è partiti con Stoccolma, poi Monaco, Barcellona e adesso tocca a Torino. Passata questa edizione, temo che avremo scarse possibilità di rivedere qualcosa del genere in tempi vicini».

Stefano Parola

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