Torino Internazionale | Stampa

Stampa

Dal Politecnico allo spazio. Un satellite targato Torino

La Stampa - 12/07/10

Il Politecnico di Torino ritenta la sua avventura tra le stelle. E anche questa volta lo fa con un oggetto piccolo per dimensioni ma grande come idea e come impegno. Un nuovo tentativo per lanciare nello spazio un piccolo satellite interamente costruito da un team dell’ateneo torinese guidato dal professor Sergio Chiesa. «Il precedente tentativo del 2006 - spiega l’ingegner Sabrina Corpino, torinese e responsabile del nuovo satellite battezzato e-st@r (educational satellite @ politecnico di torino) - fallì per un guasto al razzo russo che ne tentò l’invio in orbita. Per e-st@r potremo invece disporre di Vega, il nuovo razzo europeo il cui lancio inaugurale avverrà, salvo rinvii, a febbraio 2011». E forse era destino che dovesse essere proprio il Vega a lanciare il mini-satellite, già pronto in uno dei laboratori del Dipartimento di Ingegneria Aeronautica e Spaziale del Politecnico.

Anche il nuovo razzo è nato a Torino, all’inizio degli anni Novanta, da un gruppo di ingegneri Fiat Avio. Ora il programma, divenuto a tutti gli effetti dell’Agenzia Spaziale Europea, si avvia al battesimo spaziale e l’Esa, per festeggiare il primo volo, ha offerto la possibilità di ospitare in cima al razzo Vega satelliti costruiti da studenti e ricercatori di alcune università europee. In orbita quindi, con l’effigie dell’ateneo torinese, andrà e-st@r, piccolo satellite frutto della volontà di far sentire la voce di Torino e del Poli nell’ambito di progetti internazionali tecnologicamente e scientificamente avanzati.

E-st@r, è un cubo di 10 centimetri di lato, pesa solo un chilogrammo ma è carico di circuiti, batterie e di tutti i sistemi che dovranno garantire lo svolgimento della missione una volta in orbita: «L’obiettivo principale - spiega l’ingegner Corpino - è proprio quello di sperimentare sistemi semplici ed economici per controllare l’assetto orbitale grazie a degli attuatori magnetici, che permetteranno al piccolo satellite di muoversi sui tre assi, cioè beccheggio, rollio e imbardata. Un test che se avrà successo potrebbe essere impiegato per le future generazioni di piccoli satelliti dedicati a scopi scientifici e applicativi».

Il cubo «orbitante», verrà collocato su un’orbita ellittica, con il punto più vicino alla Terra ad una quota di 350 chilometri, e il più lontano a 1,447, questo gli permetterà di essere «captato», 6-7 volte al giorno dalle antenne di terra del Politecnico e da una stazione radioamatoriale nei pressi di Bra. «Di fatto, e-st@r rientra nella categoria dei nano satelliti - spiega la giovane ingegnere torinese -, ovvero satelliti molto piccoli ed economicamente sostenibili, ma comunque affidabili, che possono semplificare l’accesso allo spazio e consentire di “sperimentare in orbita” anche a chi non potrebbe mai permettersi di affrontare i costi di un programma spaziale tradizionale. E’ un progetto che rappresenta una bella sfida tecnica e di collaborazione tra studenti e ricercatori del Politecnico, reso possibile anche dal sostegno delle aziende piemontesi che hanno fornito gran parte degli equipaggiamenti di bordo».

Il precedente fallimento dunque non ha affatto spento il sogno «stellare» del team del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale del Politecnico di Torino, «anzi - conclude Corpino -, ci ha spinti a ritentare, a cogliere una nuova occasione, sia pure con poche, ma utili risorse, per ricominciare con un satellitino tutto nuovo e ancora più avanzato».

Antonio Lo Campo

Ricerca Tematica

Ricerca libera

/ /