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Dopo il basket, a rischio anche i "master games"

La Stampa - 14/07/10

E due. Persa l’Eurolega - la Champions League del basket, volata a Barcellona per mancanza di fondi - ieri Torino si è trovata a fare i conti con un altro evento in pericolo: i World Masters Games, una sorta di olimpiade per atleti con più di 40 anni. L’edizione del 2013, l’ottava, è stata assegnata al capoluogo piemontese. Guai a sottovalutare i giochi dei «nonni». Non saranno blasonati, ma hanno numeri pesanti: 35 mila atleti (all’ultima edizione, nel 2009 a Sidney, in rappresentanza di 95 paesi) paganti, perché le gare hanno un costo per chi partecipa, molti si portano appresso le famiglie e pernottano negli hotel a proprie spese. Insomma, un evento che, secondo i più ottimisti, potrebbe generare ricadute per cento milioni di euro, portando in città non meno di 50-60 mila persone. Il tutto con 15 milioni di investimento: 5 stanziati dal governo, 5 derivanti dalle iscrizioni degli atleti, uno dagli sponsor e 4 dagli enti locali.

Ecco il nodo. Qualche settimana fa il sindaco Sergio Chiamparino, parlando con il vicepresidente del Cio Mario Pescante, è stato chiaro: «Con la situazione economica generale, e a maggior ragione con la manovra finanziaria imposta dal governo, io non me la sento di impegnare un milione». Un altro milione dovrebbe arrivare dalla Provincia, che però nicchia; gli ultimi due dalla Regione, che ieri - per bocca dell’assessore allo Sport Cirio - ha confermato l’impegno. Se dovessero venire a mancare i fondi, addio Masters Games e una bella penale da pagare. C’è un contratto, firmato da Mercedes Bresso; stracciarlo costerebbe quasi 4 milioni. E li dovrebbe pagare la Regione.

C’era una volta una città che rincorreva i grandi eventi, faceva a gara per intercettarli, li esibiva come stellette su una divisa. Oggi sembra esserci una città che li scansa, quasi ne ha paura, soffocata dalla crisi. C’era un sistema che andava oltre Torino: la metropoli era sede di grandi eventi, ma alle spalle aveva un blocco di enti che li rendeva possibili. Con l’Eurolega sarebbe dovuta andare così: Torino - intesa come amministrazione comunale - non era coinvolta come finanziatore, se non come parte di Italia 150. È andata che abbiamo dovuto passare la mano, perché le richieste della federazione internazionale di basket erano eccessive rispetto alle nostre possibilità.

Ci sono stati anni in cui il sistema ha funzionato, anche quando Regione e Comune erano amministrati da giunte di diverso colore. C’è stata un’epoca in cui Torino si è trovata a fare i conti con l’eredità olimpica, ha dovuto cominciare a stringere i cordoni della borsa, e la Regione è corsa in suo soccorso. Con Traffic è andata così: in Regione si sono fatti carico dei 6-700 mila euro che Palazzo Civico non era più in grado di garantire. Quel meccanismo virtuoso, ora che la crisi si è fatta generalizzata, sembra essersi inceppato. «Purtroppo la situazione è complicata», riflette l’assessore torinese alla Cultura Fiorenzo Alfieri. «Gli stanziamenti regionali sulla cultura sono stati dimezzati in corso d’opera già sul 2010, con eventi organizzati. Speriamo di non dover rinunciare ad altre manifestazioni».

Forse è cambiato anche il clima, l’atteggiamento. C’è stato un tempo in cui si spendeva, anche molto, anche quando i soldi non c’erano, sicuri che la bontà dell’evento - e le ricadute d’immagine - li avrebbero fatti arrivare. Ora non più: «È impensabile credere di poter sostenere un’iniziativa senza avere certezza di quanto costerà», spiega l’assessore regionale alla Cultura Michele Coppola. La giunta Cota ha seguito fin da subito un’impostazione chiara: zero rischi, si finanzia solo se ci sono già i soldi in cassa. È mutata una filosofia. Difficile dire chi abbia ragione.

Emanuela Minucci, Andrea Rossi

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