Torino Internazionale | Stampa

Stampa

Consumi in picchiata. Meno carne in tavola

La Stampa - 23/07/10

Quel po’ di ottimismo che a fine 2009 si era insinuato nelle famiglie piemontesi è svanito con l’arrivo della primavera. Lo dice una accurata ricerca dell’Osservatorio del Nord-Ovest su crisi e consumi. In autunno il 41 per cento degli interpellati si aspettava che l’andamento dell’economia migliorasse sei mesi più tardi il 36%; a ottobre temeva un peggioramento il 24,8 a marzo il 27,9.

A spegnere le speranze in una ripresa sono arrivate, secondo i ricercatori, le notizie dalla Grecia, il clima di austerità avviato dai governi, i segnali poco incoraggianti sul sistema Paese. Fatto sta che con l’ottimismo sono scemati anche i consumi calati. Il 50,4 per cento dei piemontesi ha ridotto la quantità di almeno un alimento tra pane, pasta, carne, verdura. E il 13,6 ha dovuto peggiorare anche la qualità. La più sacrificata è la carne; il 33,7% nel ha abbassato il consumo. E in provincia i dati sono anche peggiori: quasi il 53% ha rinunciato alla quantità.

Si mangia meno e si consuma meno in genere: abbigliamento, calzature, cura del corpo fanno le spese della crisi con il 53% dei piemontesi e il 56 dei torinesi che taglia dove può nella quantità e il 21 nella qualità. E con la crisi è svanito anche il dualismo inflazione reale-inflazione percepita: in sei mesi è passato dal 70 al 63% la percentuale di persone che ritiene e i prezzi in aumento, sale dal 23 al 29 quella di chi li valuta stazionari e scende dall’8 al 7,7 con uno spostamento irrisorio chi pensa siano calati.

Ovviamente le difficoltà economiche incidono sulla percezione della propria vita e anche sulla fiducia nelle istituzioni. Quasi la metà di chi fa debiti per arrivare a fine mese è insoddisfatto; chi quadra il bilancio è soddisfatto al 72% e, ovviamente, chi risparmia e n on ha problemi economici è contento di sè al 90 per cento.

Malgrado tutto però le famiglie cercano di tenere salde le loro coordinate economiche e anche nella crisi cercano di pensare al futuro: solo il 14% di chi ha un reddito adeguato alle proprie esigenze, infatti, usa il credito al consumo. E’ vero che in Italia questa forma di indebitamento non ha mai attecchito, a differenza di altri Paesi e in particolare degli Stati Uniti, ma nella crisi è ancora più vero. Si indebita per acquistare solo chi propri non ce la fa a fare altrimenti: la percentuale del 14%, infatti, sale fino 33 tra chi non riesce a arrivare a fine mese.

Nell’insieme la ricerca dimostra che la situazione è peggiorata in dei mesi per il 17,8% dei piemontesi, è rimasta invariata per il 64, è peggiorata per il 18,3. Quasi la metà del campione - il 48% - aveva visto giusto nel futuro; il 24 sperava in un miglioramento che non c’è stato e il 23 era più pessimista del dovuto.Cgil, Cisl e Uil del Piemonte hanno scritto ai rappresentanti dei partiti in Consiglio regionale, preoccupati dai tagli (47 milioni di euro)sulla spesa sociale nel bilancio regionale di assestamento 2010. I Segretari Laura Seidita, Giuseppe Scarsi e Lotrenzo Cestari chiedono di reperire le risorse necessarie in altri capitoli del bilancio, secondo priorità che valorizzino la coesione sociale e la buona amministrazione della cosa pubblica. Oggi alle 9 in piazza Castello è organizzato anche un presidio della Cgil: «I tagli colpiscono anziani, portatori di handicap, giovani, minori e famiglie».

Marina Cassi

Ricerca Tematica

Ricerca libera

/ /