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Torino ritocca il piano regolatore

Il Sole 24 Nord Ovest - 11/01/12

I lavori sono cominciati in sordina da più di tre mesi. Ma il cantiere del «Piano di sviluppo urbano» di Torino durerà a lungo, almeno per tutto il 2012. Un piano che si sta disegnando nelle stanze dell`assessorato comunale all`Urbanistica è stato concepito come un unico, organico programma: «piano regolatore» e «piano strategico» insieme, ma anche «piano dei servizi» e strumento di attrazione degli investimenti, per fare in modo che l`ambizioso progetto di trasformare Torino in una Smart city non resti una pia illusione, ma si trasformi in realtà.

Non sarà un compito facile. Ma la tabella di marcia è già tutta delineata: nel giro di due mesi la proposta del Piano di sviluppo urbano dovrebbe approdare sul tavolo della Giunta comunale per essere adottata formalmente prima che la discussione si sposti, entro giugno, in Consiglio comunale, ed entri nel vivo, con il coinvolgimento delle parti sociali ed economiche e dei cittadini.

Il Piano di sviluppo urbano, di cui circola tra i componenti della Giunta una bozza, è stato in queste settimane al centro del dibattito tra gli assessori e il sindaco. Al nuovo Piano spetterà il compito di gestire nei prossimi anni la trasformazione urbana, che secondo le parole usate in campagna elettorale dal sindaco Piero Fassino sarà il «motore della rinascita per la Torino del futuro». A conti fatti, si tratta in concreto di poco meno di 4 milioni di metri quadrati di aree industriali dismesse che attendono di essere riqualificate. Anche se di queste, soltanto un quarto non è ancora stato toccato dalle oltre 130 varianti urbanistiche varate dall`amministrazione guidata da Sergio Chiamparino, per molte delle quali i progetti di realizzazione, complice anche la crisi, sono al palo. Il Piano di sviluppo urbano non sarà un piano regolatore a tutti gli effetti, ma uno strumento di indirizzo generale che, sul modello del documento «Indirizzi di politica urbanistica» redatto nel 2008 dall`allora assessore Mario Viano, aggiorni il Piano regolatore esistente attraverso una revisione «leggera», che faccia a meno di tutti i passaggi previsti dalla legge urbanistica regionale, la quale prevede comunque la necessità di una revisione del Prg dopo dieci anni dall`approvazione.

«Non abbiamo intenzione di varare un nuovo Piano regolatore - conferma l`assessore all`Urbanistica Ilda Curti - ma di attualizzare le strategie di sviluppo della città all`interno di un disegno più ampio, che tenga conto di tutti gli aspetti in ballo, a cominciare da quello economico». Secondo l`assessore Curti «il Prg vigente è ancora in fase di completamento». Dunque non serve un nuovo piano. Anche se, si apprende dalla bozza del Psu, «il contesto è profondamente mutato» ed esiste, oltre all'«esigenza di portare a termine le trasformazioni avviate», la «necessità di riprogrammare alcuni interventi». Ciò non toglie che in vista dei grandi progetti urbani previsti lungo gli assi infrastrutturali portanti (Passante ferroviario e Linea 2) sia necessario «revisionare in modo complessivo i regolamenti (edilizio, arredo e suolo pubblico, ndr) per renderli meno obsoleti, più semplici, più adatti e più smart, snellendo le procedure laddove possibile e intervenendo sulle inefficienze».

Ma le novità principali introdotte dal Psu sono due: l`intenzione dell`amministrazione torinese di integrare il Piano regolatore di Torino con i piani urbanistici dei comuni dell`area metropolitana e l`introduzione di un sistema di incentivi/disincentivi per scoraggiare, per esempio, la «grande distribuzione di carattere non innovativo, l`edilizia di scarsa qualità, l`uso di suolo agricolo o verde» e incoraggiare «servizi per l`internazionalizzazione e l`utilizzo degli spazi vuoti inutilizzati».

Nell`unico pacchetto del Piano di sviluppo urbano, oltre al piano urbanistico e alle strategie, l'assessore Curti prevede di far rientrare un «piano dei servizi» che consenta una «lettura territoriale dei servizi pubblici/privati o a finalità pubblica e dei bisogni sociali territoriali», sul modello di quanto si fa con i Piani di governo del territorio lombardi. È previsto anche un «piano dello spazio pubblico» che permetta di «definire i requisiti di accessibilità dello spazio pubblico» e, infine, un vademecum per gli investitori («Investire a Torino»), che «consenta di rispondere alle richieste e alle attese che provengono dagli operatori del mercato, attraverso un insieme di regole condivise sulle modalità, i tempi e i requisiti».

Gabriele Guccione

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