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I magnifici dieci (distretti) dove la crisi è un ricordo
la Repubblica - 31/01/12
C'è un Piemonte che si è lasciato la crisi alle spalle. È quello dei dieci distretti tradizionali e dei due poli tecnologici presenti nella regione subalpina. Il Servizio studi di Intesa Sanpaolo li monitora e ha notato come le loro esportazioni siano andate decisamente bene negli ultimi due anni. Tanto da consentire loro di superare i livelli di export raggiunti prima della crisi economica.
Qualcuno è andato meglio, qualcun altro peggio. Ma nel loro insieme i dieci distretti piemontesi sono riusciti ad aumentare del 17,4% i propri affari sui mercati esteri nei primi nove mesi del 2011. Tanto da arrivare a un più 5,6% rispetto allo stesso periodo del 2008, ossia nell'ultima finestra di tempo non ancora intaccata dalla recessione esplosa nel settembre di quell'anno. Negli ultimi tre anni i dieci distretti piemontesi hanno raddoppiato l'export verso la Svizzera e hanno aumentato gli affari verso i paesi emergenti come la Cina (più 57,9%), l'India (più 52,1%)e il Brasile (più 45,6%). Ma restano da recuperare posizioni in mercati importanti come Francia (meno 17,3%) e Regno Unito (meno 10,9%).
La rimonta è trainata da aree come Valenza, la cui oreficeria ha avuto grande slancio nel 2011: tra gennaio e settembre l'export è lievitato del 70,3%, portando il distretto a un più 58,9% rispetto al periodo pre-crisi, con ritmi di crescita più sostenuti di quelli di Arezzo e Vicenza, le altre due aree orafe italiane. Anche il tessile di Biella, cresciuto del 19,5% nei primi tre quarti del 2011, ha fatto meglio di tutti gli altri distretti analoghi (Como, Prato, Trevisoe Vicenza) grazie a buone vendite in Germania, Francia, Giappone e Regno Unito, ma anche in quelli in cui il sistema moda sta delocalizzando di più (Cina, Romania e Turchia). Sempre nello stesso periodo positivo anche l'andamento delle esportazioni della nocciola e della frutta piemontese (più 29,6%), dei vini di Langhe, Roero e Monferrato (più 14,3%), dei frigoriferi di Casale Monferrato (più 13,5%) e del caffe, delle confetterie e del cioccolato torinese (più 19,1%), con quest'ultimo "cluster" che però deve ancora il 14,4% sulle performance di quattro anni fa. Meno brillanti invece i risultati dei due distretti del Vco: i casalinghi di Omegna hanno rallentato l'export dello 0,2%, la rubinetteria del Cusio-Valsesia l'ha incrementato dell'1,4% ed entrambi risultano lontani di oltre 15 punti dai risultati pre-crisi.
Le macchine tessili di Biella stentano ancora di più, perché hanno perso il 9,3% nei primi tre trimestri del 2011, anche se avevano già raggiunto la quota di esportazioni del 2008.
Risultati soddisfacenti anche per i due poli tecnologici torinesi monitorati dall'organismo di ricerca di Intesa Sanpaolo.
Hanno ampiamente superato i livelli pre-crisi, anzi esportano il 23,6% in più di prima, sia quello Ict che quello aeronautico, con quest'ultimo che però frenato nei primi nove mesi dell'anno appena trascorso (meno 4,8%) a causa di un pessimo terzo trimestre (meno 26,1%) causato, spiega il Centro studi della banca, «dal calo delle vendite negli Stati Uniti, primo sbocco commerciale del polo».
Il futuro resta però un'incognita per tutti. Perché, dice il rapporto di Intesa Sanpaolo, «nel corso del 2012 si dovrebbe intensificare ulteriormente il processo di selezione presente nel tessuto produttivo piemontese, che poterà all'uscita dal mercato delle imprese più in ritardo rispetto ai livelli pre-crisi». La chiave del successo? «Saranno meno in difficoltà - recita il dossier - le aziende con una propensione a esportare più elevata, soprattutto nei nuovi mercati ad alto potenziale». Anche perché «la domanda proveniente da Germania e Francia, i principali motori del manifatturiero piemontese, dovrebbero subire un brusco arresto».

