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Decolla la maxi-utility del Nord
Il Sole 24 Nord Ovest - 01/02/12
Formalmente non c`è fretta. Perché il nodo Edipower, dopo la sofferta intesa raggiunta sabato scorso da Iren e A2a, andrà sciolto con calma, per evitare rigurgiti polemici e le nuove, potenziali rotture. Però adesso che le due ex municipalizzate hanno compiuto il primo passo insieme, l`intenzione deì loro azionisti dì maggioranza è quella di accelerare il passo verso l`integrazione tra le due società, creando quella che per il sindaco di Torino, Piero Fassino, deve diventare «una grande multiutility capace di competere su scala globale», vale a dire il primo passo per la creazione della «Rwe all`italiana», versione riveduta e corretta del primo operatore del settore in Germania, nato proprio dall`aggregazione tra tanti operatori locali.
Il nuovo faccia a faccia
Agenda alla mano, c`è già una data: è l`11 febbraio, quando Piero Fassino farà visita al sindaco milanese Giuliano Pisapia. O meglio, all`assessore al Bilancio di Milano Bruno Tabacci, che più da vicino segue la partita di A2a, e che già da tempo si esprime a favore di una riorganizzazione della partecipata comunale (di cui Palazzo Marino detiene la maggioranza assoluta insieme al Comune di Brescia). A partecipare all`incontro ci saranno anche alcuni esponenti particolarmente attivi del Pd milanese, tra cui la capogruppo consiliare Carmela Rozza, che rappresenta l`area "liberal" del partito.
Nel capoluogo lombardo sí farà dunque il punto della situazione, e si definiranno i prossimi passaggi del percorso d`integrazione, che - a differenza di quanto ipotizzato nei mesi scorsi - per il momento vedrà protagoniste solo Iren e A2a, mentre la bolognese Hera per ora resterà un passo indietro. «Il tavolo è aperto», ha ricordato ieri Fassino, aggiungendo che «accanto a Hera, tra i potenziali interlocutori figurano anche, ad esempio, Acea e Acegas».
Però intanto si ragiona su Irene e A2a: gli advisor sono al lavoro e da Palazzo Marino l`intenzione che sembra trapelare è quella di arrivare ad un accordo nei prossimi mesi. L`ipotesi allo studio è appunto una super holding, dove i Comuni diluiranno la loro quota per lasciare una parte di flottante. La super multiutility rimarrà quindi una società quotata.
Tra le cose da verificare c`è la governance: a Tabacci il sistema duale, che prevede la divisione tra consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione, non piace troppo, considerandolo un sistema macchinoso e poco efficiente. Non solo. Per l`assessore al Bilancio (e parlamentare nelle fila di Api) anche l'alternanza gestionale tra città, che segue più le regole del manuale Cencelli che quelle della meritocrazia, sarebbe da rivedere. Insomma: più manager e meno politica, fa capire Tabacci. Questo però è indubbiamente uno dei passaggi più delicati per una multiutility che nasce sotto la spinta di un partito, il Pd.
Il socio finanziario
Scontato, invece, l`ingresso di un partner finanziario. L`ha ribadito ieri Fassino, ma ulteriore conferma arriva dagli incontri sempre più frequenti tra le amministrazioni comunali e gli emissari della Cassa depositi e prestiti, l`interlocutore che - d`intesa con il ministero dello Sviluppo economico guidato da Corrado Passera - darà ossigeno e solidità alla nuova maxi-utility.
È un elemento, quest`ultimo, non da poco, perché proprio dall`ingresso di un partner finanziario potrebbe dipendere la possibilità per i comuni azionisti di diluire la propria quota senza intaccare il ruolo di primo piano nella governance del futuro soggetto e fare cassa vendendo una parte delle loro quote.
«Non è uno dei nostri obiettivi, valuteremo più avanti», dice Fassino, ma intanto il Comune di Torino già quest`anno sforerà il patto di stabilità, mentre quello di Milano si è salvato sul filo del rasoio grazie all`operazione straordinaria della vendita di quasi il 30% di una controllata, la società aeroportuale Sea, avvenuta nel dicembre scorso.
Le simulazioni sui conti
Ma quanto può valere la nuova maxiutility? Il tema è caldo e nei mesi scorsi si sono esercitate tutte le principali banche d`affari attive in Italia, da Imi a Merril Lynch, fino a Morgan Stanley.
In buona parte delle simulazioni venivano contemplati due scenari: una fusione a tre con Iren, A2a ed Hera oppure un`integrazione a quattro, con l`aggiunta della romana Acea. Gli sviluppi delle ultime settimane, come accennato, fanno prefigurare un iniziale matrimonio a due tra A2a e Iren. Tuttavia quel che è certo è che la multiutility, anche nella versione «large», forte di un fatturato (dati 2010) di poco inferiore ai 17 miliardi, potrebbe pesare per circa un quarto rispetto alla tedesca Rwe. Notevole, invece, il carico debitorio, con una posizione finanziaria netta negativa per oltre 10 miliardi.

