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Ora serve il coraggio della verità

la Repubblica - 28/04/12

Quando affronta il tema attuale e spinoso degli effetti della crisi economica sui governi locali Piero Fassino ama ricordare che «le difficoltà sono anche formidabili occasioni». Un modo elegante per darsi e infondere il coraggio richiesto dalla situazione, convincersi e convincere che non si deve mai smettere di esercitare la fantasia nel ricercare la soluzione dei problemi e nel riuscire a individuare e cogliere le opportunità che si presentano anche nei momenti peggiori. Su questa strada lui si è messo col realismo, la diligenza e la consapevolezza di chi sa di avere poche risorse per tante richieste, in qualche caso anche per provare a difendere l`esistente.

Perciò continua ad assicurare che non ci saranno tagli dei servizi. «Non chiuderemo sportelli o servizi» dice, ma sa che le casse di Palazzo di Città sono tutt`altro che in buona salute e che presto serviranno mezzi finanziari freschi per il funzionamento della macchina comunale. Poiché il bisogno è spesso un cattivo consigliere c`è che pensa di rimediare con qualche marchingegno che non rientra esattamente nella categoria delle occasioni da cogliere, semmai rischia di diventare un'occasione gettata al vento. Prendiamo, per esempio, la privatizzazione delle ex municipalizzate che qualcuno conta di poter utilizzare come fonte di finanziamento.

Se ne parla non ufficialmente e questo conferma che si va facendo strada una qualche tentazione, cedendo alla quale dopotutto non si risolverebbe il problema poiché si arriverebbe a mettere assieme poco più di 250 milioni che verrebbero divorati nella copertura di debiti ordinari. Sarebbe più saggio affrontare la questione in modo diverso, forse aspettando tempi migliori per operazioni che oggi rischiano di assumerei contorni di svendite.

Intanto andrebbe chiarito che la cessione di pezzi importanti delle aziende come Gtt, Trm Amiat potrebbe non essere un grande affare.
In presenza di un capitalismo italiano più interessato alle delocalizzazione che a investire nel proprio paese, a mostrare vero interesse per le municipalizzate sono prevalentemente inglesi, francesi e tedeschi che ormai si sono specializzati nella gestione di servizi come elettricità, acqua, trasporti, ambiente. E poiché questi compratori non sono esattamente dame di carità ma società che puntano al profitto e per raggiungerlo, oltre a una quota che può arrivare al 49 per cento, vogliono poter essere loro a nominare un amministratore delegato. Il che equivale alla garanzia di poter gestire da padroni le aziende.

A meno che non si trovi apprezzabile quanto hanno fatto i francesi con i trasponi di Genova e Benetton con l`aeroporto di Torino, si deve ragionare su questo tipo di operazioni che qualcuno tende a far passare come l`occasione peri comuni di trovare soldi da destinare, come assicurano Fassino e Passoni, alla riduzione del debito pregresso. In realtà se le aziende messe sul mercato sono ingovernabili in quanto fonti di perdite di quattrini nessuno che abbia un minimo di cervello si farebbe avanti per comprarle. Ma se così non è, tant`è vero che i compratori ci sono, allora non si capisce perché un ente pubblico debba privarsi di alcuni asset che, oltretutto, col passare degli anni tendono a diventare un patrimonio strategico col quale non soltanto non si perdono soldi ma se ne possono guadagnare.
Ben sapendo peraltro che, inseguendo il profitto senza alcun obbligo politico territoriale, le aziende straniere tendono a mettere in atto ristrutturazioni selvagge.

E' evidente che se con quel che si incassa dalle privatizzazioni si provvede al pagamento delle bollette arretrate per dire un utilizzo tappabuchi nella gestione ordinaria, allora perde consistenza qualsiasi ragionamento sulle difficoltà trasformabili in occasioni. Perché non si può contare all`infinito su aziende da vendere e quelle vendute sono patrimonio di cui il Comune non potrà più disporre. Dunque occorre fare attenzione al pericolo delle semplificazioni. Meglio il coraggio della verità. Meglio convincersi che, con il taglio di 100 milioni di trasferimenti da Roma, con ciò che è costato il rilancio di Torino, con la crisi ancora in atto, si deve procedere a fare pulizia anche nella gestione e nel dispensare servizi e che questo è un atto di lealtà e sano realismo. Altrimenti questa operazione la faranno le società che compreranno le municipalizzate o parti di esse. E non sarà meno indolore di quella che potrebbe fare un`amministrazione comunale che per essa deve rispondere ai torinesi e non a azionisti di Parigi, Londra o Stoccarda.

Salvatore Tropea

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