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"La Città metropolitana deve partire da Torino"

La Stampa - 05/06/12

Il modello di governance di oggi è ampiamente superato. Ce ne vuole uno nuovo che sia in grado di gestire meglio le realtà di quanto lo fa oggi la Provincia, di mettere a sistema i trasporti, i piani regolatori, i poli tecnologici, gli aeroporti. Detto ciò, l`iniziativa di Corgiat, pur se lodevole, manca di un punto: nella fase di start-up di un processo così ambizioso il ruolo principale, anche di stimolo, lo deve avere Torino e non i singoli Comuni. Su questo sono d`accordo con il sindaco di Moncalieri». Francesco Pizzetti, ordinario di Diritto costituzionale e presidente dell`Autorità garante per la privacy, conosce a fondo il tema delle città metropolitane, ci ha lavorato molto in passato, ne ha sempre sostenuto la necessità, «oggi più che mai impellente, affinché Torino possa rilanciarsi definitivamente mettendo in rete i suoi punti di forza indi scutibili».

Dunque, professor Pizzetti, che città metropolitana si immagina?
«Penso a una creatura che sappia disegnare uno scenario diverso da quello di oggi in cui le aree sono divise in enti e fra di loro non esiste un dialogo istituzionale stretto. Oggi c`è un coordinamento più o meno efficiente ma che è stato pensato essenzialmente per un territorio rurale e montano fatto di piccole realtà. Il mondo è cambiato».

Cosa servirebbe?
«Un ente snello formato da sindaci, che non debba creare una nuova classe politica ma che lavori sul raccordo, sulla co-decisione. Qui Torino ha davvero tutto da guadagnare perché conta già su enormi eccellenze».

A quali fa riferimento?
«Pensiamo a Politecnico e Università, che dovrebbero dare uno stimolo enorme a questo processo. Ma Torino è anche leader della tecnologia industriale, è la città delle Fondazioni bancarie, dei poli di ricerca, della cultura, della tradizione medica. Non lasciamoci abbagliare dal San Raffaele e dallo Ieo di Veronesi. Sono settori specifici, da noi resta un`offerta generale di grande livello con perle in alcuni ambiti anche nell`hinterland, dunque fuori dalla città. Soltanto in un`ottica metropolitana questo sistema può funzionare meglio ed essere valorizzato».

Sembra di capire che lei dica «ora o mai più».
«Più che altro l`occasione è unica. Il significativo mutamento previsto per le Province, il loro riordino, è un`opportunità da cogliere subito, chiaramente in attesa dei passi legislativi. Lo ripetiamo da vent`anni che Torino ha bisogno di una svolta che le consenta di ripetere l`operazione Londra, Shanghai, New York, Pechino. Smart city, in questo senso, è un anticipo mirabile del concetto di città metropolitana».

Chi deve essere attore protagonista in questa fase?
«Senza dubbio il Comune più grande, quello di Torino, anche solo per una questione legata al peso politico nazionale che ha grazie a un sindaco credibile e di spessore, come Fassino. L`iniziativa del primo cittadino di Settimo e di chi ha sottoscritto quel documento, pur se lodevole, non è l`ideale. Diciamo che è apprezzabile la sua spinta propositiva. Detto ciò il ruolo preminente, lo ripeto, tocca a Fassino».

Giuseppe Legato

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