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Mirafiori snobbata dalle imprese

Il Sole 24 Nord Ovest - 27/01/10

Quattro anni fa Fiat ricevette da Regione ed enti locali torinesi una sessantina di milioni per disfarsi di aree produttive non più utilizzate a Mirafiori (ma anche della proprietà di Campo Volo a Collegno). È tempo di bilanci per quell'accordo col quale il pubblico accettava la sfida della riqualificazione di quelle aree a polo tecnologico di ricerca e attività produttive. Perché, sinora, nessun privato e nessuna azienda vi si sono insediati. Che cos'è accaduto dalla firma del 23 dicembre 2005 a oggi? Emergono tre fattori. L'intesa di allora - spiega Tom Dealessandri, vicesindaco di Torino e principale fautore dell'operazione - è servita «a convincere la Fiat a reinvestire su Mirafiori» e, «da quel momento in poi il Lingotto non ha più messo in discussione questo insediamento produttivo nelle sue strategie; anzi, vi ha creduto ancora di più».

Dealessandri cita la linea della Grande Punto, quella della Mito, delFAbarth, il rinnovato Centro Stile, la prospettiva di un'altra linea produttiva su cui possano passare tutti i modelli Fiat, l'insediamento di alcune direzioni strategiche del Gruppo, l'allestimento del Mirafiori Motor Village. Ha più di un dubbio,invece, Gilberto Pichetto, senatore del Pdl ed ex assessore alle Attività produttive in Regione: «Non sono cosi sicuro che Fiat sia veramente rimasta a Mirafiori per questo accordo. E poi, per quelle aree, non bastava forse una variante d'uso per permettere a Fiat di disfarsene?».

Il secondo fattore riguarda il Politecnico di Torino. L'accordo è sicuramente servito al "pubblico", in questo caso all'ateneo di corso Duca degli Abruzzi, che, da ottobre 2010, potrà contare su un nuovissimo e moderno Centro del Design (realizzato per ora al 50%) per circa 2mila persone tra studenti e docenti costruito nella zona A, in corso Settembrini, una delle tre acquistate dagli enti territoriali e gestite da metà 2007 da Torino Nuova Economia (Tne), la società a maggioranza pubblica che ha al suo interno anche una quota di partecipazione di Fiat. Inoltre il Politecnico vorrebbe portare a Mirafiori anche la Facoltà di Ingegneria dell'auto ubicata attualmente in proroga nell'ex fabbrica del Lingotto, ma non ci sono per ora i soldi per costruire altri spazi per didattica, ricerca e incubatore. Il terzo fattore riguarda i privati. Infatti non si può sapere oggi se quell'accordo sarà servito all'insediamento di nuove attività produttive (tradizionali e innovative) di aziende diverse da Fiat. Nessuna azienda infatti ha finora giudicato un affare trasferire proprie attività negli spazi pubblici di Mirafiori tra le vie Manta, Anselmetti e Piava (zone B Sud e C). Tante'è vero che tutti i bandi finora emessi, dopo una raccolta di manifestazioni di interesse che faceva sperare bene (oltre 50 aziende "incuriosite") e alcuni "avvisi" ad evidenza pubblica nell'arco di più di un anno, sono andati deserti, compromettendo cosi la mission che era stata affidata alla Tne: realizzare un polo tecnologico dove far convivere aziende avanzate, attività di servizio, laboratori di ricerca e formative. Obiettivo, per ora, fallito sul versante reindustrializzazione, riuscito a metà su quello formativo. Ma Tne non demorde. Dice l'a.d. Mauro Zangola: «Siamo impegnati al massimo per attuare un obiettivo complesso che mantiene una sua validità. La crisi ha solo rallentato».

Tne, in febbraio, proverà a emettere un nuovo bando per insediamenti nella zona B Sud dove ha già speso 2 milioni per l'infrastruttur azione dei servizi. A fine dicembre il Comune di Torino ha dato il via libera alla riqualificazione dell'area C (oggi riutilizzata a parcheggio da Fiat). Alcuni privati paiono inoltre interessati a realizzare servizi davanti al costruendo Centro del Design, mentre l'area B Nord potrebbe rientrare nella grande trasformazione che sarebbe generata dall'arrivo del prolungamento di corso Marche con la conseguente nascita di piazza Mirafiori.

Adriano Moraglio

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