Torino Internazionale | Stampa

Stampa

La città sospesa

La Stampa - 05/02/10

Un pizzico di malinconia. E’ il sentimento che, inevitabilmente, suscita il confronto con quel clima elettrico che si respirava in città alla vigilia delle Olimpiadi del 2006. Quattro anni dopo, la crisi economica, i problemi derivanti dall’immigrazione, la scarsità delle risorse pubbliche per sostenere lo sviluppo di Torino sembrano acuire la nostalgia per gli entusiasmi di quei giorni e aggravare le preoccupazioni per il futuro prossimo della nostra città.

Eppure, come documenterà l’inchiesta de La Stampa che comincia oggi sull’eredità post-olimpica, gli effetti di quello straordinario impulso alla trasformazione dell’immagine cittadina non si sono esauriti e il paragone con il destino delle altre sedi che hanno ospitato quella manifestazione non risulta certo a nostro sfavore. La percezione di una città fortemente migliorata nel suo tessuto urbano, negli stili di vita, nell’apertura al turismo internazionale non è diminuita tra gli italiani che la visitano per pochi giorni o per un periodo più lungo.

Come testimoniano anche coloro che, sul blog «Torinonordovest.it», hanno risposto alla domanda: «Torino vista da fuori». È vero, perciò, che la città, nel suo complesso, prosegue sulla via imboccata con le Olimpiadi di quattro anni fa e molte opere avviate allora, come il metrò ad esempio, devono ancora essere completate e far sentire gli effetti positivi sulla vita dei cittadini. E’ giusto ammettere che una certa «depressione post-olimpica» è una sindrome naturale ed è accettabile, se contenuta in termini fisiologici, come è avvenuto a Torino. Il rischio è un altro. I problemi di quattro anni fa, a parte l’euforia drogata da un avvenimento irripetibile come le Olimpiadi, non erano minori degli attuali. C’erano, però, la consapevolezza e il desiderio di poter essere protagonisti di un grande cambiamento della vocazione e dell’immagine della città. C’era un progetto che prometteva il risultato e c’erano i primi sintomi che confortavano quelle speranze.

Ora, Torino appare sospesa, aggrappata al moto inerziale di quell’impulso. Come non più capace di determinare, da se stessa, il proprio destino e come se la sua sorte fosse affidata agli altri: alla congiuntura internazionale, alle scelte del governo di Roma, alle fortune dell’intero Nord-Ovest. Una città, adesso, priva di un progetto visibile e condivisibile per i prossimi anni, ma una città, soprattutto, che dubita di avere la capacità di concepirlo e di realizzarlo basandosi essenzialmente sulle sue forze.

Toccherà a Chiamparino e, tra un anno, al nuovo sindaco assolvere un compito difficile: quello di ritornare a concepire Torino come soggetto e non oggetto del suo futuro.

Luigi La Spina

Ricerca Tematica

Ricerca libera

/ /