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Com´è futura Torino vista da lontano

la Repubblica - 05/02/10

Torino vista da fuori, dai torinesi che se ne sono andati, da chi torinese non è ma di qui è passato per poi ripartire. Torino raccontata nelle sue trasformazioni, non più termometro del malessere italiano ma (ancora) laboratorio e banco di prova di ciò che più tardi avverrà altrove. Torino Nord Ovest, l´osservatorio online nato dal progetto di Torino Internazionale, ha chiesto ad alcuni tra i giornalisti più importanti di "rileggere" oggi la città. Tra di loro, il direttore di "Repubblica" Ezio Mauro e molte altre firme di prestigio, da Gad Lerner a Aldo Cazzullo, da Gianni Riotta a Giulio Anselmi, Arrigo Levi, Paolo Bricco, Marco Mathieu, o più giovani come Marco Zatterin e Francesca Paci.

Voci diverse, talora discordanti, ma unanimi nel riconoscere a Torino una nuova centralità non più eludibile nel dibattito politico e nelle scelte strategiche. Con qualche avvertenza e una preoccupazione, quella che Torino - nonostante le "grandi promesse" maturate a cavallo dei Giochi del 2006 - non abbia ancora "spiccato davvero il volo". Per compiere il grande salto, tuttavia, la città non deve recidere le sue radici: «Torino merita di essere più conosciuta per le sue bellezze, ma questo non deve andare a discapito della sua natura tradizionale di "città del lavoro" - ha detto per esempio Ezio Mauro - Qui si è formata una cultura che tiene insieme esperienza operaia e spirito imprenditoriale, qui si attraversa un momento delicato perché la tendenza della Fiat a diventare sempre più sovranazionale potrebbe progressivamente indebolirne la presenza».

Ma «il nord ovest, a lungo sottovalutato, sta ritornando importante», purché sappia guardarsi «dal carattere lamentevole, dal rimpianto di ciò che si è perso». Qualcuno, come Lerner, propone chiavi alternative di lettura: «Se facessi ancora il giornalista qui, andrei a verificare cosa c´è dietro le quinte, come per il caso Motorola. Forse sono condizionato dal fatto di essere tornato a Milano, ma quando torno a Torino vedo una città migliore».

Vera Schiavazzi

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