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Turisti non per caso: “Torino ha charme”

La Stampa - 07/02/10

C’è stato un tempo in cui se chiedevi a uno straniero dove fosse Torino era tanto che sapesse che era una città italiana. Da qualche anno non è neanche più necessario spiegare che sta più o meno vicino a Milano. I riflettori olimpici si sono accesi e, dal 2006 a oggi, assicurano gli addetti ai lavori, la luce non ha smesso di illuminare la città.
Il dibattito sull’impatto - positivo e negativo - dei grandi eventi sull’economia delle città ospitanti è aperto e le opinioni sono spesso contrastanti. Su un punto sono tutti d’accordo: il principale beneficiario dei grandi eventi è il turismo. L’unico che può lasciare da parte querelle legali, polemiche ambientali e rischio abbandono dell’eredità dei Giochi.

L’eredità
Le Olimpiadi hanno dato prova di svolgere un ruolo significativo nell’influenzare le decisioni riguardo alle destinazioni dei movimenti turistici. In pochi anni la presenza di turisti in città è aumentata del 65%, la ricaduta economica dell’«indotto» - tra musei, trasporti, alberghi, ristoranti, shopping - è balzato da 20 milioni di euro l’anno del 2000 ai 162 milioni di euro attuali. Gli alberghi sono pieni, i voli da e per Caselle pure, i musei presi d’assalto. E l’immagine di Torino è risalita, da quando gli italiani hanno scoperto che la città è molto bella. Una scoperta che, dopo, hanno fatto anche i torinesi. Anche se ancora oggi si stupiscono di trovare sul sito del colosso mondiale del turismo Last Minute pacchetti per visitare la «meravigliosa Torino».

La svolta
La svolta simbolica sono state le Olimpiadi. Anche se il cammino è iniziato ben prima del 2006. La ricetta è stata quella della rete: mettere insieme offerta culturale, ricettività, proposte e accoglienza. «Il processo si è iniziato già dal 1998 - spiega l’assessore comunale al Turismo Alessandro Altamura - con la creazione di Turismo Torino, e in tempi più recenti con l’unificazione delle Atl. Il circolo virtuoso e vincente è stato innescato dal recupero museale, dalla creazione delle infrastrutture, dal rafforzamento della rete di proposte che hanno messo in rete cultura, ricchezza paesaggistica, enogastronomia».

La fase di calo del 2007
Neppure il fisiologico calo post Giochi - dovuto alla saturazione d’immagine e alla diminuzione d’interesse - che si è abbattuto senza eccezioni su tutte le città ospiti è stato violento. «Anche gli alberghi hanno tenuto benissimo - spiega Maurizio Baldini, direttore di Federalberghi Torino -. Le Olimpiadi hanno fatto la differenza, ma non è stato l’unico fattore. La città è cambiata, ha cambiato tipo di economia. Una volta si veniva a Torino in prevalenza per affari, ora abbiamo cambiato clientela. Arrivano turisti “veri”». Nonostante due chiusure eccellenti, il Turin e il Nazionale, il settore è fiorente: «Si aprono molti più alberghi di quanti se ne chiudano».

Il consolidamento
Se è vero che la tendenza era positiva già da qualche anno, i numeri fino al 2006 non erano clamorosi: «Le Olimpiadi hanno cambiato tutto - spiega Livio Besso Cordero, presidente di Turismo Torino - e ora Live Nation porterà grandi spettacoli, nomi internazionali della cultura, concerti che saranno il traino della reale riconversione della città, con un’attività consolidata e costante nel tempo. Il turismo leisure è uno dei pochi settori in cui vale veramente la pena investire. Torino non sarà mai una città solamente turistica, ma non è più solo industriale». Gli ultimi dati registrano un aumento degli arrivi dei turisti, mentre le presenze sarebbero in calo: «È un segnale importante in un momento di crisi - aggiunge Besso Cordero -. I turisti continuano ad arrivare, ma invece di fermarsi quattro giorni si fermano due. Scelgono comunque di venire qui».

Il passaparola
Gli effetti positivi dell’esposizione mediatica hanno le gambe lunghe: «Dopo i Giochi - dice Marco Righetti, esperto di comunicazione turistica - si è iniziato un processo inesorabile: le persone che sono state qui per le Olimpiadi hanno iniziato a raccontare della bellezza della città, le immagini che scorrevano sugli schermi di mezzo mondo hanno incuriosito e stupito. Ora siamo arrivati al culmine: durante il ponte dell’Immacolata a Torino non si trovava una camera libera». Gli addetti ai lavori raccontano il cambiamento come un salto dal business al leisure, dal turismo d’affari al turismo di piacere: «Una volta gli alberghi ad agosto chiudevano e durante i weekend c’erano meno clienti che in settimana, ora è il contrario».

Il marchio Torino
Non serve essere grandi osservatori per vedere che qualcosa è cambiato, anche se sono i torinesi a essersene accorti per ultimi: «Intanto, ormai il marchio Torino - dice Marco Righetti - ha conquistato un posto di rilievo nel panorama internazionale».

Monica Perosino

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