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L’oasi felice dell’Università

La Stampa - 26/02/10

Visto da qui - pesando numeri e statistiche, bilanciando dati e analisi - sembra un mondo che marcia alla rovescia. In perenne apnea, non immune da sprechi, però capace di crescere. In Italia l’università è vicina al collasso: poche risorse, personale in brusco calo, strutture vecchie, laboratori obsoleti e soprattutto studenti in fuga. Il 2009 è stato l’anno del tracollo: chi sperava che crisi e disoccupazione spingessero di nuovo i giovani verso gli atenei si è sbagliato. È stata un’altra ecatombe: siamo a nemmeno 290 mila matricole contro le oltre 330 di appena cinque anni fa. Sempre meno diciannovenni scelgono di andare avanti con gli studi inseguendo una laurea. Sempre più giovani, finita la maturità, decidono che è arrivato il momento di dire basta e fermarsi, anche se mai come ora la prospettiva di trovare un impiego in tempi rapidi è una chimera.

Un quadro tetro. Fortuna che qua e là spuntano anomalie. Come il Piemonte che negli ultimi cinque anni, mentre il resto d’Italia andava a fondo, ha continuato a macinare «utili». Ha aumentato gli iscritti in tutti i suoi atenei, a volte viaggiando sul più 7-10 per cento l’anno come accaduto a Università e Politecnico a inizio anno accademico. E l’ha fatto di fronte a un calo demografico che non accenna a invertire la rotta, segno che è migliorata anche la capacità di attirare giovani da altre regioni e dall’estero.

I numeri che l’Osservatorio regionale sull’Università del Piemonte ha immortalato in un rapporto di quasi 400 pagine restituiscono la fotografia di un corpo in salute, nonostante tutto. La terza industria del Piemonte. Settore in crescita: a ottobre del 2004 17 mila studenti si immatricolarono in un ateneo piemontese. Erano meno del 50 per cento dei giovani di 19 anni e circa l’80 per cento di quelli appena usciti dalla maturità. Cinque anni più tardi, mentre l’Italia assiste a una drastica frenata in Piemonte l’onda lunga non si arresta: Università, Politecnico e Piemonte Orientale (Scienze gastronomiche è a numero chiuso) continuano a ingrandirsi: 20.700 matricole quest’anno, più 22 per cento rispetto al 2004. I 19enni che scelgono gli atenei sono quasi il 60 per cento, mentre tra chi supera l’esame di maturità 85 su 100 decidono di proseguire gli studi. In totale siamo 100 mila studenti; nel 2005 erano 93 mila. «Probabile che sia l’effetto di didattica e ricerca di qualità. Con una buona capacità di programmazione ha permesso di sviluppare un sistema che funziona e cresce», spiega Alberto Silvani, direttore del Centro per l’innovazione e trasferimento tecnologico dell’Università di Milano ed esperto in valutazione della ricerca.

Che il sistema funzioni è testimoniato anche dai tassi di abbandono, in flessione. Nel 2004 tra il primo e il secondo anno uno studente su cinque si perdeva per strada, e il Piemonte ero lo specchio fedele dell’Italia. Oggi non è più così: in Italia il livello di abbandoni è sceso al 17,5, ma in Piemonte addirittura al 13. Solo al Politecnico le defezioni sono cresciute. «Abbiamo un sistema che viaggia in forte controtendenza - dice l’assessore regionale all’Università Andrea Bairati -. La qualità dell’offerta degli atenei è considerata buona, siamo riusciti ad attrarre sempre più studenti da fuori Regione. C’è stata una politica di sistema che ha puntato su innovazione e ricerca, creando un contesto favorevole. Infine, il sistema del diritto allo studio ha funzionato, strutture e servizi sono migliorati».

Il Piemonte è una delle otto regioni italiane che riesce a garantire una borsa di studio a tutti gli studenti idonei. E lo fa avendo aumentato del 68 per cento in dieci anni il numero di chi riceve un contributo.

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