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“La Torino industriale è di nuovo a rischio”

La Stampa - 05/03/10

Per essere stato eletto da pochi minuti, domina bene l’emozione che pure c’è ed è profonda. Federico Bellono - 48 anni, sposato, due figli - è il nuovo segretario della Fiom di Torino. Arriva alla successione ad Airaudo in un momento difficile e ne è fin troppo consapevole.
Dice: «La lista dei problemi è impressionante. Riesco a razionalizzare l’ansia perché so di non essere solo; c’è un gruppo dirigente forte come dimostra questo congresso».

Come sarà la sua Fiom?
«Chiamparino proprio qui ci ha dato atto di aver contribuito a tenere aperta Mirafiori quando non era scontato».

Siamo a quel punto?
«Mirafiori torna ad avere un valore simbolico, e con quella fabbrica gli stabilimenti Iveco e Cnh, quasi fermi da un anno e mezzo. E vorrei dire una cosa sulla crisi e una sull’indotto auto».

Prego.
«Questa crisi che non passa e che sta distruggendo lavoro ci consegna una realtà devastante che è destinata a peggiorare nei prossimi mesi. Per questo corriamo nuovi rischi rispetto al futuro industriale di Torino. Se e quando la crisi finirà, scopriremo di stare peggio di altri Paesi con le multinazionali che fuggono e le imprese che delocalizzano».

Lei proviene da una zona, il Canavese, che ha patito una forte crisi dell’industria. Da lì che cosa vede?
«Non arrivo da Mirafiori, ma ad Ivrea e dintorni ho osservato che cosa significano per un territorio le difficoltà dell’auto: non va male solo l’indotto classico, ma anche il terziario avanzato dei servizi. Con questo voglio dire che se la Fiat sposta il baricentro da Torino se ne vanno le braccia, ma se ne vanno anche i cervelli».

Va bene, fin qui abbiamo parlato di industria: ma c’è altro nel suo elenco di priorità?
«La lotta alla precarietà. Si parla di flessibilità, ma quella che hanno incontrato i ragazzi è per lo più solo precarietà. E oggi con il nuovo attacco all’articolo 18 si colpiscono soprattutto i giovani, perché sarà a loro che cercheranno di ridurre, in particolare al momento dell’assunzione, i diritti. E su questo chiedo alla Cgil di avere uno scatto; anche don Ciotti ha detto al nostro congresso che è disposto a mobilitarsi di nuovo per difendere l’articolo 18».

A proposito di Cgil: al congresso Airaudo ha detto che esiste da tempo una diffidenza tra confederazione e Fiom. Che cosa ne pensa?
«Una cosa semplice: senza la Cgil non c’è la Fiom, ma senza i metalmeccanici non c’è la Cgil. E quel cruccio merita una risposta di merito: come noi e la Cgil riusciremo a riconquistare, dopo lo strappo dell’intesa separata, le regole contrattuali? Bene ha fatto la confederazione a non firmare, ma adesso siamo in difficoltà nel decidere insieme che cosa fare per rimontare. Occorre una strategia».

E’ finita una fase congressuale a mozioni separate, e quella di minoranza ha ottenuto nella Fiom torinese il 92 per cento, il miglior risultato in Italia. Che cosa spera che accada?
«Credo serva, a Torino e non solo, un governo unitario della Cgil».

Andrà così?
«Lo vedremo al congresso della camera del Lavoro di lunedì e martedì».

Alle sue spalle ha una lunga militanza sindacale, sempre nella Fiom: quali sono le situazioni che più si porta dentro?
«Sono tante. Ma certo ricordo la lunga battaglia per la difesa della Ficomirror nella zona di Collegno, due mesi al gelo al presidio. Subito dopo sono arrivato a Ivrea per assistere alla parte conclusiva di quella grande storia industriale e culturale che è stata la Olivetti».

E poi?
«L’altra è storia recente: Eutelia-Agile. Da mesi seguo la vertenza; erano lavoratori poco sindacalizzati, ma quando hanno incontrato il sindacato hanno dato prova di straordinaria capacità di reazione».

Marina Cassi

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