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Capitale europea della cultura.Torino si candida per il 2019

La Stampa - 27/08/10

E poi? A un passo dalle celebrazioni di Italia 150 e a cinque anni dal termine delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, ormai finite in bacheca, qualcuno comincia a domandarsi quali orizzonti prospettare a una città e a un territorio che rischiano di marciare verso il futuro con lo sguardo rivolto al passato.

Nello specifico si tratta della Provincia che, seppur con largo anticipo, punta a candidare il territorio e il capoluogo a «Capitale europea della Cultura»: riconoscimento lanciato nel 1985 da Melina Mercouri, ministro della Cultura nel governo greco oltre che attrice e cantante internazionale. Quando? Fra nove anni, che prima tutte le designazioni sono già state fatte dal Parlamento europeo. L’Italia è il Paese scelto nel 2019 con la Bulgaria, fresca di adesione all’Unione europea.

Un orizzonte eccessivamente lungo anche per una sfida che, non meno di Italia 150, per essere centrata andrà costruita e finanziata nei dettagli? No, se è vero che la scelta della città destinata a rappresentare l’Italia, prevista nel 2014, sarà subordinata alla candidatura e soprattutto alla bozza di un programma credibile da consegnare nel 2013. La prova provata sono gli appetiti di altre città italiane già in corsa: Siena, Terni, Ravenna, L’Aquila, Matera, Brindisi, Palermo e l’intero Nord-Est.

Non è un caso se l’idea di puntare su Torino e sulla provincia - lanciata dall’assessore alla Cultura Ugo Perone e subito appoggiata da Antonio Saitta - arriva da Palazzo Cisterna, l’unico ente oggi non distratto da preoccupazioni di carattere giudiziario ed elettorale. La nuova giunta regionale guidata da Roberto Cota, si sa, è ipotecata dall’esito dei ricorsi. A Palazzo Civico, dove l’anno prossimo si voterà per scegliere il nuovo sindaco e la maggioranza di riferimento, lo sport più gettonato è quello del «toto-nomine» e delle alleanze.

Quanto basta per rendere non così peregrina l’idea della giunta Saitta, l’unica in condizione di poter guardare oltre il proprio naso. Due gli obiettivi: candidare Torino e, come spiega Perone, coordinare la strategia con Regione e Comune. Senza dimenticare il resto del territorio, inserito nel pacchetto (come previsto nelle istruzioni di Bruxelles) analogamente a quanto ha già fatto il Nord-Est. «È vero, il tempo per mettersi al lavoro non manca - spiega Perone -. Ma alla luce delle prime scadenze, e dell’organizzazione necessaria, è meno lungo di quanto sembri».

Inevitabile, per dire, la costituzione ex-novo di un Comitato organizzatore simile a quello che ha sostanziato con nomi e programmi le celebrazioni di Italia 150. Anche se il primo traguardo, precisa l’assessore, è «fare rete» con gli altri enti per maturare la consapevolezza di una sfida tutt’altro che evanescente. «Da uno studio sui risultati ottenuti dalla manifestazione fino al 2004 - si legge negli atti del Parlamento europeo - emerge che ha ripercussioni positive per la risonanza data dai media e lo sviluppo culturale e turistico». Dal 1985 le principali città europee fanno la fila per aggiudicarsi il riconoscimento: la prima ad ottenerlo è stata Atene.

Basta vedere la rilevanza data all’evento sul sito di Istanbul - nominata quest’anno con Essen, in Germania, e con Pècs, in Ungheria - per capire le ricadute del nuovo volano economico. Per l’Italia non sarebbe la prima occasione del genere: i precedenti tricolori rimandano a Firenze, nel 1986, a Bologna nel 2000 e a Genova nel 2004. Nel 2019 potrebbe toccare a Torino: la prima sfida è crederci.

Alessandro Mondo

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