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Un angolo di Torino sulla Quinta Strada

La Stampa - 01/09/10

Qualcuno ha scritto che da ieri Little Italy ha traslocato di qualche isolato, trovando casa all’angolo tra la Quinta Strada e la Broadway, dove ha aperto i battenti Eataly New York.

Non sappiamo cosa ne pensino le generazioni di italoamericani che hanno colonizzato Manhattan con trattorie e pizzerie, ma di certo i settemila metri quadrati che Oscar Farinetti ha imbottito di prodotti nostrani e ristoranti di qualità, ieri avevano tutta l’aria di un Little Piedmont. Fedele alla sua fortunata teoria dei «contrasti apparenti», Farinetti fa incontrare all’ombra del Flatiron Building il sindaco della Grande Mela, Michael Bloomberg, e Walter Mazzocchi, primo tra i 680 cittadini di Barolo.

Si è tentato di immortalare la scena con una foto, ma Mazzocchi alla fine ha dovuto accontentarsi di uno scatto con i colleghi e conterranei che sono volati con lui a Manhattan: il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il direttore della «Stampa» Mario Calabresi, i primi cittadini di Alba e Bra, Maurizio Marello e Bruna Sibille, e Roberto Passone, primo cittadino di Novello, paese dove Farinetti risiede sulle Langhe, che commenta estasiato: «E’ la prima volta che vengo a New York, non c’era occasione migliore».

Chiamparino, di fronte all’assessore regionale al Bilancio, la leghista Giovanna Quaglia, ironizza sul suo abito rosso: «Ci voleva Eataly New York per farti lasciare a casa il verde». Ma lei non si lascia prendere in contropiede e sfoggia al braccio un cinturino in perfetta nuance padana. Entrambi, però, concordano in quanto a orgoglio subalpino. «Qui, nel cuore di Manhattan, da oggi c’è un pezzo di Italia che reca molte tracce di Torino e di quel Piemonte che non ha paura di lanciarsi in nuove sfide» dice Chiamparino. E Quaglia: «E’ una gran bella giornata per la nostra Regione. Avventure come questa possono nascere solo se hanno dietro un cuore, e il cuore è visibilmente piemontese».

L’albese Marello non riesce a staccare gli occhi dagli scaffali: «E’ straordinario, i nostri vini e i nostri prodotti sono ovunque in prima fila. Inevitabile che suscitino la voglia di venire a scoprire le nostre colline». Oscar Farinetti l’aveva promesso ed ora è contento: «Le radici sono tutto. E’ un mese e mezzo che sono qua a New York e rivedere un po’ di volti di casa è stato come respirare aria fresca di Langa». Tra poche settimane, si respirerà anche profumo di tartufi bianchi d’Alba. Lo assicura l’assessore regionale al Turismo, Alberto Cirio: «Con Oscar siamo già d’accordo: a novembre, porteremo qui l’Asta mondiale del Tartufo, poi promuoveremo lo sci invernale sulle montagne Olimpiche e in primavera i grandi vini piemontesi».

I volti «nostrani» sono davvero tanti: ci sono il presidente di Slow Food Carlo Petrini ed Elisa Miroglio, una delle eredi dell’impero del tessile albese, insieme con il marito Luca Baffigo Filangieri. C’è il presidente delle pastiglie Leone, Guido Monero, e i vignaioli Giorgio Rivetti e Giulio Stupino. La Lavazza ha un corner tutto per sé, così come il cioccolato Venchi, la pasticceria di Luca Montersino, la birra di Teo Musso e l’agenzia Alpitour. Il sindaco Bloomberg fa il padrone di casa e tiene la sua conferenza stampa settimanale direttamente nella piazzetta di Eataly. Dopo il taglio del nastro (di pasta, per metà tricolore e per metà a stelle e strisce) si brinda con l’Asti Spumante e l’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, si lascia sfuggire: «E’ quasi meglio dell’Acqua Santa».

Roberto Fiori

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