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Soltanto dodici giovani su cento riescono ad ottenere il posto fisso

la Repubblica - 04/02/11

Non basta essere pochi per essere sicuri di trovare un lavoro. È l’amara analisi che emerge dall’incontro che si è svolto ieri al Politecnico promosso dal vicesindaco Tom Dealessandri, per discutere di giovani e lavoro a Torino. Presenti anche gli assessori al Lavoro di Provincia e Regione, Carlo Chiama e Claudia Porchietto, insieme a rappresentanti delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria dell’industria, del commercio, dell’artigianato, dell’edilizia e della cooperazione.

Ed è stato proprio il vicesindaco a fare la triste constatazione: «Abbiamo creduto ingenuamente che, di fronte al saldo demografico negativo, i giovani, pur in una situazione di congiuntura negativa, avrebbero trovato una loro collocazione. Così non è avvenuto». Il punto di partenza è la fotografia del lavoro giovanile in città, delineata dal rapporto dell’Osservatorio sulla formazione e il lavoro della città di Torino. Nel 2009 a Torino sono stati assunti, con le diverse tipologie di contratto dipendente, 56.617 giovani tra i 15 e i 29 anni. Ogni 100 di loro, solo 12 hanno un contratto a tempo pieno e indeterminato. Dimunisce infatti del 3,8% rispetto al 2005 il posto fisso e sicuro e sono in crescita le altre forme di «ingaggio»: contratti occasionali, di apprendistato, i tirocini formativi, e ancora i lavori a termine per sostituzione o i lavori intermittente.

Ciò che resta fuori da quest’elenco è lo zoccolo duro di disoccupazione giovanile: al 32,5% in città, un dato più alto rispetto al resto della provincia di Torino (31,1%) e anche rispetto alla media nazionale (25,4%). I giovani torinesi devono fare i conti con un basso livello di istruzione — il 27% si ferma alla scuola dell’obbligo e solo il 14% arriva alla laurea — e con la concorrenza: ogni mille residenti «disponibili», ci sono 172 giovani stranieri, e solo 85 italiani. A riprova che Torino non è più solo sinonimo di «fabbrica», i suoi giovani oggi lavorano, nel 20,6% dei casi, tra alberghi, bar e ristoranti. Si tratta nella maggior parte dei casi di uomini (il 53,9%) che hanno in più del 93% dei casi un contratto a tempo determinato. Sono steward, hostess, addetti all’accoglienza, baristi e camerieri.

Nella mappa cittadina dei luoghi di lavoro seguono il supermercato (12,8%, quasi il 20% in più al 2007), il mondo dello sport e dello spettacolo (9,5%, quattro volte in più del dato del 2007), mentre solo 2 giovani su cento, ma in sostanziale continuità con il passato, hanno messo su bottega e sono soprattutto parrucchieri, sarti e lavandai. La fabbrica raccoglie ancora il 6.8% della manodopera giovanile, ingaggiata nella maggior parte dei casi con contratti che vanno da 8 giorni a 3 mesi, con un calo però di quasi il 70% rispetto a due anni fa. Soluzioni in vista poche: «Istituzioni e parti sociali — ha proposto il vicesindaco — studino le criticità a fronte dell’alta percentuale di disoccupati tra i giovani. Occorre evitare che si propaghi la disoccupazione giovanile di lunga data e dare alle nuove generazioni quel diritto di cittadinanza di cui non riescono a godere».

Mariachiara Giacosa

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