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A Torino il record dei giovani disoccupati

La Stampa - 04/02/11

Senza lavoro a Torino trentadue giovani ogni cento. In città la disoccupazione tra i 15 e i 29 anni è più alta della media regionale (31%) e di quella italiana (25%). Lo dice una ricerca dell'Osservatorio sulla formazione e il lavoro della Città di Torino che gli assessori al lavoro di Comune, Provincia e Regione e i rappresentanti del mondo del lavoro hanno preso ieri come punto di partenza per studiare politiche di incentivo all'impiego giovanile.

Metteteci tutti i ma che volete (la crisi che morde, i giovani che prolungano gli studi), però il dato fa rumore. «Vietato sottovalutarlo» dice il vicesindaco Tom Dealessandri, che aggiunge: «Le politiche per il lavoro negli ultimi anni si sono concentrate sul reinserimento di chi è stato licenziato, tanto che le aziende, per tutta una serie di vantaggi, assumono oggi più persone in mobilità che giovani». C'è anche spazio per un mea culpa «generazionale»: «In questi anni abbiamo creduto che di fronte al saldo demografico negativo, i giovani, anche con la crisi, avrebbero trovato una loro collocazione». Non è avvenuto. «Dobbiamo impegnarci per evitare la disoccupazione giovanile di lunga data».

E però, la ricerca mette anche in luce che è già in atto una concorrenza spietata tra genitori in attesa di ricollocazione e figli che premono per entrare nel mondo del lavoro: «Cresce la domanda di figure professionali qualificate, ma nella corsa allo stesso impiego gli adulti vengono scelti il 63% delle volte. Ai giovani rimane il resto». Il tutto in un contesto di contrazione dei contratti a tempo indeterminato, in calo del 3,8% rispetto al 2005 e crescita delle altre forme di impiego (il 30% degli avviamenti complessivi): contratti occasionali, apprendistati, lavori a termine per sostituzione, lavori intermittenti. A Torino nel 2009 sono stati avviati con contratto 56 mila 617 giovani, solo dodici su cento a tempo pieno e indeterminato.

Cambia anche l'offerta di lavoro che fa registrare una crescita dei livelli d'istruzione richiesti e l'aumento della presenza degli immigrati (172,6 ogni mille residenti contro 85,7 italiani). Questi i luoghi di lavoro della maggior parte dei giovani: alberghi, ristoranti, bar, negozi e supermercati. Con una nota sorprendente, che rende il quadro un po' meno fosco: è nelle periferie «difficili» della città che si trovano le più frequenti occasioni di lavoro stabile.

A. Ciat.

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