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I giovani e la voglia di futuro

La Stampa - 18/02/11

I pregiudizi sui nostri giovani sono ostinati, nonostante le smentite che puntualmente contrastano con i luoghi comuni che li riguardano. L’ultima è arrivata dalla selezione che è stata fatta per una recente iniziativa della Compagnia di San Paolo. La fondazione, infatti, ha lanciato un bando per individuare 15 ragazzi e 15 ragazze disponibili, del tutto gratuitamente, a impegnare il loro tempo, in tre fine settimana, cercando di elaborare un progetto per il futuro di Torino. Il frutto del loro lavoro dovrebbe contribuire a fornire idee per la nuova amministrazione della città e a proporre alla stessa Compagnia qualche suggerimento per i prossimi interventi.

Il bando, pubblicato sul sito della fondazione, richiedeva un breve curriculum di studi e di impegni professionali, accompagnato da 15 righe con le motivazioni che avevano spinto i giovani alla partecipazione. Davanti agli sbalorditi e, a quel punto, un po’ affannati selezionatori, sono arrivate ben 355 domande.

Già il numero è stato assai confortante, perché ha testimoniato come sia estesa e profonda la disponibilità a un impegno civile e sociale per il futuro della città in cui questi giovani intendono investire la loro vita. Il breve scritto, poi, rivelava anche la sorpresa e il compiacimento per essere stati chiamati ad ascoltare la loro voce. Una dimostrazione di fiducia evidentemente non usuale nei costumi gerontocratici di questi tempi, alla quale si rispondeva con una matura e tutt’altro che timida affermazione del loro diritto e del loro dovere di offrire un utile contributo.

La lettura di quelle risposte al bando suggeriva ai selezionatori altre incoraggianti impressioni. Innanzi tutto, era evidente il desiderio di vivere in un città cosmopolita, aperta al confronto internazionale, da parte di giovani ormai pienamente inseriti in un contesto di relazioni, culturali, professionali, ma anche umane, almeno di portata europea. Senza sensibili differenze di genere, perché erano davvero indistinguibili, tra maschi e femmine, caratteristiche sostanzialmente diverse.

La soddisfazione per il risultato di questa piccola ma significativa luce che si è aperta sui nostri giovani veniva, infine, dall’estrema varietà degli ambienti interessati al progetto. Si poteva pensare che all’appello potessero rispondere architetti, urbanisti, magari sociologi o economisti. Invece, le adesioni hanno riguardato anche medici, impiegati alle poste, filosofi, antichisti, artisti e, persino, gestori di ristoranti. Tutti consapevoli che non devono essere solo gli specialisti a tracciare il disegno della città futura, perché la vita urbana è un bene comune.

Luigi La Spina

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