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Siamo l'isola felice delle multinazionali

La Stampa - 25/02/11

Sono le potenzialità di ricerca e sviluppo del Piemonte a far gola alle multinazionali che decidono di stabilire un quartier generale a Torino. Questo il dato più significativo che emerge dall’analisi di «Observer», l’osservatorio promosso dalla Camera di commercio di Torino e gestito dal Centro Estero per l’Internazionalizzazione (Ceipiemonte), che nel 2010 ha condotto un’indagine sulle 51 multinazionali più rappresentative a Torino e provincia.

A confermarlo, ieri durante la presentazione dei dati, i manager di quattro aziende straniere che hanno deciso di stabilirsi e fare ricerca in Piemonte: «Qui esiste un know how strategico e si può crescere in breve tempo - spiega Pierpaolo Antonioli, amministratore delegato della General Motors Powertrain Europe, che dal 2005 ha fatto di Torino il cuore mondiale della ricerca sui motori diesel ibridi. Università e Politecnico, centri di ricerca pubblici e privati garantiscono la possibilità di fare ricerca con altre aziende del settore». «Inoltre - aggiunge Mauro Ferrari, vice presidente della Webasto, azienda tedesca tettucci apribili con base a Venaria e fornitore unico di Fiat - più del 50% dell’indotto per la componentistica dell’automotive si trova in Piemonte. Il sistema Italia all’estero è percepito come inefficiente e macchinoso. Ma il Piemonte è un’isola felice».

Oltre ai tedeschi di Webasto e agli americani di General Motors, anche i cinesi della Changan Automobile, che dal 2003 ha una sede a Moncalieri, e Vishay Semiconductor, l’azienda della Pennsylvania con un centro a Borgaro. «Dobbiamo spiegare alle nostre case madri che il Piemonte non è l’Italia - precisa Ferrari - Qui non esistono lungaggini per i permessi di costruire, visti per i dipendenti e problemi con le pratiche».

Oggi sono 600 le imprese multinazionali in Piemonte che danno lavoro a oltre 100 mila persone. IL 60% delle imprese analizzate è in Piemonte con il quartier generale italiano o addirittura europeo, il 67% ha sul territorio un’unità produttiva, il 63 svolge attività di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale e oltre il 45% ha all’interno dello stabilimento un proprio centro di ricerca e sviluppo. Ma meno del 25 per cento delle materie prime e della componentistica viene acquistata da fornitori piemontesi.

«Il quadro è interessante - spiega Guido Bolatto, segretario generale della Camera di commercio - ci sono relazioni di fornitura apprezzate che possono essere incrementate grazie alla presenza di cluster e sistemi di impresa con una lunga tradizione e competenza».

Sara Settembrino

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