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Torino vince il derby dei Politecnici

Il Sole 24 Ore - 18/07/11

I Politecnici del Nord sono abbonati ai primati nelle graduatorie che provano a mettere in fila i criteri di merito delle Università.
La classifica di quest'anno, che segue i consueti dieci indicatori ormai tradizionali nelle analisi annuali del Sole 24 Ore, non fa eccezione, ma cambia il protagonista sullo scalino più alto: il punteggio più brillante (829,8 su 1.000 punti disponibili) è quello scritto sulla pagella del Politecnico di Torino, che occupava il quarto posto nella scorsa edizione delle graduatorie, mentre il Poli milanese, tradizionale primatista, scende al secondo posto.

A spingere in alto l'ateneo torinese è un ottimo piazzamento diffuso su quasi tutti gli indicatori, da quelli relativi alla ricerca (tra cui spicca il primo posto nella dotazione dei fondi, e il secondo nella capacità di reperire risorse esterne) fino a quelli che puntano l'attenzione sull'attrattività (il 49% degli immatricolati viene da fuori Piemonte) e sul tasso di laureati nei tempi di legge. Parliamo di eccellenze, quindi anche il risultato dei milanesi compete praticamente alla pari con Torino, in particolare sulla ricerca, ma sconta piccole differenze su attrattività e rapporto docenti-studenti.

Tra gli atenei generalisti, Trento, Udine e Ferrara portano in alto il Nord-Est, spinto anche dai buoni piazzamenti dello Iuav di Venezia e di Padova, mentre Modena e Reggio abbandona il podio insieme a Trieste, che cede parecchie posizioni e si attesta quest'anno al 19esimo scalino. In tanta variabilità, due dati si ripresentano immutabili: le performance in grigio dei maxi-atenei, quelli con più di 55mila iscritti che, con l'eccezione di Padova, si barcamenano a metà classifica come Bologna, Torino e Milano oppure scendono nelle parti basse come accade a Roma La Sapienza, e la divisione Nord-Sud. I primi atenei meridionali si incontrano al 26esimo posto con il Politecnico di Bari e al 31esimo con la Federico II di Napoli, e tutta la seconda metà della classifica è monopolizzata dalle Università del Centro-Sud, con Napoli Parthenope a chiudere come da tradizione. La stessa distinzione torna fra le università non statali: le uniche tre a Sud di Roma ottengono i risultati più scadenti, mentre il primato tocca quest'anno al San Raffaele di Milano, e il derby fra la Bocconi e la Luiss si chiude a favore dell'ateneo milanese.

I risultati, come accennato sopra, sono il frutto dei 10 indicatori classici nelle graduatorie annuali, divisi in tre grandi capitoli: la 'fama' degli atenei, in grado di attrarre studenti di alto livello anche da lontano, la loro organizzazione, che permette di evitare dispersione, parcheggi di studenti inattivi e porta il numero maggiore possibile di iscritti alla laurea nei tempi previsti, e l'impegno nella ricerca, che distingue un'università vera da un 'diplomificio'. Il mix delle facoltà, che per esempio vede medicina caratterizzata da performance migliori rispetto alle facoltà umanistiche o giurisprudenza, e il territorio in cui è inserito l'ateneo ovviamente incidono sui risultati finali, che però permettono un confronto puntuale fra realtà in diretta concorrenza.

L'evoluzione delle analisi sul mondo accademico, in realtà, ha prodotto indicatori anche più 'sofisticati', come quelli della «programmazione triennale», che scontano qualche problema di aggiornamento ma offrono una base utilissima per le politiche accademiche. Peccato, però, che le risorse chiamate a premiare chi programma meglio siano risicate e soggette a continui ritardi, e che il passaggio di consegne infinito tra il Comitato di valutazione e l'Anvur metta in pericolo l'intera gestione di queste banche dati. Con qualche grosso problema di trasparenza: per esempio, i check up completo annuale discusso ogni anno con le analisi del Comitato, sara disponibile anche per i prossimi anni?

Gianni Trovati

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