Torino Internazionale | Stampa

Stampa

Berta: "Torino oltre ad Agnelli non ha capisaldi e gioca in difesa"

la Repubblica - 28/08/11

Professor Giuseppe Berta, docente di storia alla Bocconi e presidente di "Torino Internazionale", che ne pensa della frase del leader della Fiom auto Giorgio Airaudo che, a proposito della Fiat, a Repubblica, ha detto: "Ormai siamo la periferia dell'America e non c'è neanche più un Agnelli a difenderci". E' davvero così?
"Sicuramente i manager hanno acquisito maggiore potere negli ultimi anni. Accade qui in Italia con Marchionne ma anche in America alla General Motors e alla Ford. Così finisce che si identifica sempre di più l'azienda con il manager che la guida. L'ultimo esempio lo ha offerto Mucchetti sul Corriere, scrivendo una lettera a Marchionne sui destini della Fiat, pur non essendo lui l'azionista di riferimento. Insomma i manager oggi hanno più peso e autonomia".

In altre parole, per John Elkann è più difficile contrapporsi alla linea di Marchionne rispetto all'Avvocato con Romiti o Fresco?
"Detto senza offesa che Elkann non ha la storia e il peso che aveva suo nonno, oggi i tempi sono diversi e lui si sta muovendo in linea con questo nuovo passo. L'Avvocato Agnelli rinunciò a una barca di soldi che Daimler era pronta a versare per acquisire il controllo totale della Fiat perché mai avrebbe accettato una mossa che cancellava la storia della famiglia. E con l'autorità dell'azionista si frappose a un'ipotesi di vendita che tecnicamente era corretta per difendere la storia ma anche la centralità di Torino".

Oggi invece decide un manager italo-canadese con residenza in Svizzera che alle ragioni del cuore preferisce quelle dei mercati. Dunque Torino è davvero periferia?
"Che Marchionne non abbia una storia personale che si intrecci in qualche modo con la città è noto. Ma il suo guardare all'America fa parte di una strategia più ampia. Marchionne ha scommesso nel 2011 su Chrysler e nella prima metà dell'anno i fatti gli hanno dato ragione, con un incremento delle vendite. Purtroppo la nuova crisi dei mercati ha stoppato quello che era il suo obiettivo nella seconda parte: quotare Chrysler in Borsa. La tempesta di agosto ha cambiato questi piani. D'altronde chi investirebbe ora come ora a Wall Street o a Piazza Affari, visto che non c'è certezza che i mercati abbiano toccato il fondo? Questo più che la differenza di cambio tra euro e dollaro sta modificando e condizionando i piani del Lingotto".

Airaudo sostiene anche che la città è ossequiosa nei confronti di Marchionne e poco orgogliosa. Condivide?
"In realtà, credo che la città non abbia più grandi aspettative sull'auto anche se sa che effetto avrebbe comunque perdere del tutto questa industria. Non abbiamo più uno scenario di respiro come hanno in Germania Stoccarda e Wolfsburg, per esempio. Loro giocano una partita che punta al primato nel mondo delle quattro ruote, noi di contenimento. D'altronde Torino ha perso i suoi capisaldi: prima dell'auto, le banche. Non ha più un ruolo primario".

Ecco, l'altra accusa del leader Fiom: gli enti locali fanno poco per difendere Torino. Dissente?
"Sei anni fa, quando c'erano le risorse, gli enti locali non hanno esitato a investire per tamponare la falla e salvare Mirafiori, uno stabilimento, non dimentichiamolo, che ha 72 anni, il più longevo d'Europa. Oggi la situazione è cambiata, quelle risorse vanno investite per salvare servizi primari".

C'è anche chi sottolinea che il salvataggio del 2005 è costato tanto e non ha dato grandi risultati se ci ritroviamo punto daccapo con il nodo Mirafiori da risolvere. Non crede?
"Io continuo a considerare quell'intervento una misura necessaria".

Airaudo ha accusato Fassino di muoversi come un notaio di fronte al dispiegarsi della questione Fiat. Lei che ne pensa?
"Guardi, Fassino per storia personale e per cultura ha sempre riservato molta attenzione alla Fiat. Sta cercando di fare quello che può, ma quali strumenti ha?".

P.P.L.

Ricerca Tematica

Ricerca libera

/ /