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Torino ha deciso: una holding per le partecipate comunali

Il Sole 24 Ore - 07/09/11

È questione di settimane, se non di giorni. La soluzione definitiva sul riassetto delle società partecipate torinesi «è imminente». La conferma arriva dal vicesindaco Tom Dealessandri, impegnato in questi giorni negli ultimi ritocchi alla delibera che entro le prossime settimane dovrebbe approdare in Giunta. Sembra infatti che Palazzo civico, dopo aver a lungo esaminato il dossier sul futuro di Gtt, Amiat, Trm, Iren e Smat, sia prossimo a un pronunciamento definitivo sulla questione. Dealessandri, titolare della delega alle partecipazioni societarie, per il momento preferisce non entrare troppo nei dettagli, suggerendo però che «tutte le ipotesi restano valide».

Tra gli scenari avanzati prima dell'estate (maxi-holding, cessione di quote ai privati, trattamento differenziato per ogni società), sembrerebbe infatti essersi fatta avanti una soluzione "mista", che non escluderebbe a priori nessuna delle tre ipotesi. «A brevissimo - annuncia l'assessore ai Trasporti Claudio Lubatti, interessato soprattutto alla partita che tocca Gtt - arriverà in Giunta la delibera con la quale sarà costituita la holding che raccoglierà la quote di tutte le società». Dopo questo primo passo, sul quale tuttavia non sembra ancora raggiunto un consenso unanime in giunta, si valuterà caso per caso la cessione delle quote di proprietà comunale, nel caso di Gtt fino a un massimo del 40 per cento. Si tratterebbe di avanzare per tappe. Non rinunciando, però, a inglobare tutte la partecipazioni in un'unica società madre.

Per l'avvio delle prime cessioni bisognerà aspettare almeno fino al 2012. «Entro l'inizio del prossimo anno compiremo una scelta definitiva sulle modalità con cui procedere alla cessione delle quote - precisa l'assessore al Bilancio Gianguido Passoni -. La linea maturata in questi mesi è di vendere il 40% di Gtt. Sulle altre società, come Amiat, stiamo ancora ragionando».

Il trasferimento di quote ai privati è una soluzione cui la manovra finanziaria in discussione in questi giorni darebbe nuovo impulso. Non solo perché prospetta nuovi tagli, ma perché prevede per gli enti locali che scelgono di vendere le proprie partecipazioni l'accesso a un fondo strutturale per gli investimenti, fuori dal Patto di stabilità. Incentivo che lo stesso Passoni definisce «particolarmente innovativo» e che darebbe un po' di respiro alle affannate casse comunali. L'apertura delle società ai privati è condivisa dalla maggioranza e da buona parte della minoranza che siede in Sala Rossa. Lo stesso Fassino l'aveva inserita sin dall'inizio all'interno delle sue Linee programmatiche. E ora che nelle scorse settimane anche l'agenzia di rating Fitch, dopo aver rivisto al ribasso l'outlook sul debito della Città, ha sottolineato l'eccessivo peso delle partecipate sui conti del Comune, la questione si fa più urgente.

Le società partecipate contano da sole un debito complessivo di circa 800 nulioni di euro: 500 milioni Gtt, 70 milioni Amiat, 230 milioni Fct (finanziaria che detiene le quote di Iren, Smat, Tne, Centrale del Latte e delle autostrade Torino-Savona e del Frejus).

L'unico interrogativo ancora aperto riguarda l'identità del compratore: soggetto privato o pubblico, finanziario o industriale? Il dilemma si pone soprattutto nel caso di Gtt, il cui riordino è tra i primi in lista. La scelta potrebbe cadere su un soggetto finanziario privato o istituzionale (in questo caso in prima fila ci sarebbe la Cassa depositi e prestiti), oppure su un socio industriale che opera da tempo nel settore dei trasporti. Due i nomi principali che circolano al momento: Arriva, società controllata dalle ferrovie tedesche (Deutsche Bahn) che nel Torinese gestisce le autolinee Sadem, oppure la francese Veolia.

«Scegliere un socio finanziario significherebbe mantenere la gestione del trasporto pubblico locale in mano alla Città - precisa Lubatti -, cosa che non avverrebbe se si optasse per un un partner industriale, il quale vorrebbe entrare direttamente nella gestione delle linee». In definitiva, sottolinea l'assessore ai Trasporti, «si tratterà di una scelta di natura squisitamente politica». Una decisione per cui bisognerà aspettare almeno fino a gennaio.

Gabriele Guccione

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