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In mano a Palazzo di Città un tesoretto da un miliardo

Il Sole 24 Ore - 07/09/11

Le novità contenute nella recente manovra del Governo tornano a scaldare il dibattito sul futuro delle Utilities del Comune. Le esangui casse comunali, da tempo alle prese con consistenti livelli di indebitamento e periodiche strette sui trasferimenti, costrìngeranno l'amministrazione a proseguire la stagione delle politiche a difesa dell'equilibrio di bilancio, intervenendo ad esempio sulle partecipazioni come da programma della nuova Giunta. Il Decreto offre agli Enti locali incentivi allettanti (500 milioni del Fas) ma, nonostante le aspettative del Governo, l'efficacia di queste nuove misure è tutta da verificare. I valori economici in campo rischiano di scontrarsi con un mercato depresso e operatori poco disposti ad investire in settori in cui l'incertezza normativa è elevatae in cui il pubblico resta un partner invadente.

La stima
La stima delle partecipazioni più ricche nel portafoglio della Città di Torino (Amiat, Trm, Iren, Gtt, Sagat, Smat) supera il miliardo di euro. Questo valore, determinato sulla base della capacità di produrre reddito futuro, è solo il punto di partenza per comprendere quanto virtuali siano i valori che allo stato attuale possono essere individuati. Amiat ha dimostrato negli ultimi anni una grande capacità di fare risultato anche dopo la chiusura della discarica di Basse di Stura. Tuttavia, allo stato attuale è difficile stimare il valore del Gruppo per due ragioni: su Amiat pende l'incognita della riconferma dell'affidamento che scadrà nel 2014, mentre la mancanza di attività (e impianti) di smaltimento non possono che deprimere il valore potenziale del Gruppo. Si dovrà porre rimedio alla scelta compiuta dalla Regione Piemonte, unica in Italia ad imporre la separazione tra Amiat e TRM (società che si occupa della realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione del Gerbido), impedendo cosi la naturale integrazione tra le attività di raccolta e quelle di trattamento dei rifiuti. Allo stato attuale Amiat può essere valorizzata a pieno solo all'interno di una strategia che l'accomuni a Trm. L'aggregato tornerebbe ad essere un soggetto fortemente appetibile, specie per il Gruppo Iren che oggi detiene forti competenze in materia ambientale.
Quest'operazione sancirebbe, tra le altre cose, la soluzione di un'ulteriore anomalia tutta torinese: la mancata integrazione dei servizi pubblici erogati alla cittadinanza all'interno di una stessa società.

Prospettive
Per quanto riguarda il campione locale Iren, l'ipotesi dì cedere quote è allo stesso modo di difficile realizzazione e, al momento attuale, di scarso significato strategico. Le strade percorribili sono due: intervenire sul veicolo finanziario Fsu che detiene, a metà con Genova, il 33,3% della holding e/o cedere la partecipazione diretta (74%) di Fct. I vincoli sono, tuttavia, molto elevati: lo statuto di Iren impone la maggioranza pubblica, pertanto andrebbe percorsa l'improbabile strada di una cessione agli altri soci pubblici o in alternativa di una cessione limitata al rispetto del 50+1 dicapitale pubblico nella holding. Nonostante la beffa della Robin Hood Tax, che impatterà sui prossimi utili, è difficile credere che il Comune sia disposto a veder ridurre la quota di dividendo che oggi incamera, specie in una situazione di forte deprezzamento del titolo (Iren ha perso il 25% di capitalizzazione da inizio anno e vale circa la metà di quanto quotava nel momento della fusione).
Migliore fortuna potrebbero avere partecipazioni "minori" come Sagat e Centrale del Latte per cui i benefici di una cessione possono essere superiori al mantenimento dell'attuale quota nel capitale e di dividendi.
Dato per assodato il veto alla possibile cessione di una quota di Smat in seguito al pronunciamento del referendum, nell'autunno con tutta probabilità sarà messo sul mercato il 40% di Gtt che, forte di una concessione rinnovata per i prossimi 10 anni, può ragionevolmente ambire ad una vendita importante; tuttavia, il valore dipenderà dalle condizioni con cui sarà definita l'operazione. Due i nodi più delicati: la scelta delle deleghe di gestione da offrire al socio privato e l'eventuale riorganizzazione del Gruppo, che garantirebbe una miglior valorizzazione.

Valorizzazione
Resta da sottolineare che le performance delle utilities torinesi sono da alcuni anni cruciali per mantenere in equilibrio i conti del Comune, e questo impone cautela nella scelte che saranno effettuate. Alle condizioni attuali la dismissione di quote in una o più imprese può rivelarsi una strada non meno tortuosa e forse meno efficace di una strategia più ampia di riorganizzazione e valorizzazione dell'intero sistema delle partecipate torinesi.
La priorità va assegnata al riassetto di alcune società e alla loro valorizzazione attraverso la costruzione di maggiori sinergie territoriali, magari sull'esempio di quanto avvenuto in Emilia-Romagna e in Lombardia, dove sono emersi leader regionali che hanno aggregato soggetti minori e ridotto la frammentazione delle gestioni preesistenti. In ogni caso il futuro delle partecipate torinesi deve passare dal coinvolgìmento dei soggetti di area metropolitana e dal ripensamento del ruolo che il Comune di Torino intenderà interpretare al loro interno.

Sandro Baraggioli

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