Torino Internazionale | Stampa

Stampa

Alla cultura servono mecenati

La Stampa - 23/09/11

Adesso che le cifre sono arrivate, confermando purtroppo l’entità dei tagli che il Comune dovrà applicare ai suoi bilanci, la ricetta è, a parole, abbastanza ovvia: bisogna concentrare le spese secondo un ordine di priorità. Qui, però, cominciano i problemi. Con quali criteri si stabilisce questa scelta tra le necessità assolute e quelle che si possono sacrificare, sia pure a malincuore? Ha ragione, per esempio, l’assessore alla Cultura, Maurizio Braccialarghe, quando contesta la famosa, infelice battuta di Tremonti, secondo il quale «con la cultura non si mangia». Il settore costituisce, infatti, una risorsa economica importantissima, sia direttamente, sia per l’indotto che coinvolge. Ma è chiaro che una difesa intransigente di tutte le iniziative che sono state avviate nei tempi delle «vacche grasse» sarebbe, per l’assessore, una tattica suicida e controproducente.

Bisogna, allora, avere il coraggio di mantenere quelle attività che hanno trasformato l’immagine di Torino negli ultimi cinque anni. Quelle che hanno avuto risonanza nazionale e internazionale, riducendo quella, sia pure benemerita, pletora di spese che ha mantenuto in vita manifestazioni interessanti, ma a carattere locale e, magari, sostenute per esigenze di clientela politica. Le obiezioni a questo criterio sono note e alcune sono ragionevoli: la promozione in questo settore deve aiutare la più vasta partecipazione popolare a un processo di crescita culturale e non può limitarsi a sostenere iniziative d’élite o già collaudate. La sperimentazione, ad esempio, soprattutto nei confronti dei giovani, è fondamentale. Per cercare di ovviare ai danni che sicuramente si arrecheranno a tante attività non disprezzabili, non c’è che una strada: l’appello ai privati. Torino, diciamo la verità, non eccelle nel mecenatismo culturale.

La sua borghesia è sempre pronta a dare un aiuto nel caso di calamità naturali o di esigenze sanitarie specifiche. Nel solco di una tradizione caritativa, sia religiosa sia laica, illustre e ammirata in tutt’Italia. Ma, nel settore della cultura, l’impegno civile è meno sentito che in altre città. Si tratta, perciò, di sollecitare associazioni, categorie professionali, mondo industriale a contribuire perchè tante iniziative non siano costrette a spegnersi. Con un vero programma di adozioni, di un teatro minore, di un cinema sperimentale, di un circolo, di un museo particolare o di una biblioteca in periferia. Per dimostrare che, anche in piccolo, la cultura dà da mangiare alla mente.

Luigi La Spina

Ricerca Tematica

Ricerca libera

/ /