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Non tutto si è fermato: la politica apra gli occhi

Il Sole 24 Nord Ovest - 28/09/11

Il clima di questo tremendo autunno del 2011 è tale da congelare, in apparenza, l'autonomia dei comportamenti economici. Sotto la cappa di piombo dei sommovimenti finanziari sembrerebbe esserci spazio soltanto per una preoccupazione impotente. Invece, per fortuna, non è così e per accorgersene basta guardare a come sta reagendo, in maniera molecolare, la società del Nord-Ovest di fronte al riacutizzarsi di una crisi finora indomabile.

Non è una realtà testimoniata - purtroppo - dagli indicatori economici e dai rilievi statistici, e tuttavia non sfugge a un'osservazione attenta. Se ne avvedono gli utenti della linea ferroviaria ad alta velocità, che trovano i convogli pieni di gente come non lo sono mai stati in passato. Donne e uomini in viaggio con le borse e i computer in cui hanno raccolto prodotti, idee e progetti e che provano a far conoscere per assicurarsi nuove opportunità di lavoro; si tratta di giovani laureati, consulenti oltre l'età della pensione, tecnici e lavoratori specializzati che girano per l'Italia a vendere le loro competenze.

Sono tutti mossi dalla stessa spinta, convinti che sia giunto il momento di darsi da fare, ognuno come sa e come può, per non doversi piegare alla crisi.
Avendo perso quasi del tutto le aspettative di potersela cavare grazie alle macrodecisioni, delle istituzioni come dei grandi soggetti economici, sono meno interessati al torrente di notizie che rischia di sommergerci. C'è anche la convinzione che il proprio destino di lavoro non dipenda né dagli scontri attorno ai cantieri della Val di Susa, né dalle scelte produttive di Mirafiori: si è consolidata la persuasione che non sia questa la dimensione in grado di condizionare la propria vita professionale e la propria capacità di reddito, su cui è consigliabile tentare di riprendere il massimo controllo personale. Ecco allora la scoperta della necessità di promuoversi da se stessi, di mostrare in giro quello che si sa fare.

Chi ha guardato alla storia del nostro Paese e di questo territorio ha imparato che le grandi trasformazioni economiche non sono avvenute solo in virtù di poche determinanti decisioni dall'alto, ma anche e talvolta soprattutto per mezzo di una mobilitazione sociale di massa, compiutasi dal basso, in modo magari disordinato, ma efficace. Se non si cede definitivamente alla sfiducia, qualche segno di questa capacità di mobilitazione economica della società si può scorgere anche adesso. Per il momento, essa è animata sia dalla disaffezione verso quanto avviene sopra le nostre teste, sia dal senso che in questo frangente nonrimane altro che fare da sé.

Pare che la gente affolli meno le banche di tre anni fa, quando si recava agli sportelli per chiedere notizìe, soprattutto rassicurazioni, sulla sorte dei propri risparmi. Ora siamo in tanti ad aver capito che alle nostre ansie non ci sono rimedi, perché una crisi come questa non c'è mai stata. Non resta dunque che scommettere su noi stessi.

Questa nuova fase di mobilitazione economica della società, se ci sarà, non potrà contare su sostegni istituzionali. Ma varrebbe la pena che gli enti di governo della società locale riconoscessero quel che sta capitando. È assai probabile che non si possa redigere nessun "piano strategico" per supportare questi impulsi molecolari, ma riconoscerne il rilievo e cercare quantomeno di rimuovere qualche ostacolo al loro sviluppo, sarebbe già un gesto importante.

Giuseppe Berta

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