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I debiti e la governance sono i nodi da sciogliere

Il Sole 24 Nord Ovest - 28/09/11

L'esito dell'ultima tornata elettorale e il dibattito intorno al riassetto di Edison hanno riaperto la discussione sull'integrazione tra i principali gruppi multiutility italiani. Dunque non è un caso che si parli di una possibile integrazione tra A2a, Hera e Iren. Tuttavia il processo di concentrazione degli ex-operatori municipali ha da tempo segnato il passo, compiici gli alti livelli di indebitamento contratti soprattutto da A2a e da Iren, l'instabilità normativa e il venir meno del disegno strategico del grande operatore nazionale.

Nessuno dei soggetti economici emersi a partire dal 2000 dal sottobosco delle imprese municipali è oggi in grado di proporsi con forza al di fuori del contesto locale e nazionale. Ci sta provando A2a con l'importante acquisizione di Coriance in Francia e la campagna montenegrina ma, per capitalizzazione, la principale local utility italiana resta a metà della classifica delle le prime 50 Utilities europee.

Lo stato dell'arte
La multiutility lombarda ha percorso la strada della generation company, alla rincorsa dei grandi incumbent nazionali Enel ed Eni, senza raccogliere, tuttavia, i frutti attesi; il gruppo, è oggi alle prese con una difficile gestione dell'imponente mole di indebitamento e la necessità di ridefinire le proprie ambizioni di sviluppo. Quanto accadrà nella partita tra A2a e EdF può determinare importanti sviluppi non solo per A2a ma per il riassetto dell'intero comparto. Gli scenari restano in ogni caso confusi. La cordata italiana per l'acquisto di Edipower rappresenta il tentativo di rilancio delle ambizioni di A2a nella generazione elettrica, nonostante i risultati raccolti in Edison avessero ispirato il management alla cautela immaginando, nell'ultimo piano industriale, uno sviluppo su business maggiormente protetti: servizio ambientale e cogenerazione.
Se questa ipotesi prevalesse sugli accordi di marzo, le ripercussioni per Iren, principale operatore del Nord-Ovest (Piemonte, Liguria ed Emilia), non sarebbero secondarie. Il gruppo, cresciuto per linee esterne come aggregazione di leader territoriali incumbent (Aem Torino, Amga Genova, Enia), manca oggi di una più marcata identità dal punto di vista territoriale e del profilo di business.

Il nuovo player
L'eventuale avvicinamento ad A2a avrebbe il merito di creare il terzo operatore italiano nella generazione. Un gigante dal passo lento, però, perché nuovamente appesantito dai debiti. Allo stesso modo non mancherebbero i problemi di governabilità di una fusione in cui il comparto torinese, motore delle aggregazioni in Iren, finirebbe per essere marginale. Profondamente diverso il modello di sviluppo di Hera, regional multiutility cresciuta come centro di aggregazione degli operatori locali emiliano-romagnoli. Negli ultimi anni il suo sviluppo si è concentrato verso Sud nelle Marche anche a seguito delle difficoltà riscontrate a proporsi in Toscana, in primis, e in Veneto. Il mancato accordo con gli azionisti di Iride ed Enia nel 2008 ha impedito la nascita di un gigante territoriale con un profilo di business equilibrato, forte tanto nell'upstream quanto nella vendita di servizi al cliente finale. Il rilancio dell'integrazione si porrebbe in forte alternativa rispetto al modello della generation company. L'eventualità che si torni ad aprire questo dossier è sicuramente influenzata dalla possibilità che Iren investa i capitali che oggi detiene in Edison-Edipower.

Davide contro Golia
Oggi non siamo nelle condizioni per affermare che ulteriori aggregazioni favoriranno la nascita di soggetti in grado di competere sui mercati internazionali; piuttosto, le dimensioni dei concorrenti sembrano tali da suggerire strategie più prudenti basate su processi di consolidamento territoriale come leader macro-regionali. Il confronto tra A2a ed Edf in Edison dimostra in maniera esemplare l'incommensurabilità tra la potenza di fuoco del gigante francese e le mire del nostro più agguerrito e ambizioso gruppo industriale. È ragionevole domandarsi se non esista una scala oltre la quale le principali multiutility italiane non siano oggi in grado di andare da sole senza mettere a rischio i propri equilibri finanziari.

Sandro Baraggioli

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