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Torino: prove di rilancio con la finanza

Corriere economia - 17/10/11

C`è stato un tempo in cui Pininfarina era il secondo produttore italiano di auto, mentre a poca distanza il primo riempiva il fabbricone di Mirafiori con oltre quarantamila operai. Erano gli anni della Carrozzerie torinesi, elogio dell`ingegno e della tecnologia di questo Paese. Adesso i protagonisti di quella storia non se la passano così bene, e il problema di salute dell`industria automobilistica non solo e non sempre si chiama Fiat. Pochi giorni fa Pininfarina ha chiuso ogni attività di produzione, lasciando a casa 127 persone tra operai e impiegati. Altri 80 anni di tradizione che se ne vanno in soffitta, spegnendo ogni possibilità di vedere un`auto elettrica fatta in Piemonte. Giorgetto Giugiaro, il re del design, da più di un anno è ormai alle dipendenze della Volkswagen, mentre Lilli Bertone, moglie ed erede del grande Nuccio, proprietaria del Centro Stile, si è ritirata nella sua villa sul lago Maggiore e ai giornalisti che la vanno a trovare fa sempre una raccomandazione scherzosa: «Scriva che sono ancora molto bella...».

Prigionieri del sogno
Anche Torino continua a essere bella e si sforza di non essere prigioniera dei ricordi. Qualunque siano le vere intenzioni di Sergio Marchionne, in fondo la città ha già consumato il suo lento e lungo addio a mamma Fiat. Accadde nei primi anni del Duemila, quando per l`azienda di corso Marconi i de profundis erano ormai un coro, al punto da spingere qualcuno a formulare l`ipotesi del tribunale fallimentare, l`onta suprema.
La città reagì scoprendo una vocazione turistica che non sapeva di avere. Le Olimpiadi invernali del 2006 stavano per arrivare, e con esse i finanziamenti a cinque cerchi e molti zeri.
Il cammino per cambiare vocazione, da industriale a terziaria, era cominciato molto prima. Nel 1993, quando il patto economico-politico tra il banchiere Enrico Salza, allora presidente del Gruppo SanPaolo Imi e il segretario cittadino del Pds, Sergio Chiamparino, designò candidato sindaco il cattolico Valentino Castellani, un professore universitario che sconfisse in una partita tutta di centrosinistra il «vecchio» ex comunista Diego Novelli. Nel documento che siglava l`intesa cordiale tra due diversi establishment c`erano già le linee guida della città di oggi. Ma se la continuità di quel blocco di potere si perpetua con l`arrivo in municipio di Piero Fassino, fortemente sponsorizzato da banche e fondazioni, mancano i soldi per continuare la saga della città fabbrica che si apre al mondo.

Mutazioni genetiche
Nell'ultimo decennio Torino è stata forse la città più «assistita» d`Italia, e i finanziamenti hanno fatto da volano a una mutazione genetica, una frenesia positiva nel cambiare pelle e attitudine. In questi giorni, invece, impazza la querelle su un grattacielo distante tre chilometri in linea d`aria dalla Mole, «accusato» di alterare la skyline cittadina. Basta poco per tornare indietro allo stereotipo del torinese chiuso e introverso. Dopo tanta euforia, l`assenza di fondi rischia di indurre una depressione latente. Il binomio Torino-turismo si basa sugli eventi culturali, fino ad oggi finanziati dall`amministrazione pubblica, e sempre più necessari per richiamare gente da fuori, visto che i consumi interni sono in calo verticale: secondo la Camera di commercio nell`ultimo anno ogni torinese ha ridotto le proprie spese del dieci per cento, e la percentuale di famiglie che osano uscire a cena una volta alla settimana si è abbassata del 28%.

L'eterno contronto
Adesso che i soldi sono finiti, il risiko dei poteri cittadini diventa più semplice che mai. Fuori gioco le banche, con Intesa presa in tutt`altre faccende, non restano che le fondazioni, Compagnia di San Paolo e Cassa di risparmio Torino. Sempre più decisive per le sorti di amministrazioni locali costrette a lottare contro la penuria di risorse, e consapevoli del loro ruolo, dispensano analisi sulla perdita dei centri direzionali di impresa e la conseguente subalternità a una Milano tornata «forte», forniscono suggerimenti sulla razionalizzazione della macchina comunale, ma sembrano anch`esse prive di quella visione condivisa sul futuro della città che fu il volano della sua trasformazione, o rinascita, dipende dallo sguardo.
L'orizzonte è quello, oltre non è dato andare. Dieci giorni fa Fassino ha chiesto un aiuto diretto alle fondazioni bancarie, due milioni di euro per scuola, servizi sociali e cultura. I vertici della Compagni e di Crt hanno dato un via libera condizionato, perché la crisi finanziaria, le Borse in bilico e l`incognita dei dividendi non consentono certo di garantire disponibilità illimitate.
Sta per nascere una associazione autonoma incaricata di vendere il «prodotto-Torino», gentile eufemismo che nasconde la ricerca di sponsor pronti a finanziare le iniziative culturali del 2012. Ne faranno parte Comune, Camera di commercio e, naturalmente, le immancabili fondazioni bancarie. La logica dell`«evento», da foraggiare pena la rottura dell`incantesimo, sembra diventato l`unica possibile panacea, la boccata d'ossigeno che consentirà di non perdere uno status ormai acquisito. Anche per questo il sindaco continua a fare appelli a eventuali «mecenati civici» che prendano a buon cuore le sorti della cultura cittadina e quindi del turismo. Ma la categoria appare in via di estinzione. A Torino la crisi sta picchiando forte. Vista dall`alto, la strada dall`aeroporto di Caselle alla città è una processione di capannoni abbandonati. Traballa l`Alenia, alle prese con un piano industriale molto discusso, la Burgo ha annunciato il trasferimento in Veneto. L'ultimo trimestre del 2011 sta decretando la scomparsa dell`ottimismo, certificata dall`indagine di congiuntura fatta dall`Unione industriale cittadina. Aspettative pessime, inferiori a quelle già grame di fine 2008, quando le aziende cominciavano ad annusare la recessione.

Cessioni possibili
Alla fine anche il gioco dell'oca delle privatizzazioni finirà per riportare alla casella di partenza. Alle fondazioni bancarie. Per funzionare, la vendita del 40 per cento delle quote di Gtt, municipalizzata dei trasporti, Amiat, incaricata della raccolta rifiuti, e Trm, la società che sta ultimando l`inceneritore del Gerbido, necessita di acquirenti. L`addio al controllo diretto delle aziende partecipate (le rimanenti quote verranno passate alla Finanziaria del Comune, destinata a diventare una holding) è una mossa obbligata, l`unica possibile per risanare il bilancio del Comune e trovare fondi per la spesa corrente.

Marco Imarisio

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