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Mancano i talenti alla Torino dell'arte

la Repubblica - 01/12/11

Torino orientata verso il futuro e sperimentale, ma anche "bella addormentata" e autoreferenziale. Apprezzata per i suoi musei, le collezioni e fondazioni, ma ancora identificata con la città dell'Arte Povera. Perché l'aumento delle istituzioni che promuovono l'arte sotto la Mole si è rivelata inversamente proporzionale, negli ultimi 40 anni, al numero degli artisti effettivamente emersi. C'è bisogno di creatività, pena la perdita della percezione della città come polo artistico di valenza internazionale. Ben vengano allora le OGr, che, sia detto una volta per tutte, non ospiteranno un museo ma, parole del segretario generale della Fondazione Crt Angelo Miglietta, "una piattaforma di produzioni culturali diverse che dovranno generare nuove risorse". E ben vengano anche per l'assessore civico alla cultura Maurizio Braccialarghe, che dà la sua benedizione, ringrazia e afferma: "Non si può più sostenere tutto, occorre essere capaci di scelte strutturali: in questa logica, vedo in maniera positiva l'evolversi della progettualità espressa nell'ambito delle Ogr, tesa alla contaminazione dei generi culturali".

Emergono luci e ombre dalla ricerca "Arte contemporanea a Torino", promossa e sostenuta da Crt, realizzata da Torino Internazionale e dall'Università Iulm e presentata ieri mattina nel Salone d'onore di via XX Settembre. Luci e ombre perché non va male, ma potrebbe andare meglio. Siamo a metà del guado, la transizione della città non è completata e tra globalizzazione e crisi occorre riposizionarsi: "Si deve continuare a investire, non basta basarsi sull'esistente. Tagliare la cultura perché non ci sono risorse è insostenibile, a meno che non si voglia tornare a Torino città post-industriale, ma allora lo si dica esplicitamente" ha rimarcato il professor Pier Luigi Sacco, che con il collega Walter Santagata ha coordinato il lavoro.

Sono contrastanti i dati emersi dai pareri delle 57 persone del settore intervistate e delle 150 che hanno risposto a questionari. Agli occhi del mondo Torino è considerata capitale continentale (per il 43%) e internazionale (per un altro 43%), soprattutto per i più giovani, mentre fiori all'occhiello sono ritenuti il Castello di Rivoli, la Fondazione Sandretto e la fiera Artissima.

La parte della ricerca dedicata alle professioni dell'arte mette in evidenza una progressiva precarizzazione: l'80% degli artisti e più del 50% degli altri operatori dichiarano ricavi fino a 15mila euro all'anno, lavorano spesso in modo saltuario in forma individuale o in piccole realtà imprenditoriali, con fonti di reddito frammentate. L'84% dei lavoratori ha inoltre meno di 40 anni e un grado di formazione elevato (il 70% è dotato di laurea o titolo post laurea). Con la crisi si assiste inoltre alla contrazione del mercato delle opere, con la scomparsa del collezionismo minore, e delle risorse pubbliche a disposizione.

"C'è la tendenza a considerare il successo in base al flusso dei visitatori, quello che conta è invece la capacità di produrre nuova cultura. Ma chi produce oggi nuova cultura a Torino? Dove sono i grandi artisti, scrittori e designer? Se c'è vitalità nel cinema e nel food, negli altri settori troviamo un po' di opacità - ha detto Santagata. - Negli ultimi decenni si è lavorato di più sulla capacità di conservare l'esistente, occorre invertire la rotta".

Marina Paglieri

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