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Pochi artisti nella città dell'arte

La Stampa - 01/12/11

Esiste un paradosso Torino: 50 anni fa questa era una città fabbrica dalla monocultura industriale, non c'erano istituzioni a sostenere l'arte, eppure era piena di artisti: era la stagione d'oro dell'Arte Povera. Oggi la città è piena di istituzioni che sostengono l'arte eppure mancano gli artisti». A parlare è Walter Santagata, docente di Economia della Cultura all'Università di Torino, alla presentazione nella sede della Fondazione Crt del «Rapporto 2010 sull'Arte Contemporanea a Torino».

La ricerca, realizzata dall'Associazione Torino Internazionale e dallo Iulm di Milano e sostenuta dalla stessa Fondazione Crt (la pubblica Allemandi), ha fornito una fotografia del sistema dell'arte cittadino parziale (curioso che non si sia pensato di sentire anche il pubblico, per avere una mappa dei suoi giudizi e delle sue aspettative in questo campo), ma ricca di spunti. Il primo, sottolineato da Santagata, è che il sistema dell'arte per cui siamo riconosciuti e apprezzati a livello internazionale, non vede in questo momento artisti di rilievo internazionale. E quelli, soprattutto se giovani, che ci sono e lavorano non se la passano certo bene. Dalle interviste fatte dal team di Anna Tavella, è risultato che del proprio mestiere non si riesce a campare. L'80% degli artisti e il 50% di chi lavora nel campo dichiara infatti di guadagnare meno di 15 mila euro l'anno e il 60% fa anche un altro lavoro. Insomma, il giovane artista torinese è in primo luogo un precario. Sotto accusa per la scarsità di talenti il sistema formativo.

E un secondo paradosso emerso è che per ovviare a questa carenza molti operatori del sistema propongono istituti di formazione superiore. Ossia, invece di affrontare il problema reale (peraltro non solo torinese, visto che a latitare, Cattelan a parte, sulla scena internazionale sono gli artisti italiani) della funzione e del ruolo delle accademie di belle arti, si pensa di puntare su strumenti alternativi. Tra questi, molto caldeggiato dagli stessi artisti e dalla Fondazione Crt per l'Arte Contemporanea, che come ha ricordato il suo consigliere Franco Amato, ha avviato un programma ad hoc, sono gli scambi o le residenze d'artista, ossia la possibilità per i giovani di andare a fare pratica in Paesi stranieri e per gli stranieri di venire da noi. Due dati positivi dalla fotografia del sistema sono la «femminilizzazione» (il 51% di chi lavora nel settore è rappresentato da donne) e la democratizzazione: oggi la pratica artistica non è più un fenomeno di élite, ossia non prerogativa solo di chi ha alle spalle una famiglia agiata.

Ma quali effetti ha avuto la crisi economica che stiamo vivendo sul sistema dell'arte cittadino? «Al di là delle tendenze dei mercati internazionali dell'arte - si legge nella ricerca -, la crisi ha avuto un peso rilevante sulle attività gestite dagli operatori locali, per quanto non sull'intero ventaglio degli operatori. Gli artisti più giovani sembrano aver risentito in misura marginale della situazione, vista la loro sostanziale entraneità al mercato di gallerie e collezionisti». Ma - ed è l'ennesimo paradosso emerso dalla ricerca - «per le stesse ragioni è assai difficile che possano percepire un miglioramento del clima economico». Infine, e questo non c'era forse bisogno della ricerca per appurarlo, la crisi porta al «ridimensionamento delle risorse pubbliche (in atto) e quello (ipotizzabile) delle fondazioni di origine bancaria, che potrebbero produrre effetti ben più significativi nel sistema locale». Per il momento comunque la Fondazione Crt, per bocca del suo segretario Miglietta, ha ribadito la centralità del progetto Ogr: «le Officine delle Ferrovie non diventeranno però uno spazio espositivo».

Rocco Moliterni

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