13 gennaio 2002
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LA MAPPA DEL MUTAMENTO
(Comitato Giorgio Rota -
Eau Vive)

Trasporti e Infrastrutture


Elenco dei paragrafi:
  • UN SISTEMA ANCORA DEBOLE
  • CRESCE LA MOBILITA', AUMENTA IL TRAFFICO
  • TRASPORTO PUBBLICO, TRA CRISI E SEGNALI DI RIPRESA



    UN SISTEMA ANCORA DEBOLE
    L’area torinese ha uno dei suoi punti di cronica debolezza nelle infrastrutture di trasporto. Una conferma di ciò si è avuta ancora di recente, quando l’Unità Studi e Scenari della società per l’alta velocità TAV ha reso noto uno studio sulle province italiane, in base alla loro dotazione di infrastrutture di trasporto (lo studio - in via di pubblicazione al momento in cui questa ricerca è stata scritta -, aveva il titolo provvisorio di “Territorio, infrastrutture e servizi di trasporto nelle 103 province italiane”): i dati della graduatoria di sintesi – in tutta la loro cruda evidenza – collocano l’area torinese appena al 35° posto tra le 103 province italiane; delle altre metropoli, solo Firenze e Cagliari stanno peggio. Questa graduatoria è stata stilata considerando la dotazione di aeroporti, stazioni ferroviarie, porti, centri intermodali, chilometri di binari e di strade, attribuendo un peso ponderato (e differenziato per tipologie: un’autostrada a tre corsie pesa più di una statale) e tenuto conto della densità abitativa delle diverse province. Sarà interessante verificare se – e quanto – cambierà la posizione dell’area torinese nei prossimi anni via vua che saranno completate le gradi opere infrastrutturali, come la metropolitana, il sistema ferroviario metropolitano, l’alta velocità.
    Il trasporto aereo non è stato certo finora uno dei punti di forza dell’area torinese. L’aeroporto di Caselle ha le potenzialità strutturali per reggere un volume di passeggeri e di voli ben superiore rispetto all’attuale.
    Negli ultimi anni, tuttavia, si registrano miglioramenti. Tra il 1996 e il 2000 sono aumentati a Caselle sia i passeggeri (+40%) sia i voli (+35%); è cresciuto pure il numero di compagnie aeree e di collegamenti con altre città. Sembra che il programma di potenziamento dell’aeroporto torinese stia cominciando a dare i primi frutti.
    L’unica voce che presenta un saldo negativo è quella relativa alle merci trasportate. C’è stata in effetti una brusca riduzione del traffico tra il 1996 e il 1998 (da 52.755 a 17.672 tonnellate), dovuta all’improvviso variare delle strategie dell'Alitalia; la componente merci si è poi assestata attorno a quota 17.000 negli anni successivi e fino al 2000.
    Nel panorama nazionale, Caselle rimane nel gruppo degli aeroporti di "seconda fascia" (dopo gli scali di Roma e Milano): nella graduatoria generale, risulta al sesto posto per numero di voli, al nono per passeggeri, al quarto per merci trasportate.



    La dotazione di infrastutture di trasporto nelle province metropolitane italiane, 2000
    (fonte: FS-Unità Studi e Scenari di Tav)
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    Traffico dell'aeroporto di Caselle
    (fonte: Sagat)
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    Voli, passeggeri e merci nei principali aeroporti italiani
    (fonte: Assaeroporti)
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    CRESCE LA MOBILITA', AUMENTA IL TRAFFICO
    I dati degli ultimi anni rivelano una crescita complessiva del traffico autostradale, il che costituisce senz'altro un segnale di vivacità del sistema produttivo locale. Oggi, tuttavia, si pone il problema di come garantire questa esigenza di mobilità (delle imprese e di privati cittadini) abbattendo gli impatti ambientali derivanti da un sistema basato in gran parte sull'uso dell'auto. Le soluzioni possono venire da interventi sia infrastrutturali (metropolitana, ecc.) sia pianificatori (piani degli orari urbani, regolazione dei flussi di traffico,…), sia culturali (sensibilizzazione all'uso di mezzi alternativi all'auto).
    I dati di traffico relativi alle cinque autostrade torinesi, sono tutti in aumento nell’ultimo quinquennio. Fa eccezione, ovviamente, la Torino-Aosta, il cui trend crescente è stato bruscamente arrestato prima a causa dalla chiusura del Monte Bianco nel marzo 1999 e poi dall’alluvione dell’autunno 2000. Questa autostrada ha registrato nel 1999 una riduzione delle percorrenze per complessivi 754.000 veicoli (-5% rispetto al 1998); nel quarto trimestre del 2000, quello segnato dall’evento alluvionale, i veicoli sulla Torino-Aosta sono stati 478.000 in meno (pari al 16%), e la contrazione del numero di passaggi ha interessato soprattutto il traffico commerciale.
    Per quanto riguarda la Torino-Milano, invece, i tempi più rapidi di ripristino post-alluvionale hanno consentito di contenere le ripercussioni sul traffico: nel quarto trimestre 2000 (rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente) si sono contati 167.000 veicoli in meno, pari a una riduzione di appena il 2%. Gli effetti dell’alluvione sono stati molto modesti anche sulla Torino-Piacenza, che avrebbe potuto veder crescere i flussi di traffico in conseguenza dell'interruzione sulla A4 per Milano. Di fatto, non devono essere stati molti gli automobilisti e i camionisti che nei giorni di interruzione dell'A4 hanno optato per un percorso alternativo verso Milano (via Piacenza e Cremona); tant’è che i passaggi sulla Torino-Piacenza nel quarto trimestre del 2000 sono cresciuti solo del 4%, cioè esattamente quanto sono cresciuti nello stesso periodo 1999 rispetto a quello 1998. Nonostante i danni dell'alluvione, la Torino-Milano rimane anche nel 2000 l’autostrada più importante per il sistema dei collegamenti nell’area torinese, con oltre 98.000 veicoli al giorno che la percorrono; segue la Torino-Piacenza, con più di 84.000 veicoli al giorno.
    Nel complesso, sono transitati nel 2000 sulle cinque autostrade che collegano l'area torinese oltre 104.000 veicoli, con un aumento di 12.000 veicoli (il 13%) rispetto all 1996. L’autostrada che registra i maggiori aumenti tra il 1996 e il 2000 è la Torino-Frejus (cresciuta complessivamente del 42.5%, soprattutto dopo la chiusura del Monte Bianco), seguita dalla Torino-Piacenza (+19.7%) e dalla Torino-Savona (+15.9%); le variazioni del medesimo quinquennio per la Torino-Aosta e la Torino-Milano – autostrade, lo ripetiamo, che hanno purtroppo subito danni notevoli negli ultmi due anni – sono, rispettivamente, -6,6% e +9,5%.
    Passando ad analizzare il traffico all’interno dell’area metropolitana e al capoluogo, si osserva come, nella seconda metà degli anni ’90, i Torinesi possiedano un parco veicoli in gran parte (80%) formato da automobili; recentemente, tuttavia, più che le auto (+0.4%), sono in crescita autocarri (+5%) e motocicli (+10%). Si tenga anche conto, però, che dal 1999 sono leggermente cambiate le modalità di calcolo da parte dell’Aci (con possibili effetti di lievi discontinuità nelle serie storiche dei dati): fino al 1998 i veicoli conteggiati erano quelli soggetti al pagamento della tassa automobilistica, dal 1999 sono quelli iscritti al Pubblico registro automobilistico (PRA). Nel corso del decennio ’90, il numero di auto dei Torinesi è diminuito di circa il 5%, ma ciò è imputabile alla riduzione della popolazione residente nel comune capoluogo, tant’è che il rapporto auto/abitanti è rimasto costante lungo tutti gli anni ’90.
    Torino, con Milano e Napoli, si caratterizza come una delle tre metropoli italiane in cui il fenomeno auto pesa di più: il capoluogo piemontese compare ai primi posti della graduatoria sia per automobili pro capite sia per densità di auto per chilometro quadrato.
    Va poi ricordato che ogni giorno entrano in città migliaia di mezzi, specie le auto di chi si muove tra Torino e l’area metropolitana per ragioni di lavoro, di studio o di utilizzo di servizi. Una recente ricerca (Mela A., Davico L.: 2000, Funzioni metropolitane e tempi della città. orari, consumatori, luoghi attrattivi a Torino, Notiziario di Statistica, n.2/00, Città di Torino) ha permesso di distinguere meglio i diversi tipi di popolazione metropolitana torinese, a seconda dei loro rapporti con il capoluogo. Per tradizione, la popolazione che gravita dall’area metropolitana su Torino sono i pendolari, che rappresentano circa l’11% dei residenti nelle cinture torinesi. Ma molto più consistente è la quota dei cosiddetti “city users”, o consumatori metropolitani, coloro che (il 27% dei residenti metropolitani), pur senza lavorare a Torino, vi si recano con frequenza per i suoi servizi commerciali, culturali, ecc.. Vanno poi aggiunti quanti sono contemporaneamente pendolari e city users (il 18% della popolazione delle cinture torinesi). Ci sono, infine, coloro che non hanno stabili rapporti (né lavorativi né di utilizzo di servizi) con il capoluogo, e rappresentano il 44% della popolazione metropolitana torinese.
    Nel complesso, ammontano a circa 700.000 i residenti della cintura che ogni settimana si recano almeno una volta a Torino attratti dai suoi servizi, oltre a circa 250.000 pendolari che ogni giorno raggiungono la città per lavoro; la gran parte dei quali (dal 70% al 90%, a seconda delle diverse fasce orarie) utilizza l’auto - e solo l’auto - per spostarsi verso Torino, specialmente nel caso di coloro che provengano dalla seconda cintura. Sono pochi i residenti nell’area metropolitana che si recano a Torino esclusivamente con i mezzi pubblici (26%) e ancora meno quelli che si servono in treno (3%). L’utilizzo del treno per gravitare sul capoluogo metropolitano è a Torino tra i più bassi; solo a Catania e a Cagliari si hanno valori inferiori. L’uso di tram e autobus per gli spostamenti di lavoro, invece, colloca Torino al secondo posto tra le metropoli italiane, poco dopo Milano (Istat, 2000). E’ abbastanza rara anche l’abitudine di combinare tra loro diversi mezzi di trasporto: la formula auto+mezzi pubblici viene praticata dal 3.5% di chi arriva a Torino dalla cintura, mentre quasi inesistemti è l’utilizzo di altre combinazioni (treno+mezzi pubblici 1% e auto+treno 0.5%).
    Nel corso degli anni ’90 è così cresciuto enormemente il peso dell’auto sul totale degli spostamenti dei Torinesi, a scapito degli spostamenti con i mezzi pubblici (e a piedi). Il dominio quasi assoluto dell'auto è particolarmente evidente nei comuni della cintura metropolitana, dove nel 2000 circa il 63% di tutti gli spostamenti è avvenuto sulle ruote private (contro il 44% degli spostamenti in Torino città).
    I Torinesi sembrano consci dell’esistenza di un “problema traffico”, (da un’indagine dell'Istat del 2000 sulle metropoli italiane, risulta che solo i Milanesi patiscono più dei Torinesi il problema del traffico) tant’è rivelano di percepire in crescita il numero di auto circolanti in città. Dalla nostra indagine, risulta che il 93% dei residenti nell’area torinese intervistati ritiene aumentato negli ultimi 4-5 anni il numero di auto in circolazione a Torino (secondo il 69% si tratterebbe di un “forte” aumento), contro appena un 3% di chi ha invece colto una diminuzione del numero di auto circolanti.



    Auto per 100 abitanti e auto per Kmq nei comuni metropolitani italiani
    (fonte: Istat)
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    Consistenza delle diverse popolazioni metropolitane nell'area torinese
    (fonte: Mela e Davico 2000)
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    Il parco veicoli dei Torinesi
    (fonti: fino al 1997, dati dell'Ufficio di Statistica del Comune di Torino; dal 1998, dati dell'Ufficio di Statistica dell'Aci nazionale)
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    Le autostrade dell'area torinese
    (fonti: dati pre-1999, dati dell'Ufficio Statistica del Comune di Torino; 1999 e 2000, dati forniti dalle Società di gestione della rete autostrade)
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    Mezzi di trasporto utilizzati per per gli spostamenti quotidiani
    (fonte: Atm)
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    TRASPORTO PUBBLICO, TRA CRISI E SEGNALI DI RIPRESA
    I mezzi pubblici torinesi hanno conosciuto il periodo di maggiore crisi all’inizio del decennio ’90, quando nel giro di tre anni hanno perso ben 18 milioni di passeggeri. Nella seconda metà degli anni ‘90, oltre a continuare a perdere importanza come mezzi alternativi all’auto (come si è visto in precedenza), autobus e tram dell’ATM, dopo qualche anno di sostanziale stabilità, hanno visto diminuire ulteriormente i propri passeggeri tra il 1997 e il 1999. Nel 2000, per la prima volta da dieci anni, si registra un’importante inversione di tendenza: sono quasi 6 milioni di passeggeri in più rispetto all’anno precedente (ma pur sempre 18 milioni e mezzo in meno rispetto all’inizio del decennio).
    I Torinesi, comunque, dimostrano un certo ottimismo circa i recenti andamenti dei mezzi pubblici. A fronte della stabilità (seguita dalle variazioni negativa nel 1999 e positiva nel 2000), il 42% degli intervistati nel corso della nostra indagine ritiene che il numero di passeggeri sui mezzi pubblici torinesi sia andato crescendo negli ultimi anni; solo il 15% pensa che vi sia stata una riduzione, mentre il 19% non ha colto particolari cambiamenti da questo punto di vista.
    Le percezioni circa una crescita del numero di passeggeri sono più diffuse tra le donne, oltre che tra le persone non occupate: proprio quelle categorie che costituiscono la maggior parte dell’utenza dei mezzi pubblici torinesi.



    "Secondo Lei, nell'area torinese, negli ultimi quattro-cinque anni la quantità di automobili in circolazione è..."; "E il numero di passeggeri su tram e autobus è..."
    (fonte: nostra indagine)
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    Passeggeri paganti sui mezzi dell'Atm
    (fonte: Atm)
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