13 gennaio 2002
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LA MAPPA DEL MUTAMENTO
(Comitato Giorgio Rota -
Eau Vive)

L'ambiente urbano


Elenco dei paragrafi:
  • QUANDO L'AMBIENTE SI VENDICA
  • LA QUALITA' DELL'AMBIENTE
  • I RIFIUTI, IN DISCARICA E AL RECICLAGGIO
  • TORINO, CITTA' VERDE



    QUANDO L'AMBIENTE SI VENDICA
    Non si può aprire quest’anno il capitolo sull’ambiente senza parlare dell’alluvione che ha duramente colpito l’Italia nord-occidentale tra il 13 e il 16 ottobre 2000. A seguito della loro particolare intensità (tra i 300 e i 600 millimetri in sole 36 ore), persistenza e ampia distribuzione territoriale, le precipitazioni atmosferiche hanno generato onde di piena in tutti i principali corsi d’acqua della provincia di Torino (fenomeni che hanno colpito soprattutto gli affluenti di sinistra del Po). Secondo gli esperti della regione, sembra che l’evento alluvionale del 2000 si possa stimare estremo con ricorrenza secolare per i corsi d’acqua Stura di Lanzo, Ceronda, Dora Riparia, Chisone e Po; con ricorrenza plurisecolare per la Dora Baltea, l’Orco e il Soana e per il Po nel tratto di Crescentino - per ricostruire il quadro dell’accaduto si è, tra l’altro, fatto riferimento al Rapporto sull’evento alluvionale del 13-16 ottobre 2000 curato dalla Regione Piemonte -. La situazione è stata di eccezionale gravità per due motivi: il Po ha registrato una portata massima in città pari a 2.350 metri cubi al secondo, valore superiore al valore massimo storico (del 1949) e la piena è stata estremamente lunga (le portate hanno mantenuto il valore di colmo per 8-10 ore consecutive). Il 14 ottobre si è registrata la massima concentrazione dei fenomeni nel Canavese e, in parte, nelle Valli di Lanzo; tra i giorni 14 e 15 ottobre, le Valli di Lanzo e le Valli Chisone, Pellice e Po hanno vissuto i momenti più difficili; mentre, solo durante il 15 ottobre, l’alluvione ha colpito l’Alto Canavese, la Val di Susa e la Val Sangone.
    Dal confronto con gli eventi precedenti (l’alluvione del 1993 e quella del 1994), si possono individuare sia elementi comuni (un quadro meteorologico stazionario - che ha mantenuto per vari giorni condizioni favorevoli ad intensi fenomeni precipitativi -, una temperatura superficiale del Mediterraneo ancora elevata - che ha determinato un forte apporto di umidità nell’atmosfera- , il permanere ad alta quota dello zero termico su valori piuttosto elevati - per cui le precipitazioni hanno assunto carattere piovoso anche sugli alti bacini montani). sia differenze: tra queste ultime, va menzionato il fatto che l’alluvione del 2000 ha coinvolto un’area più ampia rispetto a quella del 1993, mentre l’evento del 1994 non aveva toccato le zone della provincia torinese disastrate nei mesi scorsi; inoltre nella catastrofe del 2000 si è registrata una più diffusa presenza di picchi di precipitazioni, con livelli idrometrici molto più alti rispetto al 1993, soprattutto lungo la Dora Baltea, l’Orco e la Stura di Lanzo.
    L’alluvione ha danneggiato, nel solo comune di Torino, oltre 500 imprese. Le richieste di rimborso sono, in totale, 1.576 (di queste, 1.045 arrivano da parte di privati cittadini). L’ammontare complessivo dei danni, sempre per Torino soltanto, è pari a quasi 200 miliardi di lire (sono già stati richiesti rimborsi per 94 miliardi). A fine dicembre 2000, la regione Piemonte aveva dichiarato immediatamente liquidabili già 1.133 richieste (di queste 645 provenivano da privati e 488 da imprese), per un ammontare di poco superiore ai 90 miliardi.
    Restano da risolvere i problemi strutturali, gli interventi di regimazione, il ripristino nei nodi idraulici più critici, come nell’area di Moncalieri-Nichelino, in quella di San Mauro-Chivasso, ad Ivrea. La Legge finanziaria ha già stanziato i fondi necessari ai principali interventi; tra la primavera e l’estate 2001 dovranno essere prese le decisioni-chiave relative agli interventi più urgenti, per poter quindi aprire i cantieri.



    Alluvione del 2000: richieste di rimborso presentate al Comune di Torino e richieste liquidate dalla Regione Piemonte, a fine dicembre 2000
    (fonte: Ufficio di Statistica del Comune di Torino)
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    Evento alluvionale del 13-16 ottobre 2000 nell'Italia settentrionale
    (fonte: CNR-IRPI)
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    Principali danni dell'alluvione dell'ottobre 2000 nel comune di Torino
    (fonte: Regione Piemonte, "Rapporto sull'evento alluvionale del 13-16 ottobre 2000")
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    LA QUALITA' DELL'AMBIENTE
    I nessi tra eventi catastrofici (come un’alluvione), dissesto territoriale e degrado ambientale sono sempre più evidenti, e sottolineati di continuo dalla comunità scientifica. Certamente, però, riuscire oggi a scattare una fotografia attendibile dello stato di salute dell’ambiente non è così semplice: l’ARPA (l’agenzia regionale per l’ambiente), alcuni istituti di ricerca indipendenti (come Ambiente Italia) producono di continuo dati sulla qualità dell'ambiente. Tuttavia questi dati sono relativamente abbondanti per alcuni ambiti tematici (es: inquinamento atmosferico, rifiuti, …) mentre per altri sono assolutamente carenti o inesistenti (es:rumore, elettromagnetismo,…).
    Stando ai dati esistenti, comunque, Torino si colloca al secondo posto nella graduatoria ecologica tra le province metropolitane e al dodicesimo posto tra tutte le province italiane. Anche per semplificare la divulgazione dei dati ambientali, è stato predisposto dagli esperti un indice sintetico (l’Impronta ecologica), per esprimere l’impatto di una popolazione sul suo ambiente: ad esempio, a Torino risulta che ogni cittadino consuma 3.7 ettari di natura per vivere, molto di più della media del potenziale naturale nazionale (1.3 ettari) o mondiale (2.0 ettari). Questo buon piazzamento dell’area torinese dipende anche dall’attivismo di questi anni nel campo della pianificazione ambientale: la città, già nel 1998, risultava la più avanzata (con Bologna) sotto il profilo degli interventi pianificatori, quali Agenda 21, Piano energetico, Piano del traffico.
    La qualità dell’aria torinese viene rilevata da 10 centraline fisse, monitorando nove diversi inquinanti. Le 10 centraline, attualmente gestite dall’ARPA Piemonte - Dipartimento Subprovinciale di Torino, sono ubicate nelle seguenti zone: via della Consolata, corso Vercelli, Parco del Lingotto, piazza Rivoli, via Gaidano, via Madama Cristina, via Reiss Romoli (zona Cselt), via Veronese, Villa Gualino, Osservatorio Astronomico di Pino Torinese. Alcuni inquinanti vengono misurati solo da alcune centraline. Dal confronto con le maggiori metropoli italiane (cfr. i dati delle Statistiche ambientali dell’Istat), l’aria torinese risulta, nel complesso, né migliore né peggiore di quella di Milano, Roma, Firenze, Napoli, Bologna. Sulla base dei dati raccolti dalle centraline fino al 1999 emergono a Torino le seguenti criticità:
    1. biossido di azoto: non si riesce a scendere sotto i limiti di legge ed è ancora piuttosto lontano l’obiettivo qualità previsto per legge;
    2. polveri PM10: vengono superati i limiti giornalieri ed annuali e negli ultimi anni ci si allontana sempre di più dagli obiettivi di qualità;
    3. ozono: è stato ripetutamente superato il limite di concentrazione per otto ore consecutive.

    L’inquinamento da biossido di azoto, generato dalla combustione ad alta temperatura (indipendentemente dal combustibile utilizzato) rimane ancora molto forte a Torino: tutte le centraline rilevano un livello di inquinamento superiore agli obiettivi fissati per il 2001 dalle direttive europee (direttiva “figlia” 99/30/CE), benché la concentrazione di questo inquinante stia scendendo un po’ rispetto alla prima metà degli anni ’90 (ma solo la centralina collocata al Parco del Lingotto rileva ormai costantemente dal 1994 valori inferiori a quelli di rischio). Bisogna ricordare che, per quanto riguarda i limiti di legge al biossido di azoto (come nel caso di altre sostanze nocive) ci si imbatte in un intricato sistema di leggi che fissano diversi valori massimi, ora alle concentrazioni medie orarie, ora al numero di superamenti permessi, ora riguardanti le concentrazioni annue; esiste poi una tolleranza del 50%, valida fino al 2010, nel superamento dei limiti.
    Sta crescendo negli ultimi anni anche la presenza nell’aria torinese delle polveri PM10 (rilevata in città solo in via Consolata). Si tratta di particelle invisibili, inferiori a 10 micron, sospese in aria, ed emesse da motori diesel caldaie, dall’attrito dei pneumatici, dalla mescolanza di varie sostanze inquinanti. Sembra sempre più lontano - nonostante le iniziative estemporanee come le “domeniche del pedone” - l’obiettivo di rispettare i limiti fissati per il 2005 dall’Unione Europea (40 microgrammi per metro cubo, come valore medio annuo): tra il 1997 e il 2000 questo valore è aumentato a Torino da 60 a 70 microgrammi per metro cubo. E si tenga conto che, secondo uno studio del 1998 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in 8 città italiane, il solo inquinamento da PM10 sarebbe responsabile di circa 3.500 decessi in Italia (420 a Torino), 1.900 ricoveri per disturbi respiratori (243 a Torino) e 2.700 patologie cardiovascolari (275 a Torino).
    Per quanto riguarda l’ozono, la presenza nell’aria torinese è misurata in due stazioni, una in città e l’altra presso l’Osservatorio astronomico di Pino Torinese. Dai dati raccolti, si nota come nel 1999 siano stati ripetutamente superati i limiti di concentrazione media oraria, sulle 8 ore e sull’arco dell'intera giornata (anche se non è mai stata superata la soglia di allarme della concentrazione oraria).
    Va decisamente meglio, invece, per quel che riguarda gli altri tipi di inquinanti nell’atmosfera torinese:
    - il biossido di zolfo è in costante riduzione da diversi anni e i limiti di legge sono sostanzialmente rispettati;
    - il piombo non sembra ormai più un problema: dal 1993, la media annua si è assestata sotto al limite fissato a livello comunitario, anche grazie alla diffusione delle benzine verdi;
    - il benzene (registrato però solo in via Consolata), dal 1996 non supera più il limite di qualità (15 microgrammi per metro cubo); anche in questo caso, la catalizzazione dei veicoli e la diminuzione del tenore di benzene nei carburanti hanno giocato un ruolo determinante;
    - l’ossido di carbonio (per il 90% generato dalle emissioni veicolari) è in generale diminuzione, anche se nel 1999 tre stazioni di rilevamento hanno riscontrato superamenti del limite (sulle 8 ore consecutive peggiori) - il DPCM 28.3.83 per l’ossido di carbonio impone in non superamento per 8 ore consecutive di una concentrazione pari a 10 microgrammi per metro cubo - ;
    - le polveri sospese totali presenti nell’aria torinese sono diminuite nella prima metà degli anni ’90, per poi sostanzialmente stabilizzarsi; il valore limite viene rispettato, ma sono tuttora superati i valori obiettivo (fissati in 40 e 60 microgrammi per metro cubo).
    Nel Piano energetico comunale predisposto dall’AEM nel 1992 si fa il punto sulle cause dei diversi inquinanti presenti nell’atmosfera a Torino: i mezzi di trasporto sono la fonte principale di inquinanti come l’ossido di carbonio (per il 90% prodotto da mezzi a motore), le polveri sospese (82%), l’ossido di azoto (72%); le industrie sono perloppiù responsabili delle emissioni di ossido di zolfo (70%). Gli interventi dell’Amministrazione comunale per migliorare la qualità dell’aria, si sono rivolti negli ultimi anni quasi esclusivamente in direzione di un contenimento dei flussi di traffico:
    - "giovedì del polmone": a metà settimana - per interrompere l’accumulo di inquinanti, nel giorno a maggiore concentrazione di micropolveri - non possono circolare in città auto non catalizzate e veicoli (diesel, moto e motorini) non omologati. Il traffico si riduce il giovedì, mediamente, del 10%; lo stesso valore conseguito in termini di riduzione complessiva degli inquinanti.
    - domeniche ecologiche: blocco della circolazione in tutta la città o solo in centro, per tutti i veicoli, salvo permessi speciali, potenziando mezzi pubblici e noleggio di biciclette comunali. In queste domeniche, l’ossido di carbonio è sceso a valori di poco superiori allo zero, la riduzione media delle micropolveri è stata superiore al 50% (considerando anche le ore in cui le auto hanno ripreso riprendono a circolare).
    - Controlli sulle emissioni: dei veicoli (bollino blu) e delle caldaie di potenza superiore a 35 kilowatt (libretto di centrale).
    E’ difficile, comunque, dire se la qualità dell’aria a Torino sia negli ultimi anni migliorata o peggiorata; per alcuni elementi (ed inquinanti “storici”, come l’ossido di carbonio) si assiste a un generale miglioramento durante tutti gli anni ’90, mentre altri inquinanti rivelano un andamento più preoccupante. Riguardo ad altre forme di inquinamento – di cui pure ultimamente molto si parla - è difficile trovare dati che misurino il fenomeno. Ad esempio, per quanto riguarda l’elettromagnetismo, solo all’inizio del 2001, il dipartimento dell'Arpa di Ivrea ha avviato una rilevazione sui campi elettromagnetici in 73 punti del comune di Torino, rilevando i primi dati che non paiono molto preoccupanti, salvo alcune concentrazioni in zone a rischio - come al Colle della Maddalena, dove sorgono molte antenne radio.
    E preoccupati della qualità dell’aria i Torinesi lo sono. Lo rivela l’indagine che abbiamo realizzato nel gennaio 2001: ben l’82% degli intervistati ritiene infatti peggiorato lo stato dell'aria torinese, contro neanche il 6% che pensa vi sia stato negli ultimi anni un miglioramento. Tra i più allarmati per le condizioni dell’aria si segnalano in particolar modo le persone appartenenti alle categorie abitualmente più sensibili ai temi ambientali: le donne e i giovani.



    "Secondo Lei, nell'area torinese, l'inquinamento dell'aria negli ultimi quattro-cinque anni è ..."
    (fonte: nostra indagine)
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    Graduatoria di perfomance ecologica delle province metropolitane italiane, 2000
    (fonte: "Il Sole 24 Ore", su dati Legambiente)
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    Il biossido di azoto nell'aria di Torino
    (media annua, microgrammi per metro cubo; fonte: Ambiente Italia, su dati Arpa)
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    La pianificazione ambientale nelle metropoli italiane e nei comuni dell'area torinese, 1998
    (fonte: Enea)
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    I RIFIUTI, IN DISCARICA E AL RECICLAGGIO
    Un altro tipo di pressione sull’ambiente proviene dalla produzione di rifiuti solidi. A Torino (come nella maggior parte delle metropoli tenuto conto comunque, che a Torino si producono meno rifiuti della media delle città europee) si registra un costante aumento della quantità di rifiuti quotidianamente prodotti da ogni abitante; per fortuna, anche i rifiuti differenziati sono in aumento (sebbene in misura ancora insufficiente).
    A Torino città la quantità procapite di rifiuti prodotti - così come di quelli differenziati - è superiore rispetto al resto della provincia. Un decreto ministeriale fissava per il 1999 l’obiettivo del 15% di rifiuti differenziati e riciclati; obiettivo raggiunto sia nel comune di Torino sia in provincia. Nel 2000 è stato differenziato il 20% dei rifiuti. Sembra realistico, a questo punto, che nell’area torinese vengano rispettati i due altri obiettivi: l’uno fissato per il 2001 (25% di rifiuti riciclati), l’altro per il 2003 (35%). A dire il vero, però, gli obiettivi contenuti nel Piano provinciale sarebbero ben più ambiziosi, puntando per il 2003 al 47% di differenziazione.
    Confrontando le diverse metropoli italiane (nel 1998), Milano ha la maggiore produzione di rifiuti per abitante (526 chili all’anno), ma anche la più importante raccolta differenziata (159 chili pro-capite annui, contro i 79 di Torino). Si tenga conto che la quota obiettivo fissata dall’Unione Europea è di 300 chili pro-capite.



    Rifiuti differenziati e in discarica a Torino e in provincia
    (fonte: Amiat, Osservatorio provinciale rifiuti)
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    Rifiuti solidi complessivi prodotti nell'area torinese, in Piemonte, in Italia, in Europa
    (kg annui pro capite; fonte: Osservatorio provinciale rifiuti, "Rapporto annuale")
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    Rifiuti solidi prodotti nelle province metropolitane italiane, 1998
    (fonte: Istat, "Italia in cifre")
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    TORINO, CITTA' VERDE
    Sul versante delle risorse ambientali, la disponibilità di spazi verdi risulta a Torino tra le maggiori delle metropoli italiane: da un’indagine Istat del 1998 emerge che l’80% dei Torinesi dispone di parchi e giardini a 15 minuti a piedi da casa; un dato migliore si ha solo a Bologna (89%), mentre il valore medio nazionale è pari al 56%. La buona dotazione di aree verdi a Torino è confermata anche dalla graduatoria in base alla percentuale di verde in rapporto alla superficie urbana totale: Torino è in testa, seguito da Bologna e da Palermo.
    Negli ultimi trent’anni a Torino sono aumentati i metri quadri di aree verdi pubbliche. Tuttavia, vi sono consistenti differenze tra le circoscrizioni torinesi: nelle zone collinari e a Mirafiori sud il numero di metri quadri per abitante è doppio rispetto alla media cittadina (13.6 metri quadri pro-capite nel 1995). Secondo una recente ricerca dell’Ires Morosini su sette parchi torinesi, il problema maggiore (per il 90% circa dei frequentatori) è quello dell'assenza - tranne in rari casi - di aree riservate per i cani, con conseguente sporcizia nelle diverse zone verdi, nelle aree gioco bimbi, eccetera.



    Abitanti vicini ad aree verdi nelle metropoli italiane
    (valori percentuali: residenti che distano al massimo 15 minuti a piedi da un'area verde; fonte: Istat, 1998)
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    Verde pubblico nelle metropoli italiane
    (percentuale di superficie comunale adibita a verde pubblico; fonte: Istat, 1998)
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