8 luglio 2002
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MONITORAGGIO DELL'ATTIVITA' CONGRESSUALE A TORINO NEL 1° SEMESTRE 2001
(Torino Convention Bureau)

Presentazione dell’indagine e principali risultati


Elenco dei paragrafi:
  • PRESENTAZIONE DELL'INDAGINE
  • LE STRUTTURE CONGRESSUALI
  • LE DIMENSIONI E LE CARATTERISTICHE DEL MERCATO
  • I PARTECIPANTI (PRIME INDICAZIONI)



    PRESENTAZIONE DELL'INDAGINE
    Con questo lavoro Torino Convention Bureau intende avviare un osservatorio permanente sul mercato congressuale torinese al fine di monitorare l'andamento del settore e di raccogliere indicazioni utili sia per impostare le politiche di promozione dell'attività convegnistica in Torino sia per gli stessi operatori di questo comparto.
    Conoscere le capacità dell'offerta locale e le tendenze in atto, anche a confronto con quanto avviene a livello nazionale, capire da dove e da chi proviene la domanda, sapere qual è il volume d'affari attivato dalla presenza dei congressisti sono strumenti di particolare rilevanza per predisporre azioni promozionali e di supporto utili allo sviluppo di tutto il settore.
    L’osservatorio del mercato congressuale torinese prevede la rilevazione, a cadenza semestrale, degli eventi ospitati in città, e due indagini campionarie, una tantum, sui partecipanti ai convegni e sui promotori.
    Il monitoraggio dei convegni ospitati presso le strutture torinesi e della prima cintura si traduce in due rapporti: il primo riporta informazioni relative ai primi sei mesi dell'anno, mentre il secondo traccia un quadro dell'attività complessiva dell'anno.
    I dati presentati in questo lavoro si riferiscono agli eventi ospitati nei primi sei mesi dell'anno 2001 e sono il risultato della prima indagine messa a punto nell'ambito di questo monitoraggio. Pertanto, non sono disponibili parametri di confronto con periodi precedenti ed i dati potranno essere oggetto di revisione nelle edizioni successive. Questo sia perché la disponibilità di una serie storica consente un controllo delle informazioni sia perché si prevede un aumento del numero delle strutture coinvolte nell’iniziativa.
    Al termine del lavoro sono anche presentati i primi risultati emersi dall'indagine campionaria presso i partecipanti ai convegni, indagine che è in fase di conclusione. Questi dati sono al momento puramente indicativi e potranno subire lievi cambiamenti nella versione definitiva, a lavoro concluso.
    L’indagine, presentata in questo lavoro, fotografa la realtà congressuale torinese, individuandone attori e scenari e valutandone la ricaduta sulla città.
    Il quadro dell’offerta di spazi per convegni si presenta molto articolato: accanto ai tre centri congressi ed ad un numero elevato di alberghi, infatti, esiste una componente non trascurabile proveniente da dimore storiche, musei e gallerie d’arte, cinema e teatri, nonché da strutture che fanno capo ad enti di vario genere, quali imprese di servizi, enti religiosi, ecc..
    Il mercato congressuale torinese è caratterizzato da un’attività molto intensa e vivace, ma a carattere prevalentemente locale. La domanda, infatti, è costituita prevalentemente da eventi minori (da 10 a 49 partecipanti) di breve durata, di dimensione locale e a carattere occasionale, promossi in larga misura dalle imprese cittadine. I convegni nazionali ed internazionali rappresentano, assieme, soltanto un quarto del totale; in particolare, i convegni internazionali sono appena il 5%.
    Non stupisce quindi che il ruolo dei PCO nell’organizzazione dei convegni ospitati a Torino risulti alquanto limitato, non sfiorando neppure il 10% dell’intera attività.
    Il confronto con le prime rilevazioni provvisorie dell’indagine sui partecipanti conferma come tali caratteristiche del mercato congressuale torinese determinino una ricaduta sul giro d’affari della città certamente al disotto delle potenzialità: complessivamente, nel semestre in esame, la spesa dei congressisti per iscrizione al convegno, pernottamento, ristorazione, trasporti, shopping, ecc. ammonta a 230 miliardi di lire.
    I partecipanti ai convegni finora intervistati hanno espresso valutazioni assai positive sia sull’organizzazione del convegno che sull’accoglienza torinese ed in un numero significativo di casi hanno anche manifestato l’intenzione di conoscere meglio la città ritornandovi in futuro.
    L’internazionalizzazione dell’attività congressuale torinese costituisce quindi una linea di sviluppo essenziale per la nostra città: non soltanto fa immagine, ma anche “good business sense”.

    Prima di iniziare ad esaminare i dati esposti in questo rapporto si ringraziano tutte le strutture che hanno fornito informazioni sulla loro attività convegnistica e/o hanno collaborato per agevolare la raccolta delle informazioni presso i partecipanti agli eventi.
    La loro collaborazione, che ha assorbito parte del loro tempo sottraendolo agli altri impegni, ha permesso la realizzazione di questo primo monitoraggio.



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    LE STRUTTURE CONGRESSUALI

    L'offerta di spazi congressuali è alquanto variegata, provenendo sia da strutture create appositamente per accogliere tale tipo di eventi, come i centri congressi, sia da altre strutture che operano in diversi campi e dove, quasi sempre, l'attività congressuale non è l’attività primaria.

    In Torino, infatti, sono operativi tre centri congressi e numerosi alberghi, di cui alcuni con una vocazione marcatamente congressuale. Non trascurabile risulta anche l'offerta di spazi per convegni proveniente da dimore storiche, musei e gallerie d'arte, teatri e cinema, nonché da strutture che fanno capo ad enti vari, quali imprese produttive o di servizi, centri di formazione, enti religiosi, strutture per manifestazioni e spettacoli, ecc., e che verranno qui si seguito indicati come “altre strutture”.

    Complessivamente, le strutture congressuali torinesi sono in grado di fornire oltre 35.000 posti per convegni e incontri in sale più o meno vaste e con il supporto di una gamma più o meno ampia di servizi.

    In particolare, le 69 strutture che hanno risposto all'indagine offrono sul mercato 275 sale, per una capienza complessiva di 35.408 posti. L’offerta più consistente in termini di posti proviene dalle altre strutture, mentre in termini di sale proviene dagli alberghi, a cui seguono le dimore storiche e le altre strutture.

    Tutte le strutture sono dotate di una base minima di attrezzature di supporto allo svolgimento dell’attività convegnistico-congressuale ed offrono una gamma di servizi alquanto articolata e, comunque, integrata di volta in volta da servizi acquisiti da società specializzate in funzione delle specifiche richieste del cliente.

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    LE DIMENSIONI E LE CARATTERISTICHE DEL MERCATO
    Nel primo semestre 2001 il mercato congressuale torinese è stato alimentato da 3.895 convegni, di cui 2.035 con meno di 50 partecipanti e 1.860 con 50 o più partecipanti.
    Complessivamente, le persone che hanno partecipato a questi incontri sono state 331.525, per un totale di 433.450 giornate di presenza congressuale.

    Il confronto con i dati nazionali mostra che nel 2000 Torino si colloca al quarto posto tra le città congressuali italiane per numero di partecipanti, sia pure a distanza dalle prime tre. Va ricordato, tuttavia, che ai primi posti della classifica si trovano città quali Roma, Milano e Firenze, ossia realtà che oltre a vantare una ormai consolidata tradizione congressuale a livello internazionale sono anche molto apprezzate in termini di offerta turistica. La componente turistica e la componente congressuale costituiscono quindi due aspetti dell’offerta promozionale della città estremamente legati, le cui marcate sinergie possono venire notevolmente potenziate soltanto con una strategia di sviluppo coordinato ed articolato.
    In termini di numero di incontri, invece, Torino si pone al settimo posto, superata anche da Napoli, Bologna e Perugia.

    Le strutture che hanno ospitato gli eventi sono, in primo luogo, gli alberghi, con il 54,2% dell’attività, seguiti a distanza da centri congressi (18,2%), musei (11,8%), altre strutture (10,6%), dimore storiche e teatri e cinema (il 5,2% residuale).

    Se si delimita l'analisi ai soli incontri con più di 50 partecipanti (soglia minima presa in considerazione dall'Osservatorio Congressuale Italiano) la distribuzione degli eventi per tipo di strutture ospitanti risulta distribuita più equamente tra centri congressi, alberghi e musei (che ne assorbono ciascuno una quota compresa tra il 28% ed il 23%), mentre gli altri enti si spartiscono il restante quinto dell’attività congressuale.

    Se si tiene conto che il numero complessivo di eventi ospitati da ciascuna categoria di strutture dipende anche dal numero di soggetti presenti, la rilevazione del numero medio di convegni ospitati da ciascun operatore mette in evidenza un netto divario tra i centri congressi e le altre tipologie: una media di 235 incontri, contro 75 per gli alberghi e 77 per i musei.

    L’andamento del mercato, rispetto ai primi sei mesi dell'anno precedente, è positivo, soprattutto per gli eventi da 10 a 49 partecipanti. I convegni con oltre 50 partecipanti, invece, sembrano incontrare maggiori difficoltà a svilupparsi ed hanno fatto registrare una flessione che li ha riportati leggermente sotto ai livelli del primo semestre 2000.

    L'analisi dell’attività congresssuale in termini di numero dei partecipanti mostra un peso preponderante dei centri congressi, che hanno ospitato il 29,4% dei partecipanti a convegni a Torino ed il 34,1% dei partecipanti a convegni con oltre 50 partecipanti. Seguono alberghi e musei, con quote rispettivamente del 28,8% e del 19,0% di tutti gli eventi e del 17,3% e 23,0% dei convegni con oltre 50 presenze.

    La dimensione media degli eventi ospitati dalle strutture congressuali torinesi è pari a 85 presenze, ma sale a 145 (valore di poco inferiore ai livelli nazionali) per gli eventi con 50 o più partecipanti.

    L'analisi della distribuzione dei convegni per dimensione mette in rilievo l’incidenza degli eventi più piccoli (sia come numero di eventi che di partecipanti) sul totale del mercato congressuale torinese.

    Nell'insieme di tutte le strutture, la classe dimensionale più piccola (da 10 a 49 partecipanti) rappresenta oltre la metà degli eventi ospitati a Torino e, nel caso degli alberghi e delle altre strutture, il maggior attivatore di domanda. Tuttavia, assorbe solo il 18,4% dei partecipanti alla diverse attività congressuali e il 19,6% del totale dei giorni di presenza.
    Gli eventi medi, con un numero di partecipanti compreso tra le 101 e le 300 unità, rappresentano quasi un quarto del totale e costituiscono il segmento di mercato più rilevante per musei, dimore storiche, teatri e cinema e centri congressi. Gli eventi da 50 a 100 partecipanti rappresentano poco più di un quinto del totale e quasi un terzo dell’attività dei centri congressi.
    Gli eventi più grandi sono nettamente meno frequenti. Quelli da 300 a 500 partecipanti pesano per meno del 2% sul totale e quelli con oltre 500 partecipanti meno dell'1%. Essi assumono una qualche rilevanza solo per i centri congressi, i teatri e cinema e le altre strutture, mentre sono praticamente assenti in alberghi, dimore storiche e musei.

    La quota di mercato più consistente in termini di partecipanti e di giornate di presenza spetta al segmento degli eventi di media dimensione (da 101 a 300 partecipanti), dove confluiscono il 42,7% di partecipanti ed il 38,0% di giornate di presenza congressuale.

    La stragrande maggioranza degli eventi ospitati in città ha durata di un giorno o addirittura meno (tale categoria include infatti anche gli eventi che si sviluppano lungo l’arco di mezza giornata od anche di alcune ore soltanto). Gli eventi di una giornata rappresentano infatti quasi l’80% del totale.
    Tale situazione è comunque simile a quanto avviene a livello nazionale, anche se nel complesso l’incidenza percentuale risulta minore.

    Gli eventi ospitati a Torino nel primo semestre 2001 solo nel 30% dei casi hanno un carattere ripetitivo (convegni a cadenza periodica annuale o pluriennale) e rappresentano, pertanto, un appuntamento fisso e una fonte costante di alimentazione del mercato congressuale cittadino. Tale quota risulta inferiore al dato nazionale, che pur risulta influenzato dal grande numero di eventi a carattere occasionale generato dall’Anno Giubilare.
    Non emergono forti correlazioni tra periodicità e dimensioni dei convegni, anche se tra gli eventi con oltre 50 partecipanti il peso degli incontri caratterizzati da una certa ripetitività risulta leggermente più elevato.

    La maggioranza degli incontri che si sono svolti nel primo semestre 2001 nell'area torinese hanno avuto carattere locale o provinciale. Gli eventi a carattere regionale sono poco più di un quarto del totale; mentre i convegni a carattere nazionale, dove più di un terzo dei partecipanti proviene da altre regioni italiane, sono poco meno di un quinto.
    Gli eventi internazionali sono assai poco numerosi (non oltre il 5%), forse specchio della ancora scarsa visibilità della città a livello internazionale, anche se i grandi eventi in programma per prossimi anni (Olimpiadi in testa) dovrebbero contribuire non poco a mutare questa situazione, e mettere Torino sulla mappa del mondo. Al momento, tuttavia, il peso dei convegni internazionali è inferiore a quanto rilevato per l’attività congressuale italiana nel suo complesso, dimostrando il carattere prevalentemente locale/regionale del mercato torinese.

    Il segmento corporate rappresenta la porzione più consistente del mercato congresssuale torinese, attivando una domanda decisamente più elevata rispetto al non-corporate. Nei primi sei mesi del 2001, infatti, le imprese hanno promosso quasi la metà degli eventi realizzati a Torino e cintura, con una netta prevalenza di eventi di dimensioni ridotte (da 10 a 49 persone).
    Dopo le imprese, la categoria che ha attivato la domanda congressuale più consistente è costituita da sindacati, associazioni di categoria e partiti politici (14% della domanda complessiva, corporate e non-corporate), seguita dagli enti pubblici con una quota di poco inferiore (13%).
    Sono assai attive anche le associazioni scientifiche e quelle culturali, che assieme alimentano quasi un quinto della domanda complessiva del mercato.
    Associazioni sportive e religiose costituiscono una quota residuale del mercato, seguite dalla voce altro, nella quale rientrano le iniziative promosse da circoli o club privati.
    Per questo aspetto il quadro torinese non si discosta significativamente da quanto rilevato a livello nazionale.

    L’analisi mette in evidenza una significativa relazione tra tipo di promotore e di struttura prescelta per il convegno.
    Le imprese promuovono quasi i tre quarti dei convegni ospitati negli alberghi, mentre gli enti pubblici sono i principali attivatori della domanda rivolta alle dimore storiche ed ai musei. Le convention di sindacati, associazioni di categoria e partiti politici, che prevedono numeri elevati di partecipanti, costituiscono la prima voce nelle attività ospitate da centri congressi e teatri e cinema. Le associazioni scientifiche, invece, sono gli attivatori principali della domanda rivolta alle altre strutture. Le associazioni culturali rappresentano il secondo cliente dei teatri e cinema, con uno scarto minimo rispetto alle associazioni sindacali, di categoria e politiche. Le associazioni religiose e sportive invece non costituiscono un cliente di rilievo per alcuna struttura.

    Il carattere prevalentemente locale in senso lato degli eventi si riflette ovviamente anche nella provenienza dei promotori, che risultano in larga misura piemontesi o del nord Italia, anche se non mancano i casi di promotori provenienti da altre regioni italiane o dall’estero.

    I promotori, soprattutto per gli incontri con un numero di partecipanti superiore a 50, talora richiedono anche uno spazio espositivo per la presentazione di prodotti e/o immagini connessi al tema dell’incontro. Tale richiesta appare in linea con la tendenza allo sviluppo di convegni-mostra in atto in ambito congressuale.

    Il ruolo delle agenzie di organizzazione congressuale nei confronti del mercato torinese appare poco incisivo. Infatti, neppure il 10% dei convegni ospitati a Torino è stato organizzato da un PCO, forse anche conseguenza del fatto che i convegni ospitati nelle strutture cittadine spesso sono di dimensioni contenute e/o sono riunioni o convention promosse da imprese o associazioni locali.

    Il ruolo esercitato dai PCO risulta di maggior rilievo per i convegni con più di 50 partecipanti, l’organizzazione dei quali è a loro affidata nel 13% dei casi, una quota comunque inferiore al dato nazionale.

    Pochi i PCO di Torino: essi infatti costituiscono soltanto il 29,6% dei PCO che hanno organizzato eventi in città ed il loro ruolo nell’organizzazione non raggiunge neppure il 3% se si guarda al numero complessivo dei convegni.



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    I PARTECIPANTI (PRIME INDICAZIONI)
    L’indagine è tuttora in corso e i risultati presentati in questa parte del lavoro sono provvisori e quindi suscettibili di subire variazioni, sebbene si riferiscano ad un campione già abbastanza ampio (circa 300 congressisti).
    I risultati definitivi verranno presentati nel rapporto annuale sull’attività congressuale torinese nel 2001.

    La rilevazione finora effettuata indica una sostanziale uguaglianza in termini di sesso nella popolazione congressuale, con una lieve prevalenza dei maschi (52,2%) rispetto alle femmine (46,3%), ed una prevalenza della fascia di età compresa tra i 35 ed i 44 anni (quasi il 40% del totale).

    I dati relativi alla provenienza dei partecipanti confermano la vocazione “locale/regionale” dell’attività congressuale torinese (quasi il 60% dei partecipanti monitorati), anche se non mancano presenze dal centro, dal sud e dalle isole nonché dall’estero (15%).

    Guardando solo ai congressisti che provengono da fuori Torino, emerge che uno su tre è venuto accompagnato da familiari od amici (quasi sempre uno o due).

    Larga parte dei partecipanti non torinesi è venuta a Torino appositamente ed unicamente per l’evento in questione. Un quinto di essi, tuttavia, ha considerato la permanenza in città anche come un’occasione di vacanza per visitare la città o altre località italiane. Di essi, infatti, oltre due terzi hanno visitato Torino ed un quarto l’Italia, mentre sono molto meno quelli che hanno mostrato interesse per il resto del Piemonte. Comunque, emerge un significativo interesse per la città, visto che un numero rilevante (69%) di congressisti provenienti da altre località prevede di ritornare a Torino in un prossimo futuro, soprattutto per visitare la città (oltre 39% del totale dei non residenti) e il Piemonte (oltre 25%).

    Ai partecipanti ai convegni è stato anche chiesto di esprimere una valutazione sull’organizzazione del convegno e sulla città ospite, secondo una scala di giudizi con cinque possibilità: molto carente, carente, sufficiente, buono, ottimo.

    I giudizi espressi denotano, nel complesso, un apprezzamento positivo della permanenza a Torino.

    In generale, la quasi totalità dei congressisti monitorati (93,1%) mostra di valutare positivamente l’organizzazione del convegno a cui ha partecipato, con punte di soddisfazione a livello di “ottimo” (in un 26% dei casi). I giudizi negativi sono pochissimi: 5 “carente” su 277 risposte valide.

    Positiva, anche se meno brillante, è la valutazione della sistemazione alberghiera. Oltre un terzo dei congressisti che hanno fornito indicazioni in merito giudicano “buono” (61%) od addirittura “ottimo” (17%) l'albergo presso cui sono stati ospitati, mentre un altro 18% lo giudica “sufficiente”.

    I servizi cittadini sono giudicati positivamente da oltre il 67% degli intervistati che risponde a questa domanda (57% “buono” e 10,3% “ottimo”), “sufficienti” da un quarto e negativamente (“carente” e “molto carente”) da poco più del 7%. Nell'insieme è l'aspetto che ha raccolto il maggior numero di valutazioni negative.

    Per quanto concerne, infine, l'offerta turistica di Torino, in sette casi su dieci il giudizio espresso è stato positivo: per il 62% l'offerta turistica è "buona" e per il 18% "ottima"; soltanto un 6% dei rispondenti ha dato un giudizio negativo.

    L'indagine condotta presso i partecipanti, anche se non ancora conclusa, permette comunque di stimare anche il volume d'affari creato dalla presenza dei convegnisti e le ricadute sull'economia torinese.

    La spesa congressuale del primo semestre 2001 si può stimare intorno ad un valore di 120 milioni di euro (circa 230 miliardi di lire).

    La parte più consistente di tale spesa è costituita dalle quote di iscrizione (pagate direttamente dai partecipanti o dagli sponsor) che incidono per quasi il 30% sulla spesa complessiva. In tali quote sono compresi anche i costi di ristorazione nei casi in cui essi siano sostenuti dagli organizzatori.
    Altra voce rilevante sono i costi sostenuti per il pernottamento: agli alberghi si indirizza il 28% del flusso di spesa attivato dai convegnisti. Meno elevati appaiono, invece, gli esborsi per la ristorazione (anche perché talvolta è compresa nella quota di iscrizione): essi incidono per un 10% sulla spesa congressuale.
    Le altre spese rappresentano un 12% del totale e, in particolare, gli acquisti fatti nei negozi torinese rappresentano mediamente un 8% della spesa dei congressisti, i trasporti urbani un 2% e le attività ricreative e le altre spese un 3%.

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