contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  


 
 
Torino - 21 giugno 2004
contatti     mailing list
 
 
Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
Imprenditorialitŕ e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
Qualitŕ urbana
Tamtam
Eco dalle cittŕ
Calendario
Associazione
Il Piano Strategico
 
 
 
home | Sistema Internazionale | Approfondimenti | Le nuove identita' metropolitane
 
 
LE NUOVE IDENTITA' METROPOLITANE
Le potenzialitŕ di trasformazione delle cittŕ moderne
 
 

Nel mese di marzo un dibattito sulle nuove identità metropolitane è apparso sulle pagine culturali della Stampa, con due interventi di Rodolfo Zich, vicepresidente di Torino Internazionale, e di Carlo Ratti, architetto e professore al Mit di Boston. Il confronto è stato poi ripreso sull l’ultimo numero del periodico dell’associazione Tam Tam.

"E´ la città a fare l’Europa" (La Stampa, 12 marzo 2004) è il titolo dell’articolo di Rodolfo Zich che apre il dibattito. Con quattro quinti della popolazione che vive nei concentramenti urbani, le città europee possono assumere il compito di progettarsi il futuro, in primo luogo economico: hanno la flessibilità per adattarsi a condizioni di mercato in mutamento, per incentivare la crescita delle imprese endogene e attrarre capitali. Riprendendo le parole di Robert Goodman nel saggio del 1979 "The Last Entrepreneurs: America´s Regional Wars for Jobs and Dollars", le città possono diventare il “nuovo imprenditore”, pur possedendo meno poteri e mezzi dei governi nazionali.

La città, come contenitore di reti di relazioni e come dimensione idonea di governo, può infatti essere il luogo per eccellenza in cui strutturare e alimentare i processi di creazione, trasmissione e consumo della conoscenza. Un processo che si realizza solo se si riescono a utilizzare appieno tutte le energie sociali e creative presenti nel territorio.

Il tema viene ripreso da Zich nell´articolo "Europa continente di città e di reti" (Tam Tam 2004/1): la trasformazione in atto nelle città europee è strettamente legata a processi di apertura e di interscambio fra dimensione locale e globale. Uno degli aspetti critici del processo, in cui politiche e istituzioni locali assumono per necessità un ruolo di primo piano, sta proprio nel saper combinare con equilibrio l’apertura verso l´esterno con la protezione e la coltivazione delle conoscenze e dei saperi interni. Solo in quanto attori di una rete internazionale è possibile implementare con successo una politica di attrazione di talenti, che è un bisogno primario per lo sviluppo di un territorio; politica fortemente correlata alla capacità del tessuto urbano di assumere una dimensione multiculturale, di offrire una qualità della vita competitiva rispetto ad altre aree urbane del mondo.

Una città può innescare processi di trasformazione con investimenti che la rendono più o meno appetibile. Questo è il tema trattato da Carlo Ratti nell’articolo "La forza delle città? È la foga dei cervelli" (La Stampa, 17 marzo 2004), che da conto del dibattito, molto acceso negli Stati Uniti, intorno alle ”brain gain cities” e alle “brain drain cities”. Le prime riescono ad attrarre cervelli, giovani laureati brillanti e di talento capaci di diventare imprenditori di sé stessi; dalle seconde questi giovani fuggono, impoverendone il tessuto sociale e inibendone le capacità di sviluppo. Le differenze fra questi due tipi di città tendono ad accentuarsi, visto che la presenza una popolazione giovane e brillante rende le “brain gain cities” di per sé appetibili e di tendenza.

Quali sono oggi i fattori che governano il successo o il decadimento di un´area urbana? Secondo Ratti sono soprattutto tecnologici e culturali. E´ necessario quindi creare le condizioni favorevoli per attirare giovani di talento capaci di produrre nuove idee, per creare distretti superefficienti, nuovi centri globali di elaborazione delle idee motori della crescita economica

In questo contesto, come posizionare le città italiane? I loro punti forti tradizionali (la bellezza dei centri storici, l´elevata qualità della vita, la piacevolezza del clima e le ricchezze enogastronomiche), sono bilanciati dal vero problema del Paese: una scarsa cultura del rischio imprenditoriale. Una sfida ancora aperta perchè è in base a questi parametri che le nostre città si giocheranno nei prossimi anni il loro piazzamento nella mutevole geografia della globalizzazione.

Che sia la metropoli moderna il laboratorio in cui sperimentare il futuro è anche la convinzione di Zygmunt Bauman. Come spiega nell’intervista "Metropoli. Futuro sotto assedio" (La Stampa, 26 marzo 2004) la metropoli del duemila è il luogo dove si misura lo sviluppo, un luogo simbolico che inghiotte e rigetta difficoltà economiche, paure sociali, fragilità politiche, della società occidentale.

Bauman è stato uno degli ospiti del ciclo di incontri di Atrium “Pensare il cambiamento. I grandi intellettuali europei e le città contemporanee”, insieme ad altri intellettuali europei come Marc Augè e Joseph Rykwert per discutere, tra filosofia e scienza, sociologia e urbanistica, le trasformazioni delle città e il loro significato.

Un progetto di trasformazione urbana, come quello che Torino e l’area metropolitana hanno in corso, non può prescindere dal confronto anche internazionale, poichè ormai siamo di fronte a un fenomeno europeo, in cui le città hanno la necessità di comprendere e orientare il proprio destino.

Dalla rassegna stampa:

Da Tam Tam:

Per il ciclo ad Atrium Torino "Pensare il cambiamento. I grandi intellettuali europei e le città contemporanee":

  • "Storia e futuro della città moderna". Incontro con Joseph Rykwert, 14 aprile 2004, scheda e video
  • "City of fears, city of hopes", incontro con Zygmunt Bauman, 2 aprile 2004, scheda e video
  • Incontro con Marc Augè, 3 febbraio 2004, scheda e video
 
 
 ©2002. Tutti i diritti sono riservati.