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SAVERIO TODARO - Scultore
Una città con l´arte nel codice genetico

Ènato in Svizzera e degli svizzeri ha conservato la puntualità e l´amore per il cioccolato. Il suo sogno era fare il calciatore, ma a 12 anni, costretto in casa per un lungo periodo, ha cominciato a dipingere e non ha più smesso. Oggi che ha 34 anni, può dire di aver imparato quello che sa sul campo, facendo tanti lavori, per ultimo l´allestitore. La prima Biennale di Arti Visive di Venezia l´ha vista, all´inizio degli anni Ottonata, da assistente di Luigi Mainolfi.Per lavoro ha viaggiato molto - Londra, Tokyo, Berlino - ma è sempre tornato a Torino perché questa città "ha un codice genetico che favorisce l´indagine artistica. È attiva, operosa, lavoratrice. Ha una sua violenza perché qui le storie degli emigranti si sono mescolate a quelle del posto e c´è sempre stata grande conflittualità". In qualche modo, questa città ha un suo peso esistenziale che favorisce l´indagine creativa. Per lui che è stato toccato da un´esperienza personale deludente all´Accademia di Belle Arti di Torino, la formazione è l´anello debole della catena: "Se l´Italia non si decide a investire in formazione e cultura resterà sempre la colonia di qualcun altro".
"A Torino i segnali sono complessivamente positivi: ci sono musei importanti, critici, artisti, gallerie internazionali e collezionisti ma il sistema va sostenuto per superare le crisi, investendo molto nella promozione. Sono stati organizzati eventi interessanti, come la rassegna Avvistamenti alla Galleria d´Arte Moderna, la mostra di Doug Aitken alla Fondazione Sandretto e la mostra The Moderns al castello di Rivoli, eppure l´artista non ha ufficialità: in Germania e in Francia agli artisti viene commissionato l´arredo urbano; in Gran Bretagna le istituzioni valorizzano l´arte nazionale con politiche attive di sostegno". Inoltre mancano spazi in cui lavorare mentre la possibilità di costruire reti di comunicazione fra gli artisti è ancora limitata. "Io non sono mai riuscito a vivere solo con la mia arte e ho dovuto fare sempre un secondo lavoro. Mi pare che il punto cruciale sia proprio la rete perché il sistema funziona a cerchi concentrici: le istituzioni dovrebbero riconoscere e sostenere l´importanza della rete perché il pubblico tende a valorizzare la creatività di un territorio".

SABINE DELAFON - Fotografa
Un numero di artisti tanto alto che non mi spiego perché

Vive a Torino da sette anni. Nata a Grenoble 28 anni fa, ha vissuto anche a Lione, Rouen e Parigi, dove ha frequentato il liceo artistico. L´arte, insomma, è il suo mezzo di comunicazione da quando era bambina: a Torino ha frequentato l´Istituto Europeo di Design, dove si è diplomata nel 1998. "A Torino sono arrivata per caso, perché avevo degli amici; poi ho trovato l´amore e quando l´amore è finito non sono tornata più indietro perché qui stavo bene. Qui mi sono sentita a casa".
Per Sabine Torino è una città più aperta di quanto apparentemente non sembri: "Gli stranieri sono visti con un occhio di riguardo; sembra una città omologata ma, in realtà, vi si respira un´atmosfera particolare. "Ci sono i Docks, che da aree industriali dimesse oggi sono diventate il terreno degli artisti, per ritrovarci, scambiarci idee ed esperienze. Non riesco ancora a spiegarmi perché in questa città ci sia un numero di artisti tanto alto ma deve essere questo il motivo che mi ha spinto a rimanere".

 
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