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Piano Strategico 2
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INVECCHIAMENTO ATTIVO
Obiettivo 4.4 - Sostenere lo sviluppo di un invecchiamento attivo
 
 

Il progressivo invecchiamento della popolazione nella nostra regione, in analogia a quanto avviene a livello nazionale ed europeo, è portatore di future tensioni sul mercato del lavoro e di problemi di governo dei flussi migratori (oltre che, su scala nazionale, di problemi di sostenibilità del sistema previdenziale).

Le criticità connesse all’invecchiamento della popolazione attiva sono state gestite nella nostra regione, e in particolare nell’area metropolitana, a partire dai processi di riaggiustamento industriale degli anni ottanta, principalmente con l’allontanamento prematuro dei lavoratori “anziani” (cioè, con più di 45 anni) mediante i prepensionamenti anticipati, la mobilità lunga, i licenziamenti. Questa uscita precoce ha generato esiti contraddittori. Ha dato alimento al lavoro nero e al lavoro sommerso, ha spesso depauperato le imprese di competenze preziose, non facilmente sostituibili, ha reso più problematica la trasmissione di skill tra le generazioni, ha creato una fascia di lavoratori anziani disoccupati, difficilmente ricollocabili, non coperti da ammortizzatori sociali e privi dei requisiti per l’accesso alla pensione. Nel contempo, ha consentito alle imprese di ridurre il costo medio del lavoro, di “liberarsi” in molti casi di personale professionalmente obsoleto, di realizzare una maggiore flessibilità numerica in ingresso e in uscita sostituendo lavoratori con contratti a tempo indeterminato con lavoratori giovani con contratti a termine. In alcuni casi le imprese hanno ristabilito rapporti di consulenza/lavoro con i “fuoriusciti” sulla base di un impegno orario più corto di quello normale.

La tendenza all’aumento dell’età pensionabile e la mancata riforma degli ammortizzatori sociali rischiano di aumentare il numero di lavoratori ultra quarantacinquenni che, a seguito di licenziamento, in assenza o per esaurimento della protezione degli ammortizzatori, rischiano di cadere in una situazione di disoccupazione stabile o di precaria alternanza tra lavoro e non lavoro. In definitiva siamo di fronte al duplice problema di ridurre lo spreco di capitale umano e i rischi di anomia e allentamento della coesione sociale connessi all’aumento della popolazione “anziana” inattiva, ma in buona salute e abile al lavoro e all’impegno attivo.

Una politica di invecchiamento attivo della popolazione nella fascia di età compresa tra i 45 e i 65 anni non può che qualificarsi come un intervento pubblico più a carattere produttivo che a carattere assistenziale. I requisiti di tale politica dovrebbero essere l’integrazione degli interventi, la logica preventiva e di lungo periodo delle azioni di mantenimento dell’impiegabilità dei lavoratori anziani, la tempestività e la selettività degli interventi rivolti a coloro che perdono il posto di lavoro.

Le azioni da intraprendere e rafforzare potrebbero riguardare più aree:

  • promuovere un “programma sistematico di impiegabilità”, rivolto alla forze di lavoro a bassa qualificazione con età compresa tra i 40-45 anni, basato sull’integrazioni di attività di bilancio delle competenze, di analisi del fabbisogno professionale, di formazione continua, di certificazione delle competenze;
  • sviluppare progetti tempestivi e fortemente appropriati di formazione e ricollocazione professionale dei soggetti che perdono il lavoro e non dispongono di ammortizzatori sociali;
  • offrire servizi di sostegno ai lavoratori che intendano partecipare ad attività formative ad iniziativa individuale;
  • sostenere soluzioni concordate tra le parti sociali di riaggiustamento di problemi occupazionali che non si basino esclusivamente sull’allontanamento dall’impresa dei lavoratori più anziani, maggiormente a rischio di cadere in una situazione di disoccupazione permanente.
 
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