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Piano Strategico 2
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DISTRIBUZIONE SERIVIZI SOCIO-SANITARI
Obiettivo 5.1 - Potenziare la strategia di distribuzione dei servizi socio-sanitari sul territorio integrando la componente ospedaliera con la presenza territoriale e la domiciliaritŕ
 
 

Affrontare il rapido incremento delle malattie croniche e le conseguenze dell’invecchiamento della popolazione richiede un potenziamento della strategia del Sistema Sanitario Regionale e delle politiche sociali degli Enti Locali. Poiché in sanità “l’offerta crea la domanda”, un modello distributivo dei servizi sanitari fortemente incentrato sul ricovero crea una domanda distorta, soprattutto in un’ottica di bilanciamento fra costi e qualità dei servizi sanitari. La distorsione riguarda in particolare i molti ricoveri impropri, sempre più costosi per il SSR e poco efficaci sia dal punto di vista specifico della cura del paziente sia da quello più generale della sua qualità della vita. Occorre dunque sviluppare le nuove forme di presenza sul territorio a supporto delle mancate ospedalizzazioni, delle de-ospedalizzazioni anticipate e della assistenza domiciliare integrata.

A questo fine è necessario portare avanti il processo di integrazione fra l’assistenza sanitaria e l’assistenza sociale sulla base di una visione unitaria dei cittadini portatori del bisogno (anziani, disabile, cronico), perseguendo l’obiettivo di validare dei percorsi terapeutici/assistenziali capaci di migliorare la qualità della vita e nel contempo di rendere sostenibili i costi generali per il sistema.

Consideriamo l’esempio degli anziani. Fino a determinati livelli di fragilità dell’anziano, risulta più efficace dal punto di vista della sua qualità della vita, nonché più efficiente dal punto di vista economico, aiutarlo a rimanere nel proprio domicilio, inserendolo in una rete di servizi, vale a dire in un insieme di nodi integrati per il soddisfacimento dei bisogni assistenziali, sociali e sanitari (RSA, ADI, strutture ospedaliere, strutture riabilitative, centri diurni, servizi di tele assistenza e tele soccorso, servizi infermieristici e assistenziali a domicilio, etc.). L’obiettivo è dunque quello di consentire all’anziano di rimanere il più possibile inserito nel suo contesto sociale garantendo comunque la continuità assistenziale rispetto a propri bisogni e alla loro evoluzione.

Per la realizzazione di simili obbiettivi si deve spostare l’attenzione dal centro di ricovero al domicilio per focalizzarla sull’esigenza di organizzare modelli di servizio di tipo processuale, capaci di operare in modo orizzontale coinvolgendo secondo geometrie variabili e personalizzate ospedali, strutture sanitarie territoriali, RSA, centri diagnostici e riabilitativi, specialisti, medici di medicina generale, infermieri, servizi e assistenti sociali, operatori di assistenza domiciliare. Il passaggio a un simile modello processuale e a “rete” richiede l’adozione di una logica di vera e propria “gestione” del disagio socio-sanitario per protocolli validati di cura. È dunque un nodo cruciale prioritario il consolidamento concertato di linee guida scientificamente fondate, comprovate empiricamente, orientate da concezioni condivise dei bisogni e delle risposte appropriate. Perciò occorre intensificare i flussi comunicativi fra unità operative e unità di valutazione, coordinare l’attività degli osservatori del disagio, collegare e armonizzare i sistemi informativi su cui l’attività di tali osservatori si basa.

Sotto il profilo dei criteri di governance un simile modello richiede in primo luogo il potenziamento degli organismi di coordinamento e raccordo interistituzionale e interaziendale. Inoltre la definizione dei protocolli di cura comporta il raccordo con le istanze della co-progettazione partecipata. Il carattere consensuale di tali protocolli implica infatti l’integrazione dei saperi tecnici degli specialisti con gli orientamenti delle istituzioni cui è riservata la responsabilità della “funzione pubblica” e la tutela dei livelli essenziali e con le vision che emergono dagli attori della comunità locale: terzo settore, organizzazioni del volontariato, associazioni dei cittadini per la tutela dei diritti, associazioni sindacali. Fulcro operativo del modello deve essere la costituzione di team in grado di intervenire in modo pro-attivo - cioè allertandosi e mobilitandosi autonomamente, superando lo stile “a domanda-risposta” - nelle diverse situazioni o fasi del disagio: da quelle “leggere” di supporto della autogestione della malattia, a quelle più complesse caratterizzate da patologie complicate o pluripatologie, a quelle ad alto rischio di ricovero non pianificato o di istituzionalizzazione e anche in quelle delicate e confuse di transizione tra questi momenti. Restano essenziali fattori di questa capacità operativa il coordinamento con le risorse di auto-aiuto e autogestione messe a disposizione dal volontariato. E altrettanto prezioso resta - quando disponibile - il care giver familiare. Perciò lo si dovrà adeguatamente valorizzare e supportare, proteggere dall’auto-sfruttamento e dai rischi di logoramento, garantendogli periodi di sollievo e la possibilità di conciliare il suo impegno nella cura sia con il lavoro sia con le altre attività costitutive delle “stare bene”.

Inevitabilmente la generalizzazione di un modello di assistenza integrata processuale e a rete comporterà una attenta riflessione sulla modulazione dei contratti con le imprese sociali che verranno massicciamente coinvolte nella fornitura dei servizi. Nel quadro dei protocolli di cura condivisi occorrerà valutare modalità di aggiudicazione coerenti con la complessità delle relazioni di agenzia che esse instaureranno, con il carattere pro-attivo e il forte contenuto relazionale delle prestazioni richieste. Inoltre, in prospettiva, il processo dovrà confrontarsi con il complesso problema della regolazione del mercato delle badanti. Oltre ad istituzionalizzare una fondamentale risorsa che va crescendo tale regolazione costituirà una leva per introdurre nella società locale basilari profili di cittadinanza, civismo e coesione sociale. La filosofia di un modello di servizio processuale e rete, strutturato da protocolli di intervento condivisi richiede infine il potenziamento della capacità di partecipazione, controllo e valutazione dello stesso soggetto fruitore dei servizi. Tale potenziamento dovrà snodarsi su diversi piani: quello della informazione del cittadino, quello del sua libertà di scelta e, infine, quello del conferimento di concreto potere di contrattazione e protesta.

 
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