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CULTURA FATTORE DI TRASFORMAZIONE URBANA E TERRITORIALE
Obiettivo 10.3 - Promuovere la cultura come fattore di trasformazione urbana e territoriale
 
 

La cultura è talvolta un propellente iniziale capace di innescare processi complessi di rigenerazione urbana e processi virtuosi di sviluppo. Essa può divenire uno dei modi di leggere, di far leggere e di rappresentare il territorio, di consolidare identità tradizionali e di disegnarne di nuove e innovative. Una delle questioni strategiche che si aprono per Torino e il suo territorio metropolitano consiste appunto nel leggere la ricaduta territoriale delle trasformazioni culturali (il potenziamento di un sito, il trasferimento di una sede o di una funzione) a scale diverse, inclusa, quando rilevante, la scala metropolitana. Difficoltà, vincoli, problematiche specifiche che interessano le singole istituzioni sembrano fino a oggi aver prevalso in una ricerca di soluzioni caso per caso, al di fuori di una visione generale capace di strutturare le linee guida di una strategia e di un disegno urbano capace di competere con altre città europee del rango torinese. Di questo abbiamo bisogno negli anni a venire.

Gli ambiti di consolidamento innovativo di attività, che devono essere affrontati in termini di accessibilità fisica, distribuzione spaziale, disponibilità di servizi, coerenze e specializzazioni di sub area, sono i seguenti:

Le Residenze Sabaude e il territorio periurbano
Il grande compito - ancora non concluso - di recuperare la Reggia di Venaria, e di individuarne opportune destinazioni d’uso, deve associarsi al tema della costruzione del sistema delle Residenze, e della sua “messa in offerta” e “messa in turismo”. L’organizzazione del territorio dello Stato Assolutista e il disegno del paesaggio della Corona delle Delizie, sono stati sommersi dal debordare dell’urbanizzazione fuori dalle cinte daziali e risultano oggi pressoché illeggibili, nella frammentarietà delle testimonianze residue. Obiettivo strategico è far riemergere o inventare un nuovo tessuto connettivo, una percorribilità comprensibile, che saldi le Residenze urbane, periurbane e territoriali in un quadro unitario, funzionale e comunicabile. La soluzione organizzativa per la promozione del Sistema sarà cruciale. Come è evidente, l’obiettivo richiama a uno sguardo d’insieme sul territorio periurbano e alle sue soggettività: la collina e l’area est (Chierese, ecc) con le loro risorse paesaggistiche e storico-insediative fanno pienamente parte di questo bacino di qualità territoriale.

L’asse museale del Po
I recenti sviluppi in predicato (il possibile trasferimento della Gam, riuso post-olimpico del PalaVela) permettono di preconizzare all’ingresso Sud di Torino il costituirsi di un “asse dei musei” di straordinaria forza e funzionalità che, seguendo l’asse del Po e collocato in un quasi continuum verde, si potrebbe collegare al distretto culturale centrale. In quest‘area si troverebbero infatti: il Palavela, che, se si crea un consenso, potrebbe diventare spazio espositivo per grandi mostre e parco a tema egizio; il nuovo Museo dell’Automobile; un po’ decentrato il Lingotto, il complesso di Torino Esposizioni con la Gam e il Teatro Stabile; il Borgo Medievale; di fronte a Torino Esposizioni i Musei delle Scienze Positive; poco dopo la Promotrice di Belle Arti, il Castello del Valentino, l’Orto Botanico fino a raggiungere, sulla sponda opposta del fiume, il Monte dei Cappuccini con il rinnovato Museo della Montagna. Si tratta di “pensare insieme” questo spazio e dotarlo di un’immagine adeguatamente potente per farne una novità sulla scena europea.

Il distretto culturale centrale
Torino è nella singolare condizione di avere un distretto culturale centrale “di fatto” (per il quale si rende necessario dare una definizione spaziale non generica), ma di non utilizzarlo come strumento per un’immagine di capitale culturale. Ciascun museo dovrebbe cogliere l’opportunità di interagire con le altre istituzioni culturali, il sistema commerciale e produttivo, creando così una continuità simbolica e spaziale del distretto centrale. Lo spostamento della Galleria Sabauda e l’ipotesi del Polo Reale, rappresentano condizioni uniche per mobilizzare le risorse e ripensare alla costruzione di un distretto integrato. In ottica integrativa e plurisettoriale va inteso il progetto del borgo del cinema, nell’area intorno al Museo Nazionale del Cinema, che deve essere sostenuto e realizzato con il duplice obiettivo di promuovere il sistema cinema torinese e di rinnovare l’identità del centro storico della città.

La rete scientifica
Osservatorio Astronomico e Museo Apriticielo, Museo di Scienze Naturali, il progetto del Centro per la Scienza e Experimenta, Musei delle Scienze Positive rappresentano, se pensate come sistema più che sedi e istituzioni singole, un’opportunità per dare visibilità a una città che ha una storia importante nella ricerca e nella divulgazione scientifica e tecnologica. Il progetto del Centro per la Scienza nelle ex OGR può costituire lo snodo del sistema ma, nonostante i molti sforzi finora effettuati, richiede ancora una seria messa a sistema.

Il Museo Egizio
In questo quadro, le decisioni su come dovrà essere la sede rinnovata del Museo Egizio, rappresentano molto di più che un processo di adeguamento del Collegio dei Nobili alle esigenze di un moderno ed importante museo. Non solo si ridefinisce uno dei nodi chiave del distretto centrale, ma la processualità e i modi con cui realizzare la nuova sede configurano un’opportunità strategica per la città, anche per sperimentare, in una sede distaccata (in studio l’ipotesi del Palavela), narrative innovative, trasformando il vincolo dei lavori e delle chiusure in una risorsa per sperimentare nuovi assetti tra loisir, rigore scientifico, conservazione e afflusso di pubblico.

Accanto a queste aree, la cui messa in offerta rappresenta un obiettivo irrinunciabile per la valorizzazione del patrimonio culturale, ne esistono altre dove una forte iniezione culturale produrrebbe benefici indiretti sulla qualità complessiva della vita.

L’arte contemporanea e il disegno urbano
Senza una concentrazione specifica, le istituzioni di arte contemporanea, l’arte pubblica e la nuova architettura possono porsi quali risorse di riqualificazione del territorio urbano e metropolitano diffuso, accompagnando gli sforzi di intervento migliorativo sugli spazi periferici e di sutura del policentrismo insediativo di area vasta, spesso sfrangiato. Se è necessario tenere sotto controllo la proliferazione dispersiva di segni artistici territorializzati, soprattutto quando di dubbio livello, il territorio urbano è però uno spazio importante di sperimentazione ed è disponibile ad accogliere esperienze d’arte pubblica specie quando frutto di progetti di coinvolgimento e partecipazione. Si tratta di interpretare porzioni di città e di area metropolitana che hanno identità forse sfuggenti, forse fragili, spesso in trasformazione, ma non per questo da rigettare: l’arte pubblica e la riprogettazione degli spazi comuni possono aiutare in questa direzione.

Un esempio molto promettente di progetto innovativo è quello della Cittadella Politecnica, che dovrebbe essere uno spazio universitario aperto alle transumanze urbane e generoso di servizi alla città tra i quali molti servizi culturali e che occupa uno spazio di connessione tra centro e area San Paolo in cui operano alcune fondazioni specializzate in arte contemporanea ed è insediata una delle esperienze più importanti di arte pubblica. Pensiamo inoltre alla possibilità di valorizzazione (molto) selettiva di luoghi della memoria della città industriale.

Infine una responsabilizzazione delle istituzioni culturali sull’intorno urbano che le circonda è da ricercare. C’è una problematica separazione tra l’organizzazione urbana e la gestione interna dei nostri musei, che andrebbero coinvolti nella progettazione e nella gestione degli spazi urbani sia per la qualità (manutenzione, pulizia e sicurezza) sia per la simbolicità dei medesimi.

Allo stesso modo, il sistema dei trasporti e della viabilità deve essere reso funzionale all’offerta culturale, sia specializzando, anche simbolicamente, linee del servizio pubblico, sia introducendo risorse addizionali, come vere piste ciclabili, percorsi fluviali. Anche la progettazione della seconda linea della metropolitana deve assumere il tema culturale tra quelli determinanti.

 
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