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PARTECIPAZIONE CITTADINI STRANIERI
1 [IMM] - Promuovere la partecipazione dei cittadini stranieri
 
 

Il passaggio da interventi speciali, rivolti specificamente agli immigrati, a politiche strutturali e di carattere ordinario, che tengano conto anche delle esigenze della popolazione straniera, presuppone un maggior coinvolgimento degli immigrati, sia nelle fase di elaborazione delle politiche sia in quella della progettazione dei servizi. Torino si è da sempre impegnata in questa direzione, ammettendo gli immigrati residenti ai referendum consultivi locali già nella prima metà degli anni Novanta e istituendo, nel 1995, la prima consulta degli stranieri in Italia. Ancora oggi la città si distingue per il suo impegno nell’estendere il diritto di voto degli immigrati a livello locale, mentre a livello regionale si sta lavorando per dar vita a una nuova consulta. Tuttavia, le soluzioni finora sperimentatea livello comunale e provinciale, al pari di quanto accaduto in altri contesti locali, non si sono mostrate sempre così efficaci. Questo dipende dal fatto che il buon funzionamento degli strumenti istituzionali di partecipazione alle decisioni pubbliche in larga parte dipende dalla vivacità e dal grado di organizzazione della società civile, chiamata ad esprimere propri interessi e preferenze. Se questa vivacità è assente o insufficiente si rischia che prevalgano leader poco rappresentativi delle istanze dei cittadini immigrati.

Nella progettazione delle politiche e dei servizi è importante dunque non soltanto predisporre i necessari strumenti istituzionali, ma anche agire per rafforzare la partecipazione dal basso, affinché gli immigrati divengano parte integrante e attiva della società civile nel suo complesso, capaci di articolare ed esprimere i propri interessi, siano quelli di una comunità nazionale o religiosa o coincidenti con quelli del territorio in cui agiscono. Le molte azioni che si possono intraprendere in questa direzione richiedono la collaborazione di tutti gli attori del territorio: si può per esempio investire sulla formazione, a partire da quella linguistica, dotando gli immigrati degli strumenti necessari per comprendere le dinamiche della società locale; si può garantire agli stranieri un’informazione adeguata, instaurando eventualmente collaborazioni con mezzi di comunicazione (siti web, giornali, radio) che hanno come target di riferimento le collettività straniere; si può rafforzare l’associazionismo immigrato, attraverso interventi di supporto per limitarne la forte volatilità in favore della creazione di organismi apicali per ridurre il numero di interlocutori, in genere eccessivamente numerosi e frammentati; si può infine sostenere la partecipazione degli stranieri alle organizzazioni della società civile come associazioni o sindacati. Intraprendendo simili iniziative, particolare attenzione deve essere posta alle seconde generazioni, destinate a far parte a pieno titolo della società locale che rischia invece di escluderle dai propri circuiti decisionali, non disponendo esse dei mezzi necessari per esprimere i propri interessi in modo adeguato. Rispetto ai migranti di prima generazione è invece necessario tener presente che la provenienza da paesi dove la società civile è debole, come nel caso degli stati ex sovietici, e i lunghi orari di lavoro possono ostacolare la partecipazione alle attività di associazioni e organizzazioni di varia natura.

In questo senso diventa opportuno intervenire sulle barriere all’accesso e prevedere incentivi alla partecipazione, almeno in una prima fase. L’integrazione a pieno titolo dei cittadini stranieri nella società civile locale rappresenta un passo importante nel percorso verso la cittadinanza, e risulta essenziale per evitare che l’ottenimento dello status di cittadino si traduca in un riconoscimento giuridico formale, ma privo di contenuti concreti e dunque inefficace nel rimuovere, nei fatti, la marginalità dei migranti rispetto ai processi decisionali. L’impegno verso la reale integrazione degli stranieri nella società civile locale e la maggiore partecipazione alle organizzazioni di cui questa si compone può produrre effetti collaterali positivi, prevenendo fenomeni di devianza tra i giovani stranieri, arricchendo il contesto socio-culturale di appartenenza, estendendo e differenziando la dotazione di capitale sociale degli immigrati così da favorire processi di mobilità sociale, incrementando la conoscenza reciproca tra culture differenti, in modo da limitare episodi di discriminazione, promuovere la coesione sociale e favorire lo sviluppo del dialogo inter-culturale e inter-religioso.

Relazione con gli obiettivi:
2 [RIC]
La cultura è una grande risorsa per l’integrazione degli stranieri, pertanto è importante fare investimenti nei programmi educativi e di divulgazione culturale, per migliorarne l’accessibilità.

 
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