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PROCESSO
Il Piano come metodo - Il Piano di Torino
 
 

Il Piano come metodo
Predisporre il 1° Piano Strategico, nel 2000, ha significato per l’area metropolitana torinese elaborare un progetto per mantenere la propria capacità di produrre ricchezza e innovazione, promuovere la città cambiando radicalmente la propria immagine, migliorare la qualità urbana, disegnare strategie di cooperazione territoriale e istituzionale. Il Piano Strategico è soltanto uno degli strumenti a disposizione degli attori del sistema locale per realizzare questo tipo di obiettivi, ma certamente è il più interessante per la sua capacità di veicolare modalità e approcci nuovi al governo del territorio e delle relazioni fra gli attori.
Costruire il 2° Piano Strategico, nel 2006, appena svolte le Olimpiadi Invernali, significa confermare l’utilità dello strumento, tornando a confrontarsi sulla visione e gli scenari per il futuro del territorio, cercando un’occasione per mettere in rete i progetti, le idee e le proposte di una pluralità di attori, avviando operativamente alcune azioni.
La forza dei processi di pianificazione strategica, attivati su base volontaria e in modo flessibile, sta nella capacità di mobilitare gli attori locali e costruire reti di progetti e obiettivi entro scenari di medio-lungo periodo. Anche per superare le rigidità dei dispositivi di pianificazione tradizionali, i Piani Strategici si pongono come strumenti e come processi capaci di mostrare interazioni, coerenze e interdipendenze fra progettualità di natura varia, diverse sequenzialità temporali, effetti localizzativi ed economici differenziati, scale di priorità alternative.
La definizione di un Piano Strategico non è riconducibile alla costruzione di un prodotto, ma più correttamente alla definizione di un campo di problemi, a reti di attori promotori e partecipanti, a modalità di processi. In questo senso i Piani Strategici sono attenti più alla definizione dei problemi che alla loro soluzione, più all’interazione fra gli attori che alla sua regolazione.
Si tratta di strumenti costosi in termini di tempo, energie, risorse da impiegare, che richiedono attori istituzionali motivati e la pazienza di costruire percorsi di ascolto e interpretazione nei confronti di esigenze frequentemente in contrapposizione. La loro istituzionalizzazione per un verso li facilita, facendoli accettare meglio, per l’altro rischia di ridurne il potenziale innovativo, imbrigliando flessibilità e capacità di adattamento all’interno di operazioni e strumenti codificati.
Tuttavia il loro riconoscimento internazionale, come modalità di approccio innovativo al governo del territorio, li rende un fattore di competitività e un elemento di benchmarking su cui molte aree urbane e regionali cominciano a cimentarsi. Torino, grazie all’esperienza nei processi di pianificazione e di partecipazione, può ancora una volta candidarsi a svolgere pienamente il ruolo di area metropolitana pilota in Italia, per la sperimentazione e l’innovazione nelle trasformazioni urbane e nella costruzione dei processi decisionali.

Il Piano di Torino
La costruzione del 2° Piano Strategico dell’area metropolitana torinese, avviata a gennaio 2005, ha richiesto un anno e mezzo di lavori, incontri, dibattiti e approfondimenti.
Alla base del lavoro vi è stata la scelta di privilegiare un approccio processuale alla definizione delle 12 direzioni d’intervento, incentrandolo su 4 specifici luoghi e soggetti, le Commissioni Tematiche, deputate al coinvolgimento degli attori e all’esplorazione di scenari, obiettivi e possibilità.
Le quattro Commissioni - Territorio Metropolitano, Potenziale Culturale, Qualità Sociale, Sviluppo Economico - insieme al gruppo trasversale sul tema della Conoscenza, si sono riunite in forma plenaria, hanno discusso in gruppi di lavoro, esplorando orientamenti e ipotesi ed elaborando prospettive d’intervento attraverso il coordinamento con gli attori. Il lavoro si è dispiegato in tre fasi principali - la definizione del mandato e il confronto con gli attori politici e istituzionali; l’allargamento del dibattito in occasioni di confronto pubblico; l’identificazione di obiettivi e linee d’azione prioritarie - assumendo un carattere speciale secondo la natura degli argomenti trattati e degli attori coinvolti. La Commissione Territorio Metropolitano e la Commissione Potenziale Culturale si sono riunite sia in sessioni plenarie, i forum, sia in gruppi ristretti per trattare temi specifici, i workshop. La Commissione Qualità Sociale, oltre a organizzare diversi workshop su argomenti puntuali ha sperimentato una forma nuova di coinvolgimento, attraverso alcune giornate di consultazione con metodi partecipativi rivolte ad alcune specifiche categorie di attori: la rete del Settore Centrale Periferie del Comune di Torino e gli operatori delle politiche giovanili e del mondo della scuola. La Commissione Sviluppo Economico ha promosso il convegno Una trasformazione in atto al Politecnico di Torino, a cui hanno partecipato più di 500 persone per discutere le linee d’intervento di tipo economico che il Piano Strategico intendeva proporre.
Parallelamente a tali attività sono stati organizzati incontri politici e istituzionali, cercando un confronto sulla visione complessiva e le ipotesi che si andavano sviluppando;anche gli strumenti editoriali e di comunicazione di Torino Internazionale sono stati messi a disposizione del processo di costruzione del Piano: aggiornamenti continui sono stati dati attraverso il portale web che ha ospitato anche un forum telematico, il periodico tamtam ha approfondito alcuni aspetti monografici, sono state realizzate due pubblicazioni intermedie: Scenari per il sistema locale e Verso il Secondo Piano Strategico.
La visione dell’area metropolitana torinese e l’insieme di interventi proposti costituiscono la base per rinnovare la collaborazione tra istituzioni e società, riconoscendo le sfide poste dal governo di un sistema complesso. Il Piano che ne è nato ha carattere selettivo, eppure aperto e non esaustivo, indica obiettivi e azioni coerenti che vanno oltre le settorialità e offrono un campo di opportunità progettuali, una trama in cui può crescere l’iniziativa autonoma degli attori metropolitani. Competitività, attrattività, coesione sociale e territoriale sono i meta-obiettivi da governare in ottica strategica, per garantire a Torino la possibilità di considerarsi ancora un motore di sviluppo e innovazione, e diventare un ambiente aperto e ospitale per le popolazioni che vi risiedono o la attraversano. Per raggiungere questi risultati è però richiesta una forte mobilitazione degli attori economici e sociali, oltre a una grande capacità di coordinamento delle decisioni e dei processi su scala metropolitana: il 2° Piano Strategico è dunque l’occasione per dare corpo a azioni d’innovazione istituzionale, per alimentare relazioni cooperative pubblicoprivate, per incentivare lo sviluppo. Torino Internazionale, con il bagaglio di esperienze e di attività accumulato, si candida come il soggetto che può facilitare e sostenere questo processo, rafforzando in primo luogo la capacità di governance su scala metropolitana.

 
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